Doveva succedere lì e nel fine settimana che segna il Dia de los muertos, quando i vivi abbracciano i morti e i due mondi ballano insieme. L’unica finestra in cui Antonelli e Ascari possono passarsi il testimone, in Messico, nel solo spazio di terra in cui gli può riuscire quasi fisicamente. Lì ci si crede, il pubblico si colora la faccia di aldilà, in un luogo che rievoca l’azzurro straordinario.
formula 1
Kimi Antonelli è campione del mondo: il sogno italiano è diventato leggenda
dal nostro inviato Jacopo D’Orsi
Gli ori delle Olimpiadi 1968, i Giochi della ribellione di cui ricordiamo altro, però il dilettante Vianelli viene definito superman per un giorno, dopo i 196,2 km pedalati per staccare la concorrenza nel ciclismo su strada. Baran, Cipolla (il timoniere che ha 15 anni) e Sambo sono l’equipaggio del dopo lavoro ferroviario, imbattibile nel due con del canottaggio e Dibiasi è primo dalla piattaforma dei tuffi. Lo sport italiano scopre le gioie dell’altura durante la rivoluzione degli studenti e Dibiasi si sente in colpa perché chiuso dentro la piscina non si accorge del disagio che c’è fuori. Lì incrociamo il progresso e incontriamo l’epica due anni dopo: 1970, la partita del secolo, Italia-Germania 4-3 che non finisce con la vittoria ai Mondiali, ma con la memoria perpetua. Il Messico è un punto di riferimento e lo resta. Settembre 1979: Mennea corre i 200 metri in 19”72, allora record mondiale, ancora da battere in Europa. È un tempo che sposta, la velocità e l’Italia al centro dell’attenzione globale tra le nuvole del Messico con la sua aria particolare.
i campioni della formula 1
Quando l’Italia sognava con le vittorie di Farina e Ascari 70 anni prima di Antonelli

Nel 1984, Moser fissa il primato dell’ora a 2.250 metri sopra il livello del mare, davanti a Bearzot, in trasferta per cercare il ritiro della nazionale per il 1986. La prima volta in cui la tecnologia si fa così evidente in mezzo a bici ruspanti: le ruote lenticolari e le scarpe fuse nei pedali. Quel numero strabiliante, 51 151, chilometri e metri, quasi il prefisso della perfezione durata fino al 1996. Il ciclismo rivedrà poi i canoni di omologazione. Ma quello resta Messico e avanguardia, Messico e Italia, Messico e Kimi.
L’INTERVISTA
Antonelli: “Le lacrime mi impedivano di vedere la pista. Tengo il 12, mi aiuterà a restare umile”
dal nostro inviato Jacopo D’orsi

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