Home Business Meloni a Salvini: “Non complicarmi le cose sull’Ucraina”. E lui frena

Meloni a Salvini: “Non complicarmi le cose sull’Ucraina”. E lui frena

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«Alzi la mano chi ritiene che io abbia questo mandato». Attorno all’ora di pranzo, prima che il Congresso della Lega lo rielegga segretario, Matteo Salvini incassa delega e applausi sullo stop all’invio di aiuti a Kiev. L’occasione è ghiotta e Milano pare lontana dagli imperativi che Giorgia Meloni ha recitato due settimane fa: «Sono quattro anni che il governo ha una posizione chiara nel sostegno all’Ucraina» scandì in Aula, e non è quella di Salvini. Il Capitano, insomma, si lascia andare. E sembra accorgersene dato che dopo qualche istante precisa: «Il che non vuol dire domani…» – quando è previsto un vertice di maggioranza sulla Manovra e, martedì, un cdm – qualcosa cambierà.

Il dado però è tratto: le agenzie registrano l’ennesimo niet, i leghisti di lotta vanno in visibilio, quelli di governo meno. Meloni men che meno. Perché se tra i ministri c’è chi sembra accogliere con uno sbadiglio il pacifismo ostentato da Salvini («Non è mica la prima volta, tanto poi vota con noi» spiega), la premier non sembra conciliante. Più fonti confermano un contatto tra i due, con Meloni impegnata a fargli le congratulazioni ma pure a chiedere a Salvini di «non complicare le cose».

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Un’esortazione che il successivo discorso di insediamento riflette, con il vicepremier che sfuma i contorni, precisa contesto e responsabilità: «Ci si può domandare al congresso della Lega, forza di governo responsabile e leale ma mai silente, se dopo 4 anni di conflitto e migliaia di morti, pensare di mandare altre armi e altre soldi e approvare altre sanzioni sia la via migliore per la pace?». Il resto è una deviazione sull’ostentazione della diplomazia e un tentativo di mascherare l’inciampo. Che funzioni o meno è difficile dirlo.

Certo è che pochi giorni fa alla Bbc, Guido Crosetto precisava come «probabilmente entro la fine dell’anno» verrà stanziato un nuovo pacchetto d’aiuti. Quanto basta per mostrarsi vicini a Kiev, nella consapevolezza che però qualcosa è già cambiato: da quasi un anno l’Italia non ha finalizzato nuovi invii. Con lo spettro di Roberto Vannacci alle porte e con Donald Trump che ha già frenato, anche Meloni sta rimodulando lo slancio accanto all’Ucraina. Tanto che – al netto della Lega, che ragiona non votarlo davvero – non viene considerato scontato il via libera ad un nuovo decreto che autorizzi l’invio di aiuti per il 2027. La speranza è che le interlocuzioni per la pace funzionino, togliendo il tema dal tavolo della campagna elettorale ed evitando alla premier di vedere la coalizione andare in tilt. È per questo, forse, che si prepara a concedere a Salvini altro: l’agognata Autonomia differenziata.

Dopo anni di traccheggiamenti, infatti, il federalismo della Lega – finito anche nel simbolo in vista del voto che in FdI danno per scontato sarà a maggio – è pronto a incassare il via libera alla Camera (con tanto di calendarizzazione in Commissione tra pochi giorni) e poi a inizio anno al Senato.


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