La guerra tra le anime della Lega passa anche dai simboli. E quello di Alberto da Giussano, riproposto il 25 ottobre con il contrassegno «Lega Italia Federale», rischia di trasformarsi in un nuovo fronte di scontro tra la Lega per Salvini Premier e la vecchia Lega Nord. A muoversi è Gianluca Pini, storico esponente del Carroccio e presidente del Comitato per il Congresso federale della Lega Nord, che il 27 ottobre ha firmato una diffida indirizzata al commissario federale Igor Iezzi, all’amministratore Giulio Centemero e ai componenti del Consiglio federale.
La tesi è: quel simbolo non sarebbe nella libera disponibilità del partito di Matteo Salvini, ma apparterrebbe alla Lega Nord. La denominazione «Lega Italia Federale», ricorda Pini, venne utilizzata già tra il 1993 e il 1995, prima di essere ricondotta nell’alveo della Lega Nord. E lo statuto del movimento storico, secondo la lettura del Comitato, tutela tutti i simboli utilizzati nel corso degli anni, anche quelli non più in uso.
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Se il contrassegno continuerà a essere utilizzato senza un chiarimento sulla titolarità, gli storici militanti bossiani sono pronti a presentare un esposto e ad avviare le azioni legali necessarie. Nel mirino c’è anche l’eventuale decisione del Consiglio federale di autorizzare o sanare l’utilizzo del simbolo: secondo i contestatori, l’organismo, eletto nel 2017 e da tempo in prorogatio, non avrebbe i poteri per assumere una decisione di questa portata.
Sul tavolo c’è poi la richiesta, presentata il 1° settembre, di convocare il Congresso federale della Lega Nord. Per Pini e i soci promotori, è quella la sede in cui affrontare le questioni politiche e patrimoniali del movimento. La partita, dunque, non riguarda soltanto un logo: investe chi abbia titolo per decidere sull’eredità della Lega delle origini.
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Ma mentre il fronte dei simboli torna a dividere il Carroccio, un’altra partita si muove nei corridoi parlamentari: quella per la guida del gruppo della Lega al Senato, con il possibile avvicendamento di Massimiliano Romeo. Tra le ipotesi circola anche il nome di Roberto Marti, senatore pugliese e figura di riferimento del partito nel Mezzogiorno. La sua candidatura avrebbe anche una precisa lettura politica: garantire una maggiore rappresentanza al Sud e contribuire a placare le tensioni tra i senatori nella fase di ridefinizione degli equilibri interni.
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