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Bonus da 2.500 euro per gli under 30: come funziona e chi potrà incassarlo

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«Introduciamo un premio per i giovani lavoratori under 30: 2.500 euro tassati all’1%, che si potranno ricevere in 12 mensilità oppure in un’unica soluzione». Lo ha annunciato Giorgia Meloni il 28 ottobre, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato il disegno di legge di bilancio per il 2027. Dopo l’autorizzazione alla presentazione alle Camere, firmata dal Presidente della Repubblica il 30 ottobre, il Parlamento avrà tempo fino al 31 dicembre per esaminare e votare il testo. Tra le tante misure previste per i giovani, dalla casa alla famiglia fino all’istruzione, la misura da 2.500 euro è certamente una delle più discusse. Il video dell’annuncio sta già facendo il giro dei social, alimentando le aspettative della Gen Z. Chi si aspetta un bonifico diretto o un assegno, però, rimarrà deluso. Non è previsto un vero e proprio bonus in denaro, ma una tassazione agevolata all’1% su una parte del reddito da lavoro dipendente percepito nel 2027, calcolata in base all’aumento rispetto all’anno precedente. La misura è prevista per il solo 2027 e per beneficiarne bisogna rispettare alcuni requisiti.

Nel caso in cui l’articolo 44 del disegno di legge venga approvato dal Parlamento, lo sconto sulle tasse sarà riconosciuto se il reddito da lavoro dipendente aumenta rispetto all’anno precedente. Per calcolare l’incremento bisogna tenere conto anche dei giorni effettivamente lavorati nei due anni: il reddito del 2026 viene infatti rapportato ai giorni lavorati in quell’anno e adeguato al numero di giorni lavorati nel 2027. Sulla differenza positiva, fino a un massimo di 2.500 euro, si applicherà un’imposta dell’1% anziché l’Irpef ordinaria. Se non si registra alcun aumento, dopo aver effettuato questo calcolo, non spetta alcuna agevolazione.

Per ottenere il beneficio bisogna essere nati dal 1° gennaio 1998 in poi, lavorare come dipendenti nel settore privato e avere un reddito da lavoro dipendente non superiore a 28.000 euro. La misura non spetta dunque a chi svolge esclusivamente un’attività autonoma o lavora nel pubblico impiego. Eventuali entrate aggiuntive a quelle da dipendente nel privato, come quelle derivanti dall’affitto di un immobile o da un’attività autonoma, non concorrono al superamento del limite.

La nuova agevolazione non è cumulabile con alcuni altri benefici fiscali espressamente individuati dalla norma, tra cui quelli previsti per i lavoratori impatriati e per specifiche categorie di redditi da lavoro dipendente. Occorre quindi verificare caso per caso la compatibilità con gli altri regimi agevolati. Chi beneficia della tassazione all’1% può comunque continuare a ricevere il Trattamento integrativo, il cosiddetto ex Bonus Renzi da 100 euro al mese, se ne possiede i requisiti. Anche la quota di reddito tassata in modo agevolato continua a essere considerata nel calcolo delle soglie reddituali per detrazioni, deduzioni e prestazioni sociali.

La misura sarà applicata direttamente dal datore di lavoro in busta paga e, se al momento del conguaglio, emerge che il reddito da lavoro dipendente supera i 28.000 euro o che manca un altro requisito, il datore di lavoro dovrà recuperare le imposte non versate. Il lavoratore potrà tuttavia chiedere per iscritto di rinviare l’applicazione dello sconto al conguaglio di fine anno, continuando nel frattempo a pagare le imposte ordinarie. Se l’importo da recuperare supera i 60 euro, la restituzione sarà suddivisa in dieci rate mensili.

Secondo un’analisi di Will Media, riconoscere un vero bonus da 2.500 euro a ogni lavoratore under 30 costerebbe allo Stato circa 2,2 miliardi di euro, mentre l’attuale agevolazione fiscale avrebbe un costo stimato di 450 milioni. «Vogliamo che un ragazzo che inizia a lavorare in Italia senta che questa nazione vuole spronarlo e vogliamo fare tutto quello che possiamo perché i ragazzi italiani non ritengano che per costruirsi un futuro bisogna fare le valigie e andarsene da questa nazione», ha dichiarato la presidente del Consiglio. Meloni ha poi precisato che le risposte contenute nella manovra non sono rivolte a chi «per manifestare ritiene di dover devastare un negozio», ma a chi organizza assemblee studentesche, a chi «ha ragione nel dire che gli affitti sono troppo alti» e a chi denuncia il divario tra i salari italiani e quelli degli altri Paesi.

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