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Pil, l’economia italiana si ferma nel terzo trimestre. La crescita annua resta allo 0,8%

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Il prodotto interno lordo italiano si è fermato. Tra luglio e settembre l’economia non è cresciuta né si è contratta rispetto ai tre mesi precedenti, secondo la stima preliminare diffusa oggi dall’istituto nazionale di statistica (Istat). Il livello complessivo della ricchezza prodotta, misurato a prezzi costanti, si attesta a circa 494,1 miliardi di euro, appena 85 milioni in più rispetto al secondo trimestre, una differenza che i numeri arrotondano a zero. Il confronto con un anno prima racconta una storia meno piatta ma in lieve frenata. La crescita tendenziale è dello 0,8%, contro l’1,0% del trimestre precedente. Il dato risente di un calendario favorevole, con quattro giornate lavorative in più rispetto ad aprile-giugno e una in più rispetto al terzo trimestre del 2025, effetto che le serie ufficiali depurano per rendere i periodi confrontabili.

Industria ad export

I servizi e l’agricoltura hanno aumentato il valore aggiunto, mentre l’industria lo ha ridotto, confermando la fatica del manifatturiero che accompagna da tempo la crescita del Paese. Dal lato della domanda, i consumi e gli investimenti interni hanno spinto in avanti l’economia, ma non abbastanza da compensare il peso degli scambi con l’estero. L’istituto lo riassume così: «Dal lato della domanda, emerge un contributo negativo della componente estera netta – spiega l’istituto – compensato da quello positivo della domanda interna al lordo delle scorte».

La pausa arriva dopo una fase di espansione contenuta, con +0,3% nel primo trimestre e +0,2% nel secondo. Non è una novità assoluta, perché anche il secondo trimestre del 2025 si era chiuso a variazione nulla, per poi lasciare spazio a una ripresa. Per l’anno in corso la crescita acquisita, cioè quella che si otterrebbe se negli ultimi tre mesi il prodotto restasse fermo, è pari allo 0,8%. Il 2026 può contare inoltre su 3 giornate lavorative in più rispetto al 2025.

Lo scenario

Va ricordato che si tratta di una stima fatta a 30 giorni dalla fine del trimestre, quando molti indicatori sono ancora incompleti e vengono integrati con tecniche statistiche. Le revisioni possono quindi essere più ampie rispetto ai conti completi, che arriveranno nelle prossime settimane.

Il prossimo aggiornamento sull’ultimo trimestre dell’anno è fissato per il 29 gennaio 2027, e dirà se quello di luglio-settembre è stato un semplice respiro oppure l’inizio di un rallentamento più duraturo.

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