È lungo un anno se vissuto così, come l’ha trascorso Torino con le sue piazze di rivolta. Arrabbiate, legittimamente partecipate, ma quasi sempre con la coda violenta. È raro che i numeri – freddi e decontestualizzati – riescano a scattare fotografie nitide. Nel caso di specie però a qualcosa servono. Se dicono – ad esempio – che negli ultimi 12 mesi (e quindi a partire dall’autunno 2025) sono finiti sul registro degli indagati 341 maggiorenni, (cui si aggiungono decine di minorenni), circa 25 misure cautelari tra carcere, arresti domiciliari, obblighi di firma e di dimora sono state decise dai giudici su richiesta dei pm guidati da Giovanni Bombardieri. Più di una dozzina le inchieste aperte.
Otto gli episodi in cui cortei, presidi, manifestazioni, marce sono terminate con un terzo tempo di botte, scontri e/o devastazioni. Magnitudo diverse, ma pur sempre tinte da cronaca nera. Accompagnate dal bollettino nato dalla somma dei singoli feriti tra manifestanti e forze dell’ordine: circa 400 se si tiene conto della guerriglia avvenuta in Valsusa la scorsa estate. L’ultima conta è di ieri e riguarda la manifestazione contro il carovita: sono state identificate 413 persone, 38 accompagnate in questura, 2 arrestate a cui viene contestata la resistenza a pubblico ufficiale, in un caso aggravata. Ancora: 25 manifestanti sono stati denunciati a vario titolo per istigazione a delinquere, inosservanza dei provvedimenti dell’autorità, travisamento e resistenza a pubblico ufficiale. L’indagine è della Digos della Questura guidata da Massimo Gambino.
LE VOCI DELLA PROTESTA
La rabbia dei giovani in piazza: “Stufi di non essere ascoltati, noi faremo la rivoluzione”
FRANCESCO MORELLI CATERINA STAMIN

Ciò che non si può negare e che attribuisce a Torino un tratto più identitario rispetto a tutte le altre piazze italiane è la complessità delle anime che si sono fuse in molte proteste nonché la presenza costante del cosiddetto network antagonista che ingloba l’ex centro sociale Askatasuna ma anche i collettivi universitari. E poi ci sono componenti del mondo anarchico, seconde generazioni, giovani delle periferie che hanno da tempo abbandonato finanche i percorsi scolastici.
personaggio
Niente corteo per Sara Munari, da oggi la leader di Askatasuna è agli arresti domiciliari

In questo suk, nel quale le galassie di autonomia operaia spesso guidano, ma non governano più gli scontri anche per la diversità degli attori in campo, c’è il racconto di un unicum nazionale. Iniziato a ottobre 2025 con l’assalto alle Ogr con devastazione dei relativi arredi (fatti commessi da circa 150 persone quasi tutte a volto coperto), continuato con l’accerchiamento dello stabilimento del gigante dell’aerospazio Leonardo con tanto di distruzione delle auto di alcuni dipendenti. Era seguita l’invasione della pista dell’aeroporto di Caselle, per il blocco del raccordo di tangenziale che dal capoluogo conduce all’aeroporto Sandro Pertini e l’occupazione dei binari delle principali stazioni dei treni: Porta Nuova e Porta Susa. Ancora l’invasione della redazione de La Stampa, portata termine dalla costola di un corteo di antagonisti e liceali che transitava in via Nizza, in occasione dello sciopero generale del 28 novembre, conclusa con 18 richieste di misure cautelari e 43 denunciati a piede libero.
Giovani
Gli studenti fermati al corteo del 18 ottobre nel carcere minorile: “Non volevamo fare del male”

È seguito – dopo 33 anni di occupazione – lo sgombero del centro sociale portato a termine dalla polizia a pochi giorni da Natale. Un fatto contestatissimo dal quale gemmerà una manifestazione di protesta cui aderirono più di 30 mila persone. Corteo pacifico e colorato per chilometri, fino a quando, raggiunta la zona dello stabile di corso Regina Margherita, si è scatenata la guerriglia: 1500 tra antagonisti, anarchici stranieri (soprattutto francesi), in assetto paramilitare hanno ingaggiato uno scontro di due ore e mezzo con la polizia. Bilancio: 117 feriti e adesso 19 richieste di misura cautelare (carcere e domiciliari) per altrettante persone pendenti di fronte al gip. Ma le indagini sono ancora in corso e sono decine gli indagati anche d’Oltralpe. Che componenti straniere in massa siano intervenute nei disordini è un dato oggettivo, confermato dagli arresti – sempre della Digos – del luglio scorso in occasione dell’assalto ai cantieri Tav della Valsusa. Negli atti si tratteggia un’internazionale dei disordini di piazza giunta a Torino anche dall’Olanda e dalla Grecia «per bruciare le macchine della polizia».
L’intervista
Paola Mastrocola: “I libri gettati a terra sono una ferita, non chiamiamo ‘poverino’ chi devasta”

E poi gli assalti incontrollati al centro cittadino dei giorni scorsi contestuali alle devastazioni di alcuni licei della città (ma anche della palestra di una scuola elementare) e ai negozi del centro, Feltrinelli compresa. Anche qui il parterre è vasto, le anime si fondono, Askatasuna è la miccia, ma la rabbia è trasversale a più galassie. Confusa tra lacrimogeni e slogan, non si scorge ancora una regia unica. Neanche a Torino.
Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it








