Fare shopping online diventa più costoso e risparmiare sui prossimi regali natalizi più difficile. Dal primo novembre, infatti, scatta la seconda “gabella” sui pacchi in arrivo da un paese extra-Ue. Si tratta della cosiddetta “tassa di gestione” per coprire i costi delle operazioni doganali.
Il prelievo, pari a due euro più Iva, vale su ogni prodotto acquistato online e spedito da un paese extra-Ue. In questo caso, precisano le linee guida di Bruxelles, indipendentemente dal valore ma sempre calcolato per articolo e senza rimborso in caso di reso (eccetto per l’Iva).
La nuova imposizione si somma al dazio forfettario di tre euro sui mini-pacchi, inferiori a 150 euro di valore, introdotto dal primo luglio e in vigore fino al primo luglio 2028.
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Il termine “articolo” non coincide necessariamente con il singolo prodotto fisico nel pacco: se una spedizione ha cinque magliette si pagano i due tributi una volta mentre raddoppiano con cinque magliette e un orologio. E così via.
Ai fini del calcolo, dunque, vale la voce merceologica. Ma rileva anche la descrizione e, quando richiesto, l’origine. In pratica, il dazio di tre euro e la tassa di due euro vengono applicati per ciascuna riga della dichiarazione doganale e il conteggio dipende anche da come questa è compilata (per esempio, materiali tessili diversi) nonché dal regime Iva (addebitata al cliente all’acquisto o riscossa allo sdoganamento).
In Italia, il contributo di 2 euro slitta al primo gennaio 2027
Slitta per la quarta volta, invece, il contributo italiano sui pacchi low-cost (sempre sotto i 150 euro): un prelievo di ulteriori due euro, inserito nella precedente finanziaria come ristoro per le operazioni di dogana. L’avvio, con un emendamento nel decreto legge sulle risorse per l’autotrasporto, è stato ora spostato al primo gennaio 2027. Resta il nodo delle coperture: il gettito atteso era di 122,5 milioni nel 2026 e 245 milioni nel 2027.
Senza abolizione, l’extra sale a più 7 euro per articolo
Va chiarito che si tratta di due pretese diverse: la tassa europea è calcolata per articolo doganale e con Iva, quella nazionale è per singola spedizione, a titolo di “onere amministrativo” e senza Iva. Ma, se non abolita, si tradurrà in una tripla “gabella” su ogni merce. In soldoni: un ordine online di tre magliette e un caricabatterie da una piattaforma extra-Ue, dichiarato con due articoli, sfilerà un extra di oltre 14 euro, a seconda del regime Iva applicato. Inevitabilmente riversato (almeno in parte) sul consumatore finale.
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«Per acquistare prodotti online si arriverà a pagare, a titolo di balzelli vari, più del prodotto stesso: ovviamente, non potendo farsi carico di tali costi doganali, i venditori li trasferiranno sui consumatori» lamenta Stefano Zerbi, portavoce Codacons. «Se entrerà in vigore anche la tassa italiana sui pacchi, l’addebito aggiuntivo sarebbe di sette euro più Iva solo su un articolo. Come se non bastasse, non c’è diritto al rimborso per un reso se non per l’Iva. Ma ci attendiamo procedure così complicate da scoraggiare anche l’utente combattivo. Di fatto, non ci sarà più convenienza a comprare online un prodotto economico: un enorme regalo alla lobby dei commercianti con il rischio di rincari dei prezzi al dettaglio, visto che si riduce la concorrenza». Ma come sta andando?
Da luglio più che dimezzati i pacchi low-cost
L’avvio del dazio forfettario ha più che dimezzato, rispetto a luglio 2025, i pacchi low-cost. Nel mirino, soprattutto i marketplace cinesi: da qui, il soprannome di “tassa anti-Shein e anti-Temu”. Per l’Italia, nel bimestre di luglio-agosto, il calo registrato è stato pari al 39%, con una tassazione media per singola spedizione di circa 8,66 euro.
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«Parte del traffico fatica a proseguire e sono scomparsi gli articoli di pochi euro» spiega Andrea Cappa, direttore generale di Confetra. «Per il resto, ci sono spedizioni di più articoli accorpati così da superare i 150 euro e con un rappresentante fiscale nell’Ue. Non c’è dubbio che l’incremento dei costi per i consumatori c’è stato e va sottolineato. Ma quelle merci passavano dalle maglie mentre altri pagavano. Ora, il binario è unico e uguale per tutti».
Aumentano anche le spese di notifica
Nel frattempo, dal 21 settembre, è stato ritoccato anche il costo delle notifiche per recapitare raccomandate di multe stradali, avvisi di pagamento o altro atto della Pa tramite Send. Un onere, il più delle volte, travasato dagli enti mittenti al destinatario. Non senza paradossi.
Intanto, perché il costo della notifica cartacea dipende dal tipo di missiva, dal peso, dai tentativi di recapito ma anche (non senza disparità) dall’area: la stessa raccomandata per atti giudiziari entro i 20 grammi, in Piemonte costa 8,75 euro, in Lombardia ed Emilia-Romagna 8,55, nelle Marche 9,32, in Campania e Sicilia 8,06 euro.
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Inoltre, la nuova piattaforma Send funziona bene per la notifica digitale (sebbene anche la procedura dematerializzata comporta un costo di gestione fino a due euro). Ma, in un paese di molti senior e scarsa dimestichezza digitale, questa via non è così scontata.
A certificare la realtà è l’ultima relazione della Corte dei conti sulla gestione: degli 8,9 milioni di notifiche circa 7,4 milioni seguono l’invio analogico mentre circa 1,5 milioni seguono l’invio digitale. Di conseguenza, i ricavi Send pari a 54,14 milioni di euro al 31 dicembre 2024 sono per lo più da notifiche analogiche ovvero cartacee tradizionali. Ma non è tutto.
I possibili addebiti
Il sistema prevede la consegna fisica di una comunicazione e della successiva conferma di notifica avvenuta. Ma, per visionare il documento (per esempio, un verbale di una sanzione stradale con l’importo da versare o le modalità di ricorso), il cittadino è tenuto a collegarsi alla piattaforma o utilizzare l’app. In alternativa, deve prenotare il servizio di stampa presso un punto di ritiro Send (mettendo in conto almeno 1,40 euro più Iva, a seconda delle pagine). Il paradosso è che, al momento del pagamento, si trova comunque addebitate le (salate) spese di notifica. Insomma, il postino suona sempre due volte ma per sapere che cosa ha portato bisogna sbrigarsela da soli. E, in ogni caso, aprire il portafoglio.
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