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In tenda al Colosseo contro il caro vita: “Vogliamo risposte, la lotta va avanti”

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All’ombra del Colosseo, spalleggiati da temperature ancora miti, parte dei manifestanti che venerdì hanno sfilato in corteo fino ai Fori imperiali, ha dormito in una quarantina di tende sistemate per un presidio che durerà, come annunciato, fino a domenica quando ci sarà l’assemblea nazionale. Tra i più temerari, in presidio fisso nella tendopoli, anche Ludovica e Laura, rispettivamente dei collettivi Osa e Cambiare Rotta. Insieme ad alcuni esponenti del sindacato Usb e dei movimenti per l’abitare, le due studentesse raccontano le ragioni della protesta.

“No fondi alla guerra”

“Anche noi questa notte abbiamo dormito qui. Nelle ultime settimane, abbiamo visto scendere in piazza centinaia di migliaia di giovani che chiedono una cosa chiara: innanzitutto un futuro, che ci sia data una risposta rispetto a quanto subiamo sulla nostra pelle, un carovita incalzante che ricade anche sulle nostre famiglie, sugli studenti universitari che oggi non si possono permettere un affitto. Vengono spostati soldi che servirebbero tantissimo su formazione e sanità, sulla guerra. Per questo abbiamo chiesto che i 14 miliardi destinati al riarmo vengano dirottati su investimenti strutturali e in generale sui salari”, spiega Ludovica.

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“Siamo in una condizione indecente”

“Il governo Meloni, e più in particolare il ministro Valditara, stanno cercando di farci credere che i nostri problemi, quelli che viviamo nelle scuole, e in questo Paese, siano legati agli stranieri, all’immigrazione, ai cosiddetti “maranza”, quando in realtà tutto questo è la prova dei fallimenti evidenti sia sul piano economico sia sul piano sociale. Si è trovato un capro espiatorio sul quale scaricare le colpe di 4 anni di politiche guerrafondaie, securitarie, antisociali che hanno portato alla condizione indecente in cui ci troviamo adesso”, interviene Laura.

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“La lotta va avanti”

“In queste ultime settimane abbiamo dimostrato che le questioni che muovono le nostre proteste sono reali e che i giovani oggi vogliono delle risposte sul loro futuro. Se c’è così tanta disponibilità in questo momento a scendere in piazza a rivendicare i propri diritti, sicuramente è perché ci sono dei problemi reali che tutto il Paese, dagli studenti ai lavoratori, sente. Abbiamo portato avanti molte occupazioni dei nostri istituti, – spiegano – dal nord al sud del Paese. Sicuramente sono un metodo di lotta e di protesta che continueremo a portare avanti, ma la mobilitazione si è espressa anche attraverso grandissime piazze che sono state riempite da migliaia e migliaia di studenti. Due venerdì fa, siamo arrivati fin sotto il ministero dell’Istruzione per rivendicare quelli che sono i nostri diritti. E i nostri genitori, che come noi stanno vivendo le condizioni in cui tutto il Paese si trova in questo momento, ci comprendono e ci supportano”.

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