Un mercato nero e remunerativo dei rifiuti speciali nascosto lungo il fiume Tanaro, a due passi dal centro storico di Alba e dal paesaggio vitivinicolo tutelato dall’Unesco. È il quadro tracciato questa mattina (giovedì 29 ottobre), nella caserma di corso Soleri a Cuneo, dal comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Marco Piras, che ha illustrato i dettagli dell’Operazione Tanaro. Un blitz eseguito nella mattinata di martedì 27 ottobre, al campo nomadi «Pinot Gallizio» di Alba, ha portato a 7 misure cautelari personali, consistenti nel «divieto di dimora nel campo e nel divieto d’esercizio d’impresa».
Un’indagine coordinata diretta dalla Procura di Asti
Un’articolata indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Asti e condotta in maniera congiunta dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Alba e dal Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale (Nipaaf) dei Carabinieri Forestali di Cuneo. I dettagli sono stati illustrati dal neo comandante della Compagnia di Alba, capitano Gabriele Troìa, e dalla comandante del Nipaaf, tenente Desirée Pagani.
Una filiera illecita che coinvolgeva 21 persone
Le investigazioni, avviate nel 2024, hanno permesso di scardinare una filiera illecita facente capo, a vario titolo, a 21 soggetti appartenenti a una comunità con legami familiari. Alcuni risultavano titolari di ditte individuali o soci di cooperative formalmente attive nel recupero di rottami. «Schermati» da una parvenza di legalità offerta da regolari partite Iva, gli indagati avevano trasformato il campo nomadi, lungo il Tanaro ad Alba, in una base logistica abusiva. I carichi di rifiuti speciali, in particolare materiale ferroso, venivano introdotti senza alcuna tracciabilità per estrarre frazioni metalliche nobili come rame, ottone e ferro. Dopo ottone ferro. Un giro d’affari che negli ultimi anni avrebbe portato al commercio di 566 tonnellate di rifiuti «nobili», per un valore commerciale stimato in 190 mila euro.
Il materiale senza valore ammassato in discariche a cielo aperto
Tutto il materiale privo di valore commerciale, altamente inquinante, veniva invece sversato o ammassato direttamente a ridosso delle abitazioni del campo e sulle sponde del corso d’acqua, generando discariche a cielo aperto in una fascia fluviale vincolata. Nel corso del blitz, che ha visto l’impiego simultaneo di circa 100 militari tra componente territoriale e forestale, gli inquirenti hanno sequestrato diverse tonnellate di rifiuti pericolosi, cumuli di metalli pregiati, timbri aziendali usati per attestare falsi conferimenti e persino un kit professionale per la contraffazione di targhe automobilistiche.
Un quadro di profondo inquinamento: contaminazione tossica 300 volte sopra la legge
I successivi carotaggi e campionamenti del terreno, eseguiti con il supporto tecnico dell’Arpa. Piemonte, hanno certificato un quadro di profondo inquinamento. I suoli, completamente privi di impermeabilizzazione, accoglievano fusti corrosi di sostanze oleose, carcasse e parti meccaniche non bonificate, batterie esauste al piombo, cavi bruciati e rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche esposti alle intemperie. Gli esiti di laboratorio hanno poi documentato livelli di contaminazione tossica fino a 300 volte superiori alla soglia di legge, con concentrazioni allarmanti di idrocarburi pesanti, piombo, zinco, antimonio, cadmio e cromo.
Il blitz scattato a campo e in altre località, 7 misure cautelari e 21 denunciati
L’intervento operativo, scattato alle prime ore di martedì con circa 30 militari al campo nomadi albese e in altre località del Cuneese, ha portato così all’esecuzione di 7 misure cautelari personali, precedute dal sequestro preventivo delle aree contaminate e di 7 autocarri impiegati nei trasporti illegali, scattato lo scorso 1° ottobre. Complessivamente sono 21 i soggetti denunciati alla Procura di Asti per gestione illecita di rifiuti e discarica abusiva, inquinamento doloso e per deturpazione di bellezze naturali.
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