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Juve, perché ora Spalletti è seriamente a rischio

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Domani sarà un anno esatto di Spalletti sulla panchina della Juve. Eppure non c’è davvero niente da festeggiare. Anzi, al netto di tutte le dichiarazioni di fiducia (pubbliche e private) incassate nelle scorse settimane, diventa inevitabile utilizzare il condizionale: domani sarebbe il giorno del primo anniversario di Spalletti da allenatore della Juve. Costretta ora come ora a riflettere, ancora e ancora, sulla sua posizione. Perché cambiare tutti i giocatori non è possibile: non se ne salva uno finora, una squadra che aveva nel Dna lunghi cicli (vincenti) ormai sta triturando un allenatore dopo l’altro. Ma la Juve vista a Marassi è una non-squadra, senza anima e senza idee, senza personalità e senza qualità. È una non-Juve quella di Spalletti, in un anno ha prima provato a rigenerarla, poi a plasmarla, ma alla fine dei conti l’ha portata alla retrocessione in Europa League (che no, non è la Champions-2 come piace dire all’ex ct) e ora non sta riuscendo a tirarla fuori dalla crisi. «Intanto chiedo scusa ai tifosi. Noi poca roba e poca lotta: ci servirà un tempo per capire», prova a spiegare al termine Spalletti. Che comunque non parla ancora da ex: «Non ci alleniamo praticamente mai, c’è ancora modo di intervenire. Sento di essere la persona giusta. Sarebbe difficile per chiunque, ma rispetto ad altri ho qualche vantaggio perché so da dove vengono questi ragazzi. Però rispetto l’opinione di tutti».

E allora sono attesi segnali, serve una scossa già in giornata. Sia che rimanga Spalletti a gestire l’ultima settimana prima della sosta che vedrà la Juve affrontare in sequenza Napoli, Az e Fiorentina. Sia che questa scossa porti all’ennesimo cambio di allenatore. Estrema soluzione che la coppia Carnevali-Massara ha provato (proverà?) a evitare in ogni modo. I tifosi hanno un solo nome in testa: quello di Conte, ancora in attesa dell’ultima chiamata dal Manchester United e per il quale servirebbe la mossa dell’unico uomo in grado di compiere questo colpo di spugna, il numero uno di Juve ed Exor, John Elkann. Tra gli altri disoccupati di lusso però, oltre a Pioli, spuntano anche sondaggi con Deschamps, vent’anni dopo la controversa parentesi in Serie B: è libero e attende il progetto giusto da cui ripartire dopo 14 anni da ct della Francia, tramite intermediari è già pervenuta la sua disponibilità. «Io alla Juve? Tutto è possibile, andare via fu un errore», dichiarò un annetto fa.

Confronti ce ne sono stati parecchi e di parole ne sono state spese molte. Alla resa dei conti, però, la Juve di Spalletti dopo un anno è ancora una non-squadra. E qualcosa bisognerà pur cambiarla.

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