Home Business Yung Lean e Bladee, l’alchimia magnetica dei sad boys al C2C

Yung Lean e Bladee, l’alchimia magnetica dei sad boys al C2C

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TORINO. Non hanno bisogno di grandi scenografie né di effetti speciali. A Yung Lean e Bladee, entrambi con i cappucci tirati sulla testa, bastano due microfoni per conquistare il C2C di Torino. Sul palco si muovono con la confidenza di chi si conosce da una vita, alternandosi e incrociando le voci.

La loro affinità si vede nei gesti, nei tempi, nel modo in cui si muovono. Non devono rincorrersi né contendersi la scena. Ognuno conosce perfettamente il proprio spazio e quello dell’altro. Yung Lean prende il pubblico con Storm II, Bladee risponde con Sugar. E insieme sono esplosivi. Quando parte I Don’t Like People, il C2C va letteralmente in visibilio. Si canta, si urla, si salta. È uno dei momenti più coinvolgenti della serata, perché la complicità tra i due diventa anche quella di migliaia di persone sotto il palco.

Del resto, non sono due artisti che si sono incontrati ieri per mettere insieme qualche canzone. La loro storia comincia a Stoccolma nel 2013. Yung Lean, all’anagrafe Jonatan Leandoer Håstad, è il volto dei Sad Boys, mentre Bladee, pseudonimo di Benjamin Reichwald, guida la galassia dei Gravity Boys, poi diventata Drain Gang. Due collettivi, un immaginario comune e una lunga serie di collaborazioni che negli anni ha contribuito a definire un pezzo importante della nuova scena rap internazionale.

Quando Yung Lean si fa conoscere, è ancora giovanissimo. Ha poco più di sedici anni quando pubblica Ginseng Strip 2002, il brano che lo porta all’attenzione della rete e lo trasforma rapidamente in un fenomeno internazionale. Il suo non è il rap tradizionale: le basi sono rarefatte, le voci filtrate dall’autotune, le atmosfere malinconiche e quasi sognanti. È il cloud rap, un genere che sembra arrivare da un’altra dimensione e che trova proprio nella Svezia di Lean e Bladee uno dei suoi laboratori più interessanti.

Ma dietro il personaggio con il cappuccio e l’aria imperturbabile c’è anche una storia personale complicata. Il successo arriva prestissimo, quando Lean è ancora adolescente, e si accompagna a un periodo difficile, segnato dall’abuso di sostanze e da una crisi di salute mentale. Nel 2015, durante un soggiorno negli Stati Uniti, attraversa una fase particolarmente drammatica. A stargli vicino è anche Bladee, l’amico e collaboratore che condivide con lui un percorso artistico che, negli anni, si è trasformato in un legame molto più profondo.

Yung Lean è riuscito a riprendere in mano la propria vita e a costruire una carriera che non si è mai fermata a quell’esordio diventato virale. Ha continuato a sperimentare, a cambiare pelle, a muoversi tra rap, elettronica e rock. E non ha mai rinunciato a quell’immaginario un po’ oscuro, sospeso tra ironia e malinconia, che lo ha reso riconoscibile fin dall’inizio.

Anche il rapporto con Bladee si è evoluto. Per oltre dieci anni i due hanno collaborato a singoli e progetti, fino ad arrivare nel marzo 2024 a Psykos, il loro primo album insieme. Un disco che si allontana dalle sonorità più abituali per avvicinarsi al post-punk e allo shoegaze. Una dimostrazione ulteriore del fatto che, a entrambi, le etichette musicali vanno piuttosto strette.

L’anima ribelle di Yung Lean emerge dovunque, come è successo agli MTV Video Music Awards. A settembre scorso, il rapper è salito per la prima volta sul palco dei VMA insieme a GENER8ION per Storm II, lasciando il segno: ha afferrato una statuetta del premio e l’ha scaraventata a terra, prima di unirsi a una coreografia ipnotica di studenti in uniforme. Un’immagine surreale e provocatoria, costruita insieme al produttore Surkin e al regista Romain Gavras, che ha portato live l’estetica inquietante del videoclip.

A Torino, invece, non è servito distruggere nulla. Niente pose da superstar, nessuna gara a prendere più applausi. Solo tanto talento.

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