CITTÀ DEL MESSICO.
IL NUMERO 12 PER SENNA
Antonelli ha scelto il numero 12 per la sua avventura in Formula 1: è un omaggio ad Ayrton Senna, da sempre il suo idolo, «mi ha ispirato tantissimo come pilota e come uomo anche se ovviamente non ho avuto la possibilità di conoscerlo». Il leggendario brasiliano corse con il 12 dal 1985 al 1988, anno del suo primo Mondiale in McLaren. Kimi ha già lasciato capire che lo manterrà sulla sua monoposto anche il prossimo anno, nonostante al campione del mondo sia lasciata la possibilità di scegliere il numero 1.
IL NOME
Andrea, già, ma anche e soprattutto Kimi, come tutti lo chiamano in Formula 1. Un omaggio a Raikkonen, ultimo campione del mondo con la Ferrari nel 2007, oppure no? Di certo c’è che quell’aggiunta è arrivata su consiglio di un amico di famiglia, l’ex pilota Enrico Bertaggia. Antonelli ha sempre negato che Raikkonen c’entrasse qualcosa, ma in realtà Bertaggia ha fatto capire che un riferimento al finlandese c’era. In famiglia è invece solo Andrea, oppure «Andy» o ancora «topo», ha raccontato mamma Veronica. Un nome, Andrea, che lui spera di non sentire mai in Mercedes: «Toto mi chiama così solo quando è arrabbiato».
LO «ZIO» WOLFF
A proposito del team principal, per gli Antonelli ormai Wolff è uno di famiglia. «Una specie di zio», ci spiegava all’inizio della scorsa stagione la mamma di Kimi, a testimonianza del rapporto speciale con la Mercedes che decise di puntare sul ragazzino nel 2019, mettendolo sotto contratto. Non di rado il nuovo campione del mondo ha anche dormito a casa di Wolff, a Oxford, durante i blitz alla sede del team, a Brackley. «Gli lascio le chiavi e lui si muove in autonomia», ha raccontato Toto qualche tempo fa.
LA SCARAMANZIA
Antonelli è sempre molto attento a questo aspetto, al punto da insegnare al personale Mercedes e in particolare al proprio ingegnere di pista, Peter Bonnington detto «Bono», che cosa fare «in caso di gufate». Tra i rituali del pilota c’è il fatto di salire e scendere dalla macchina sempre dallo stesso lato, il sinistro. Inoltre Kimi non si separa mai da un casco in miniatura di Senna e da un ciondolo appartenuto prima al nonno e poi al papà.
LA SUPER MEMORIA
Kimi ha un superpotere che ha sempre stupito le persone che negli anni hanno lavorato con lui, la capacità di ricordare perfettamente tutti i suoi tempi sui vari circuiti, sessione dopo sessione, nonché alcuni dei record e dei crono realizzati dai suoi rivali. Un modo per restare sempre concentrato.
LA SCUOLA
Mamma Veronica e papà Marco ci tenevano che il figlio completasse gli studi alle superiori, così le sue prime gare in Formula 1 sono coincise con l’ultimo anno di «Relazioni internazionali per il marketing» all’istituto tecnico Salvemini di Casalecchio di Reno. Non di rado nel corso della sua carriera, anche nella massima categoria dei motori, Kimi si è portato i libri alle gare per non restare troppo indietro rispetto ai compagni durante i periodi di assenza.
«La mia materia preferita? L’inglese», scherzava un anno fa. Quanto alla matematica, ha raccontato di aver chiesto una mano anche al compagno di squadra George Russell. Ha superato l’esame nel giugno 2025, tra i Gp di Canada e Austria. Per il tema di italiano ha scelto la traccia del rispetto.
LA PATENTE
Kimi ha guidato per la prima volta in Formula 1 appena compiuti i 18 anni, il 30 settembre 2024 nelle libere del Gp d’Italia a Monza. Dunque non aveva ancora preso la patente, lacuna che ha colmato non appena ha potuto, all’inizio dell’anno successivo. Il giorno prima dell’esame il papà gli ha fatto notare che non aveva mai provato in vita sua un parcheggio in retromarcia con il cambio manuale, così si è esercitato all’ultimo momento con la macchina della zia. Unico errore durante la prova, un sorpasso su una vettura ferma senza mettere la freccia.
IL FILM
Il nuovo fenomeno della Formula 1 dieci anni fa ha fatto anche l’attore, debuttando come comparsa nel film «Veloce come il vento» del regista Matteo Rovere, con Stefano Accorsi. «La scuderia del papà ci diede una grande mano durante le riprese – ha ricordato Rovere -, Kimi aveva 8-9 anni e divenne la nostra mascotte. Faceva prodezze anche sul set, già allora era un bambino rispettato per le sue qualità in pista».
IL RETROSCENA
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dal nostro inviato Jacopo D’orsi

CARS NEL DESTINO
Che il futuro di Kimi sarebbe stato nelle corse, era chiaro ancora prima che nascesse. Mamma Veronica ricorda di aver avuto le prime contrazioni al cinema, il 23 agosto 2006, mentre era con il marito a vedere «Cars», il cartone animato che poi sarebbe diventato il preferito del figlio. «Quella sera stessa siamo andati in ospedale ma era presto – ha rivelato -, sono tornata il giorno successivo e 24 ore dopo Andrea è nato. Quel film poi l’avrà visto centinaia di volte».
L’INCIDENTE NEI KART
Non tutti sanno che da adolescente Antonelli ha dovuto fare i conti con un brutto incidente, avvenuto sui kart a Portimao nel 2020, che gli è costato una frattura alla gamba sinistra. «In seguito ci ho messo un po’ di tempo a ritrovare la fiducia in pista, ma in questo sport devi accettare anche il rischio di farti del male».
LA PRIMA VOLTA NEL PADDOCK
Antonelli ha fatto il suo ingresso in Formula 1 in maniera speciale, come poi si è rivelata tutta la sua carriera. È entrato per la prima volta in un paddock all’età di 7 anni, nel 2014 a Hockenheim, accompagnato dal papà che correva nella Porsche Supercup. Essendo troppo piccolo per i limiti Fia, fu nascosto in un carrello per il trasporto degli pneumatici, coperto da un ombrello. Una volta in pit-lane, ricevette il pass per la visita di un’ora.
LA FOTO CON HAMILTON
Il 2 settembre 2018, prima della partenza del Gp d’Italia, nelle vesti di «Grid boy» Kimi incontrò Lewis Hamilton. La foto che immortala quel momento è diventata celebre, lo stesso Lewis – che vinse quella gara scattando dietro le Ferrari di Kimi Raikkonen e Sebastian Vettel, involandosi verso il quinto dei suoi sette Mondiali – l’ha ricordata quando il 15 marzo si sono ritrovati sul podio insieme a Shanghai dopo la prima vittoria di Antonelli.
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