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Perché sulle Alpi fa più caldo che in pianura: zero termico a 4.300 metri: ecco cosa sta succedendo

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Ottobre sta terminando con una settimana tranquilla sulla regione alpina, sotto un vasto anticiclone che da giorni ricopre l’Europa. C’è però un fenomeno atmosferico da commentare, in verità abituale e dovuto proprio alla presenza dell’alta pressione, ma che desta sempre stupore, ed è l’inversione termica. Lunedì scorso, 26 ottobre, all’aeroporto di Aosta il termometro del Centro Funzionale Regionale sfiorava gli 0 °C all’alba e – come è normale a metà autunno – per la prima volta nella stagione la brina imbiancava i prati. Tuttavia negli stessi momenti bastava salire di poche centinaia di metri sui versanti montuosi sopra la città per rilevare anche 7-10 °C in più. Come è possibile tanta differenza in uno spazio così breve?

Questo avviene perché in assenza di vento, soprattutto (ma non esclusivamente) nelle lunghe notti serene tra autunno e inverno, l’aria che dopo il tramonto si raffredda a contatto del suolo diviene più densa e pesante, così tende a «scivolare» e a raccogliersi in basso nelle pianure, nelle conche e nei fondovalle, lasciando in condizioni più miti i versanti e le sommità di colline e montagne, al contrario di quanto avviene mediamente nel profilo termico dell’atmosfera standard che prevede un raffreddamento di circa 1 °C ogni 150 metri di salita. Con l’aiuto dell’ombra di alte montagne, proprio come avviene nel fondovalle aostano sotto le incombenti moli dell’Emilius e della Becca di Nona, l’aria fredda può stratificarsi indisturbata in «coltri» tenaci e persistenti per giorni, dato che spesso, malgrado il cielo sereno, la radiazione solare nei mesi invernali è troppo debole per riscaldare il suolo a sufficienza da dissipare con efficacia lo strato di inversione termica nelle ore diurne.

In Pianura Padana, poi, nello strato di aria pressoché immobile, fredda e umida vicina al suolo (spesso da alcune decine a qualche centinaio di metri a seconda delle situazioni) si accumulano nebbie e sostanze inquinanti, almeno fintantoché non giunge una perturbazione o un episodio di vento a rimescolare l’atmosfera e a dissipare la malsana coltre inquinata e nebbiosa. D’altronde l’inversione termica funziona un po’ come un coperchio che impedisce i moti verticali e il rimescolamento efficace dell’aria, dunque tutto quello che fuoriesce da ciminiere, impianti di riscaldamento e tubi di scappamento dei veicoli si accumula inesorabilmente giorno dopo giorno vicino al suolo, dove viviamo e respiriamo.

Al di sopra del «coperchio» l’atmosfera è invece più mite, asciutta e limpida, spesso piacevole anche in pieno inverno, e chi sta immerso nelle caligini padane fredde e inquinate fatica a immaginare quanto sia radiosa e salubre l’atmosfera invernale soltanto poco sopra, su colline, Alpi e Appennini. All’interno di anticicloni in cui circola aria di origine subtropicale, come avvenuto nei giorni scorsi, al di sopra delle inversioni termiche l’aria può essere particolarmente tiepida: martedì scorso il radiosondaggio atmosferico con pallone-sonda eseguito da Arpa Piemonte dall’aeroporto di Levaldigi (Cuneo) ha rilevato lo zero termico a oltre 4.300 metri, una quota straordinaria per questa stagione e che sarebbe già elevata in estate, e in montagna si misuravano temperature massime di 15 °C a Cervinia e 16 °C a Sestriere.

In poche parole: è normalissimo che ci siano inversioni termiche in un periodo di alta pressione, non lo sono invece temperature così elevate in quota, peraltro sempre più frequenti mano a mano che il riscaldamento globale progredisce e le invasioni di aria nord-africana verso la regione alpina si fanno più intense. A inizio novembre l’alta pressione si allontanerà verso il Nord Europa e una depressione fredda raggiungerà il Centro-Sud Italia con precipitazioni abbondanti tra il versante adriatico e il Meridione. Le Alpi ne rimarranno al margine, con qualche addensamento a tratti specialmente sulle pianure pedemontane del Nord-Ovest e sulle medie-basse valli, in un contesto per lo più asciutto, ma più freddo.

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