Partenza vivace per Artissima, la fiera d’arte contemporanea fino al primo novembre all’Oval di Torino, tra rappresentanti delle istituzioni, galleristi, collezionisti, curatori e artisti. 183 le gallerie provenienti da 35 Paesi con una proposta che valorizza la pluralità dei linguaggi, le nuove generazioni e l’apertura internazionale. «Una fotografia coerente, aggiornata e credibile della produzione artistica contemporanea», spiega il direttore Luigi Fassi. «Abbiamo bisogno di capire che la controcultura ha valore – continua -. La fiera non deve limitarsi a confermare ciò che è già riconosciuto, ma creare occasioni di visibilità per chi ha qualcosa da dire e cerca uno spazio in cui essere ascoltato».
Orgoglioso il sindaco Stefano Lo Russo, a cui è spettato l’onore del primo giro: «Artissima è una grande vetrina internazionale, ma anche di ricerca ed elaborazione cultura. La diplomazia viaggia su canali istituzionali, così come su legami che si creano attorno all’arte, alla cultura e agli eventi. Compatibilmente con l’agenda da sindaco vorrei tornare per vedere meglio la fiera». Garante istituzionale della fiera è Massimo Broccio, presidente della Fondazione Torino Musei: «Torino capitale dell’arte contemporanea non è uno slogan, ma un sistema solido composto da diverse istituzioni culturali di qualità. Al vertice c’è Artissima, che può fare la differenza a livello nazionale e internazionale. Per questo merita investimenti e sostegno».
In un momento in cui le piccole fiere soffrono e le grandi si aggregano Artissima trae vantaggio dalla sua doppia anima di realtà commerciale di proprietà pubblica: «Questo permette di distinguersi – rivela Broccio -, mantenere un posizionamento forte e al contempo restare sul mercato. Oggi non è scontato rimanere nella posizione acquisita di prima realtà nazionale e di ambasciatore per il Paese».
Fra una decina di giorni ci saranno le nomine dei direttori di Artissima, Palazzo Madama e Museo d’arte orientale. Broccio si pone come «garante di un processo avvenuto con la massima riservatezza e trasparenza grazie al lavoro di una commissione di alta qualità. La fortuna di Artissima è stata quella di avere sempre cambi di direzione di ottimo livello che hanno saputo mantenere e proseguire l’identità della fiera. Questo significa che la linea di Artissima ha un suo senso che tutti i direttori hanno rispettato. Mi fa piacere dire che Fassi ha fatto un eccellente lavoro dimostrando di essere una persona di assoluto valore».
«La fiera italiana di arte contemporanea». Così Patrizia Sandretto, presidente della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e della Fondazione Arte Crt definisce Artissima: «Fiera commerciale sì, ma di alta qualità curatoriale. La Fondazione Arte Crt sponsorizza 15 giovani curatori perché vengano in fiera e indichino la galleria per loro più di ricerca. Artissima spicca per la sua attenzione alle giovani gallerie e per i premi che portano giurie. La direzione è quella di essere sempre più di ricerca. Un collezionista, un curatore, un direttore di museo viene perché sa di trovare le novità».
«Effervescente» è la prima impressione di Francesca Lavazza, presidente del Museo del Castello di Rivoli: «La fiera e le mostre parallele portano tanti artisti e curatori internazionali in una Torino capace di cercare, scoprire, proporre e inserirsi con personalità in un panorama globale denso di eventi. I collezionisti iniziano a fermarsi più giorni e l’obiettivo potrebbe essere proprio quello di far durare l’evento qualche giorno in più e creare anche un’edizione primaverile».
Di sinergia riuscita parla Massimo Coppola, direttore Arte, Cultura e Beni storici di Intesa Sanpaolo: «Ad Artissima presentiamo le fotografia di Massimo Vitali, che l’anno prossimo farà una mostra alle Gallerie d’Italia, dove ora esponiamo Anastasia Samoylova che era in fiera l’anno scorso, in un dialogo continuo. Eventi come questo sono importanti perché aiutano la nascita attorno di tanti satelliti con un contagio creativo infinito. Non a caso la prima banca italiana rinnova questa sinergia da primo collezionista privato italiano e da grande supporter di iniziative anche di natura pubblica».
Protagonisti della fiera sono i galleristi, come il veterano Guido Costa: «E’ un momento unico per Torino. Una fiera complessa, che non fa proposte consuete e per questo funziona. Non è un evento per miliardari, ma per chi può spendere con gusto e ovviamente per appassionati. La formula è giusta e potrebbe crescere se venisse maggiormente sostenuta».
Tra le tante figure professionali presenti in fiera ci sono tanti consulenti, come Marta Tosi, direttrice generale di Art defender: «Per noi è la fiera più importante per l’arte contemporanea. Accompagniamo collezionisti, corporate collection e archivi del made in Italy nella valorizzazione dei propri beni. Qui si trovano le novità per arricchire le collezioni in base ai propri desideri e, grazie alla nostra consulenza, in modo consapevole. Con l’avvocata Virginia Tesei e il gallerista Fabrizio Russo abbiamo scritto un bigino, “Collezionare cultura”, vademecum per il collezionista. Io in particolare mi sono occupata di logistica, trasporti, dogane, circolazione delle opere e consulenza».
Passeggiando tra le gallerie si incontrano grandi curatori come Hans-Ulrich Obrist, direttore artistico delle Serpentine galleries di Londra: «Artissima una fiera rilevante perché omaggia i pionieri dell’arte contemporanea, ma propone anche sezioni curate e realtà nuove, senza contare tutte le mostre parallele. Una grande occasione di conoscenza, perché la cosa più importante è il sapere. La direzione di crescita è chiara: una fiera sempre più ricercata e mostre più importanti».
Se ne è accorto pure il ministero della Cultura, sempre più presente a Torino sotto la gestione Giuli dal Salone del libro ad Artissima e che quest’anno porta all’Oval nello spazio Mira anche l’installazione immersiva suoi suoni delle balene del collettivo Polisonum. Massimo Osanna, nel nuovo ruolo di direttore del Dipartimento per le Attività culturali del ministero, anticipa con l’occasione i progetti in cantiere: «Le biblioteche diventeranno sempre più luoghi di esposizione del contemporaneo, come la Marciana durante la Biennale di Venezia. Come i musei si potranno aprire alla musica, alla danza e all’arte. Con Costantino D’Orazio pensiamo a come promuovere il contemporaneo, che in Italia viene schiacciato da un patrimonio del passato immenso. D’altra parte questa è la nostra forza. Faremo mostre di arte contemporanea e apriremo i luoghi della cultura statali agli artisti. Questo, come da piano Olivetti, non solo nelle grandi città».
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