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Juve, con il Genoa la prova della verità

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Spalletti all’esame De Rossi, il suo «braccio armato ai tempi della Roma». Dopo la vittoria contro il Lecce, il tecnico deve capire se la squadra sia effettivamente in via di guarigione. La classifica: «Pensiamo alle soluzioni, non ai problemi». Formazione: «Alajbegovic può essere una soluzione».

La Juventus cerca sè stessa nella notte di Marassi. Archiviata la boccata d’ossigeno di Lecce, i bianconeri affronteranno il Genoa per la nona giornata di campionato con un imperativo categorico: continuità. Fuori dalla zona Europa e reduce da un periodo complicatissimo, la Vecchia Signora deve dimostrare se i segnali di ripresa siano reali o soltanto un’illusione d’autunno. Luciano Spalletti lo sa, le vede eccome le insidie che s’annidano. E vede, soprattutto, un ostacolo dettato dal fatto che sulla panchina rossoblù siede una sua vecchia e amatissima conoscenza: De Rossi

L’allievo e il maestro: la «tigna» di DDR

Spalletti non usa giri di parole per descrivere il sapore di questa sfida: «Il Genoa ha la vena di De Rossi. Io lo conosco bene, lui era il mio braccio armato in campo. Portava subito la volontà, la tigna e la ricerca di essere squadra da battaglia». Per strappare i tre punti in un ambiente caldissimo come quello ligure servirà una Juve altrettanto battagliera – e non quella vista finora che s’è squagliata alle prime difficoltà – capace di gestire le insidie fisiche e le palle preventive di una formazione «tostissima da affrontare».

Scelte e rotazioni: l’ipotesi Alajbegovic e il fattore Kolo Muani

Le assenze e i dubbi tattici aprono le porte a nuove soluzioni. Alla domanda sulla possibilità di vedere Alajbegovic dal primo minuto, magari in un 3-5-2, il tecnico toscano non si nasconde: «Alajbegovic può essere una soluzione. Rispetto al 3-5-2 classico basta una piccolissima rotazione per far diventare il modulo un 3-4-2-1. Lì nei due dietro la punta può starci chiunque». Le carezze a Kolo Muani: «Può fare il trequartista o la punta esterna. Lui provoca sempre timore negli avversari e i compagni ne traggono vantaggio». Qualche buona notizia dall’infermeria (che pure resta affollatissima), con il recupero di Sarr che offre un’alternativa in più nello spazio di mezzo.

Testa lucida e zero calcoli (anche col Napoli alle porte)

Guardare la classifica oggi, con la Juventus lontana dalle big, porebbe avere un senso per stuzzicare l’orgoglio del gruppo. Ma anche no. Meglio, a prescindere, concentrarsi sul campo ed eliminare le scorie psicologiche. «Abbiamo bisogno di andare a fare punti e prestazioni convincenti come a Lecce», taglia corto Spalletti. «Dobbiamo individuare la soluzione tattica e togliere i dubbi mentali. Pensiamo alle soluzioni, non ai problemi: servono risultati con la testa lucida». Il tour de force si fa sentire, ma per il tecnico bianconero è soprattutto una questione di approccio. «La fatica è uno stato mentale, prima o poi arriva, ma dipende da cosa fai con questa fatica. Noi, la squadra e la società siamo sul pezzo».

Pallone d’Oro «logico»

Una battuta finale, poi, va al verdetto del Pallone d’Oro che ha incoronato Harry Kane: «Con i calciatori ho altri obiettivi di cui parlare, ma con lo staff abbiamo ritenuto corretto darlo a lui. Era una soluzione logica per le sue qualità. Kane ha numeri spaventosi, anche se non viene messo in risalto come altri. È corretto così».

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