Solo qualche mese fa, dal palco della Versiliana, Roberto Vannacci gongolava per il supposto 7% che i sondaggisti gli attribuivano: «Altro che partito dello zero virgola, vado come un treno. Neanche il M5s, in pochi mesi è riuscito a raggiungere le percentuali che ha oggi Futuro Nazionale», diceva. Oggi, invece, si scopre che il generale in pensione ai sondaggi non ha mai creduto«“perché sono realizzati da agenzie ammaestrate che vogliono distorcere la realtà». Lo dice rispondendo ai cronisti – costretti a lavorare spintonati dai fan – a Milano, al gazebo di FN di Piazza Oberdan, a due passi da Porta Venezia.
Da giorni, le percentuali del movimento del generale sono in discesa ma Vannacci non ci sta: «Il primo sondaggio al quale ci siamo sottoposti è quello di oggi e non mi sembra in calo», aggiunge l’eurodeputato ma il gazebo organizzato dai suoi raccoglie – a voler essere generosi – poco più di 150 persone, compresi i passanti e quelli che, uscendo dalla metropolitana si ritrovano nel mezzo del capannello. Molti sono ragazzi, 16 anni al massimo, che chiedono un selfie da aggiungere alla collezione. Come una volta si faceva con gli autografi.
La sorpresa di un mezzo flop
A ben guardare, nel movimento c’è chi – un po’ per mettere le mani avanti e un po’ per contestare l’organizzazione interna – aveva pronosticato il mezzo flop: «Giornata ed orario (lunedì alle 14, ndr) sono per pensionati, studenti, nullafacenti e mestieranti della politica, non per lavoratori», aveva detto ieri il barone Roberto Jonghi Lavarini (anche lui tra le file del generale) ribadendo la necessità di «rivedere l’organizzazione di Futuro Nazionale a Milano».
Ulteriore imprevisto è la contestazione all’indirizzo del generale mentre sfila lungo Corso Vittorio Emanuele diretto verso il Duomo «per portare solidarietà ai commercianti danneggiati dai cortei». «È una vergogna, quest’uomo ha posizioni oltraggiose verso le donne», grida una passante, invitando i giornalisti a non concedergli spazio.
Quanto al resto, Vannacci approfitta della presenza di Carmelo Burgio, candidato sindaco a Milano, per alzare i toni della campagna elettorale parlando di una città «invivibile» e dichiarando di voler andare a cercare «casa per casa i delinquenti responsabili» dei disordini del 17 e 18 ottobre. Poi, strizzando l’occhio alla galassia nostalgica, dice che «la marcia su Roma è una ricorrenza storica, non mi stupisce che venga celebrata. Se mi invitassero a una festa per il 28 ottobre ci andrei». E ancora: «Se abbiamo delle persone che si interessano di storia e che vogliono ripercorrere quei momenti storici, non vedo quale sia il problema», risponde a chi chiede delle cene organizzate negli ultimi giorni per ricordare gli eventi che aprirono la strada al Ventennio fascista.
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