Home Business Essere comunisti in Italia era una scelta di vita: Massimo D’Alema si...

Essere comunisti in Italia era una scelta di vita: Massimo D’Alema si racconta in un libro

0
2

Il mondo non si è fermato mai un momento, la notte insegue sempre il giorno, e il giorno verrà…»: in un tourbillon di ardori, di tumulti e di lotte, accompagnato dalle travolgenti note di Jimmy Fontana, l’adolescente Massimo D’Alema a Genova scopre l’attrazione per la bella Claudia e anche quella per la politica. All’inizio di luglio del 1960 il futuro leader Maximo, uno dei tanti appellativi che gli sono stati attribuiti, con la madre e il fratello Marco aveva raggiunto nella città della Lanterna il padre appena nominato segretario regionale del Pci della Liguria.

Era un momento cruciale nella storia d’Italia. La stazione era presidiata dagli antifascisti che temevano l’arrivo da Roma delle squadracce di destra. Non c’erano autobus, né taxi. La famiglia fu prelevata dai compagni del servizio d’ordine del Pci e fu portata a Nervi. Schierati contro il governo Tambroni, alleato dei missini, c’erano i ragazzi con le «magliette a strisce» dei camalli genovesi che facevano propri gli ideali della Resistenza tradita, prendendo in contropiede i comunisti più tradizionalisti come Giuseppe, il padre di Massimo.

A Genova D’Alema scoprì la cultura con le conferenze di Bobbio, Calvino, Sciascia, Calamandrei e da lì fu breve il passo alla politica segnata da un ritmo irrefrenabile che avrebbe portato il futuro Baffino a diventare presidente del Consiglio dei ministri (il primo e unico con un passato nel Partito Comunista Italiano a ricoprire tale carica), a capo di due esecutivi nella XIII legislatura, ministro degli Affari esteri, vicepresidente del Consiglio, segretario della Federazione Giovanile Comunista Italiana, segretario del Partito Democratico della Sinistra, presidente dei Democratici di Sinistra.

Adesso, D’Alema ripercorre le tappe della sua avventura politica nella suggestiva e intensa biografia Eravamo comunisti (Feltrinelli). Il racconto è il bilancio delle vicende di più generazioni di compagni. Al centro spicca la figura del grande leader Enrico Berlinguer mentre si sottolinea l’importanza di una classe politica per nulla statica o arroccata ma sempre in movimento e in cerca di nuovi obiettivi. È questo il leit motiv della vita di D’Alema, una corsa attraverso i decenni per trasformare il comunismo dei padri nel comunismo dei giovani, ricco di innovazione e sempre più adeguato ai tempi.

La ricerca febbrile di un mondo diverso porta D’Alema studente alla Normale di Pisa a raccontare il primo attacco pubblico che gelò Palmiro Togliatti: «Il silenzio si è fatto profondissimo quando Togliatti ha risposto alla domanda che lievitava nell’assemblea: “perché non andammo più avanti?”». Ma il «togliattino», un altro dei tanti soprannomi per Massimo, fin da quando è studente è consapevole di voler essere non solo uno del movimento ma «dentro la storia» (a fianco di Giorgio Amendola, Giorgio Napolitano, Umberto Terracini, Gerardo Chiaromonte, Aldo Tortorella, Alfredo Reichlin, Fabio Mussi, Alessandro Natta, Achille Occhetto, Luciana Castellina, Piero Fassino, Walter Veltroni): «All’alba del ‘69 decisi di diventare un funzionario di partito». Era stato già attratto dalla primavera di Praga che lo spinse a cercare di capire il «socialismo dal volto umano… il tentativo di Dubček di riformare il sistema comunista concedendo libertà e democrazia».

A Pisa era maturato intanto il coinvolgimento con Gioia Maestro con cui cominciava a convivere. Ma la politica comunista controlla ogni segmento di vita, i compagni gli chiedono di sposare Gioia per non offendere la morale. Dopo il divorzio, arriveranno Giusi Del Mugnaio, dirigente figiccina che perde la vita giovanissima in un incidente stradale, la misteriosa Tania in Ungheria e infine la storica studiosa di archivi Linda Giuva.

Il «conte Max» – altro nomignolo – scopre che il partito non solo ficca il naso nella sua vita sentimentale ma che l’autonomia non è contemplata. Quando gli viene proposto di assumere la direzione della Fgci, oppure quando vorrebbe andare in Piemonte e invece la direzione lo spedisce in Puglia, ingoia, a fatica, bocconi amari. I dirigenti vengono designati tramite cooptazione ma poi il partito li plasma con una rigida disciplina. Ecco così il zelante Max che appena approdato in direzione scrive sul notes. Ma all’improvviso le carte gli vengono strappate dalle mani e fatte a pezzi perché «qui le discussioni sono riservate e solo le spie prendono appunti».

La direzione festeggia i successi elettorali del 1976 non con la vodka ma con il whisky che Berlinguer amava allungato con l’acqua. Con l’austerità e la recessione, poi, c’è poco da brindare. «Eravamo in una morsa: da una parte la crescita della violenza e del terrorismo e la gravità della crisi economica ci costringevano a difendere una solidarietà politica con la Dc. Dall’altra parte ne pagavamo il prezzo in un logoramento continuo nel nostro rapporto con la società».

L’autobiografia, che include il sofferto cambiamento del nome in Pds, è una carrellata senza rimpianti. «La nostra diversità avrebbe dovuto spingerci ad avere il coraggio di separarci dal mondo sovietico. Non averlo fatto aveva rappresentato un problema, non solo per noi, ma anche per la democrazia italiana e per l’Italia… Ma il legame con il comunismo consentiva di tendere un filo fra l’impegno quotidiano, la Storia e l’utopia».

E così si chiariscono le ragioni di questa autobiografia la cui stesura è mossa da motivi radicali e ideali: «La crisi delle nostre società dimostra che la fine del comunismo non ha cancellato il bisogno di eguaglianza e di giustizia sociale. La stagione dei partiti ha lasciato dietro di sé un vuoto. Siamo orfani di una Politica – con la P maiuscola – capace di delineare una prospettiva e un orizzonte per il futuro». Avete capito politici d’oggi arruffoni, capricciosi e incasinati? Imparate dai padri, afferma con un sorriso malizioso «Sarcasmo da Rotterdam» (altro soprannome) che con la sua storia dal Sessantotto in poi vi dà una magnifica lezione!

Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it