CITTÀ DEL MESSICO. Il secondo è il primo dei perdenti, sosteneva Enzo Ferrari, la cui foto campeggia – insieme ad altre glorie della storia dei motori ma anche a Roscoe, defunto cane di Lewis Hamilton – su uno degli altarini predisposti in vista del Dia de los muertos che qui a Città del Messico è una cosa seria. Vero, però è l’obiettivo rimasto alla Ferrari, sia tra i costruttori (più semplice) sia tra i piloti (leggermente più complicato), per chiudere questo altalenante 2026 con la freccia rivolta verso l’alto e guardare al 2027 con ottimismo.
L’obiettivo non è che scaldi granché Lewis né Charles Leclerc, a dire il vero. Però i due ci tengono a finire l’uno davanti all’altro, ma soprattutto a fare in modo che dalla discreta SF-26 nasca qualcosa di ancora migliore, motore permettendo. Gli aggiornamenti introdotti ad Austin, l’ultimo pacchetto previsto in questa stagione, dal nuovo fondo alle pance riviste, funzionano. Dunque, dopo tre podi consecutivi e qualche rimpianto, soprattutto in Texas la Rossa avrebbe potuto lottare per la vittoria se solo la qualifica fosse stata un pelo migliore, la missione è tornare in vetta. «Il secondo posto non è qualcosa su cui mi concentro – così Hamilton -, ma se riusciremo a sfruttare tutte le opportunità possiamo ottenere un buon risultato». Anche Leclerc almeno a parole non guarda al campionato: «L’obiettivo è vincere qualche gara da qui alla fine della stagione – così il monegasco -, il resto potrebbe venire di conseguenza».
Stasera prove libere alle 19,30 e alle 23
Alle spalle di Kimi Antonelli, bloccato dalla febbre da Mondiale ma atteso in pista questa sera per le prove libere, è partita la volata per il secondo posto, guidata da un George Russell tramortito dalla superiorità del compagno di squadra: «Quest’anno ho pagato la pressione eccessiva delle gomme e uno stile guida meno efficiente – argomenta -, ma Kimi è stato di un livello superiore». Russell ha Hamilton incollato alle sue spalle (-1 punto), ma anche Leclerc è in scia. La Ferrari non vince da Silverstone, dallo scorso 5 luglio, quando il monegasco ottenne il nono successo della carriera, tre settimane dopo il primo storico trionfo di Lewis vestito di rosso, arrivato a Barcellona. I 2.240 metri di altitudine potrebbero dare una mano al Cavallino, diminuendo il prezzo da pagare, in termini di potenza rispetto alla concorrenza, al lunghissimo rettilineo (oltre un chilometro) del circuito messicano. Hamilton rilancia, guardando anche al futuro: «Sono davvero fiero per come tutto il team sta continuando a spingere, dobbiamo mantenere questa grinta nei prossimi mesi». E magari nei prossimi anni, perché parlando del prossimo Gp del Ruanda che riporterà l’Africa in F1 dal 2030, il sette volte campione del mondo ha ribadito che non sarebbe male essere presente: «Penso che nell’ultimo decennio non avete visto nessuno come me, sono fatto in modo diverso – così Lewis -, a 41 anni posso competere con i ventenni. Se potrò farlo anche a 44 lo vedremo, il tempo lo dirà».
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