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Volkswagen, perdite a 5,8 miliardi nei tre mesi: “Cina in caduta libera, urgente agire sui costi”

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Il gruppo Volkswagen chiude i primi nove mesi del 2026 con un risultato operativo praticamente azzerato, 71 milioni di euro contro i 5,4 miliardi dello stesso periodo del 2025, e con una perdita netta di 2,7 miliardi. Sui conti pesano 8,7 miliardi di oneri straordinari, la frenata della Cina e una concorrenza sempre più aggressiva, anche sull’elettrico. La voce più pesante è la svalutazione dell’avviamento di Porsche per 6,4 miliardi, che non ha effetti sulla cassa ma è legata ad attese più basse sui conti futuri del marchio di lusso, già tra le cause del rosso di un anno fa e colpito da Cina, dazi americani e ripensamenti sull’elettrico.

Tra luglio e settembre i ricavi scendono del 6% a 75,3 miliardi e le vendite calano del 15% a 1,9 milioni di veicoli. Il risultato operativo precipita a un rosso di 5,9 miliardi, contro una perdita di 1,3 miliardi un anno prima, e la perdita netta raggiunge 5,8 miliardi. A pesare sono 7,8 miliardi di oneri straordinari, che oltre a Porsche comprendono circa 1 miliardo di rettifiche sulle attività in Cina e i costi per la cessione dello stabilimento di Osnabrück. Il flusso di cassa trimestrale scende del 61% a 1,2 miliardi.

«I risultati dei nove mesi chiariscono una cosa, non possiamo permetterci di perdere tempo e dobbiamo agire in modo rapido e deciso – spiega Arno Antlitz, direttore finanziario e operativo del gruppo -. I dazi americani ci pesano, il mercato cinese si sta restringendo e la pressione competitiva in Europa aumenta in modo significativo». La risposta è un piano di tagli da circa 31 miliardi. «Con il nostro Future Plan (che prevede 100mila posti di lavoro in meno e il dimezzamento dei modelli, ndr) abbiamo definito le misure per migliorare in modo duraturo la redditività, cioè una gamma più snella, strutture più semplici, costi dei veicoli e costi generali più bassi, stabilimenti più efficienti e uno sviluppo tecnologico più rapido – aggiunge Antlitz – Ora conta un’attuazione rapida e coerente».

Ricavi in calo e Cina in frenata

I ricavi scendono del 2% a 233,4 miliardi, con la crescita dei servizi finanziari (+8%) che compensa solo in parte il calo del comparto auto (-4%). Al netto delle partite straordinarie il risultato operativo si attesta a 8,8 miliardi, con un margine del 3,8%. Il mercato cinese resta il nodo principale. Le vendite delle joint venture locali crollano da 1,9 a 1,2 milioni di veicoli e trascinano il totale del gruppo a 5,9 milioni, in calo dell’11%, mentre escludendo la Cina la flessione si ferma all’1%. «Il successo dei nostri veicoli elettrici mette ulteriore pressione sugli utili – osserva il manager – perché oggi guadagniamo meno con le auto elettriche che con quelle a combustione». Il flusso di cassa netto della divisione auto sale invece a 4,4 miliardi dagli 1,8 di un anno fa e la liquidità netta si attesta a 33 miliardi.

Ralf Brandstätter, responsabile di Volkswagen per la Cina, in un’intervista all’Handelsblatt ha spiegato che «Il mercato complessivo in Cina è in caduta libera». Secondo quanto illustrato al quotidiano tedesco, quest’anno gli istituti di ricerca prevedono meno di 19 milioni di veicoli venduti, contro gli oltre 24 milioni dell’anno scorso. Nei primi 9 mesi le consegne del gruppo sono calate del 30%, con un crollo del 42% nelle auto elettriche, e per il 2030 le vendite potrebbero fermarsi a 2,2 milioni, contro i 3,2 milioni previsti ad aprile. Volkswagen, ha spiegato Brandstätter «ridurrà la capacità produttiva di almeno altri 500.000 veicoli e taglierà i costi dal 20% al 30% a seconda dell’unità entro la fine del prossimo anno», puntando sull’export verso il Sud globale. «La Cina non è più un motore di crescita– ha detto- «ci stiamo preparando a questo».

Le prospettive

Per l’intero 2026 Wolfsburg prevede ricavi per circa 315 miliardi e un margine operativo che non supererà l’1%, con un flusso di cassa tra 3 e 6 miliardi e una liquidità netta tra 32 e 34 miliardi. Qualche segnale incoraggiante arriva dagli ordini in Europa, saliti del 4% a 3 milioni di veicoli, con quelli di auto elettriche in aumento del 39%. La nuova famiglia di elettriche urbane ha già raccolto 150.000 prenotazioni. Resta da capire se per un ritorno alla redditività saranno necessari altri tagli.

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