L’America va alle urne di Midterm e la posta non potrebbe essere più alta: il controllo del Congresso di Washington ed anche una parte importante dell’identità politica dei contendenti, i partiti repubblicano e democratico, entrambi in trasformazione.
Per comprendere la sfida bisogna immergersi nella Wayne County, la più popolosa contea del Michigan decisiva per l’assegnazione del seggio senatoriale considerato uno dei cinque – con Texas, Kansas, Ohio e Alaska – che possono fare la differenza. I democratici hanno bisogno di conquistare quattro seggi per capovolgere la maggioranza al Senato e, forti dei sondaggi che li danno in netto vantaggio alla Camera dei Rappresentanti, sono convinti di poter riuscire a riprendersi l’intero Congresso, trasformando Trump in “un’anatra zoppa” negli ultimi due anni di presidenza.
Midterm, la sfida nella sfida: così i partiti possono uscire stravolti dal voto
Da qui l’importanza del duello fra il democratico Abdul El-Sayed ed il repubblicano Mike Rogers, in uno spazio geografico delimitato dalle chiese battiste di Detroit, le moschee di Dearborn e le villette di Downriver. Il campo di battaglia si sviluppa lungo la Woodward Avenue fino a Eight Mile Road che separa la città afroamericana dai sobborghi bianchi, con il grattacielo di General Motors e poi chilometri di case basse e lotti vuoti. Qui nel 2024 la democratica Elissa Slotkin conquistò il seggio al Senato per appena 19 mila voti su oltre 5,5 milioni. Lo sconfitto era proprio Rogers, ex agente dell’Fbi, che ora ci riprova contro El-Sayed, medico di formazione, figlio di immigrati egiziani, già direttore della Sanità cittadina. La logica è matematica: basta che il margine democratico del 2024 si assottigli e il seggio cambierà colore. A Detroit quasi otto residenti su dieci sono afroamericani. Questo è il punto debole di El-Sayed perché alle primarie democratiche di agosto ha vinto per circa 15 mila voti, ma in città ha perso quasi 2-1 contro Haley Stevens che ora si è schierata con il repubblicano Rogers, spaccando il partito. La campagna è nelle chiese dell’East Side, lungo Dexter Avenue. Il consiglio dei pastori battisti ha sostenuto El-Sayed alle primarie, ma ora deve trasformare quel consenso, assai tiepido, in voti. Rogers punta a guadagnare qualche punto tra i giovani afroamericani e, soprattutto, spera che resti a casa una parte dell’elettorato democratico lacerato.
Dieci minuti di auto lungo Michigan Avenue e si arriva a Dearborn, la città con la più alta concentrazione di arabo-americani degli Stati Uniti. Su Warren Avenue le insegne sono in arabo e inglese, con all’orizzonte i capannoni della Ford Rouge. Più a nord, Hamtramck è la prima città americana con un consiglio comunale interamente musulmano. Qui El-Sayed ha la roccaforte: alle primarie ha preso il 78% a Dearborn e l’82% a Hamtramck. Ma questi centri contengono anche dei rischi. Nel 2024 una parte della comunità arabo-americana voltò le spalle ai democratici contestandogli le posizioni sulla guerra a Gaza: Dearborn premiò Trump. El-Sayed, che potrebbe diventare il primo senatore musulmano, registra entusiasmo nelle moschee ma le sue posizioni su Israele allontanano molti democratici moderati e, in particolare, gli elettori ebrei che appartengono da sempre alla base liberal. Lo scontro è stato duro. Nel dibattito tv Rogers ha accusato El-Sayed di aver ricevuto donazioni da gruppi vicini ai Fratelli Musulmani e ha sostenuto che sua madre lavorava per un ente caritatevole poi inserito dal governo tra le organizzazioni terroristiche. Trump lo definisce «un uomo dei Fratelli Musulmani», ma El-Sayed nega ogni legame simile ed accusa i repubblicani di colpire «il mio nome e la mia fede». L’altro fronte è il 7 ottobre. I repubblicani gli rimproverano di non aver condannato con chiarezza il massacro di Hamas. Nel secondo anniversario, la campagna di El-Sayed inviò una email di raccolta fondi che attaccava Israele senza citare né l’attacco né gli ostaggi. Quel giorno, El-Sayed aveva diffuso una dichiarazione di condanna di Hamas, accompagnata dall’accusa a Israele di «genocidio a Gaza». Tra i democratici sono polemiche che pesano perché approfondiscono la spaccatura fra moderati e sinistra radicale. È questo lo sfondo politico della decisione, a sorpresa, di Haley Stevens, sconfitta alle primarie da El-Sayed, di schierarsi per il repubblicano Rogers evidenziando come il Michigan sia diventato lo specchio di una frattura più vasta all’interno dei democratici: fra i moderati eredi dei Clinton e i socialisti seguaci di Bernie Sanders.
Se Detroit e Dearborn ci faranno comprendere in che direzione vanno i democratici, Downriver è importante per rispondere allo stesso dubbio sui repubblicani: resteranno fedeli a Trump o gli volteranno le spalle? A sud di Detroit, lungo il fiume, Wyandotte, Taylor, Trenton, Lincoln Park si riconoscono per le villette in mattoni, i pick-up nei vialetti e le tessere dei sindacati dell’automotive. Sono gli eredi dei “Reagan Democrats”, operai bianchi che hanno votato Obama e poi Trump. Lo specchio del Midwest. Qui il tema è il prezzo della spesa, il costo delle auto ed i dazi di Trump su un’industria che vive di scambi con il Canada. Rogers parla di sicurezza e di un Michigan fedele all’auto, ma El-Sayed risponde con la sanità pubblica universale e la promessa di «mettere soldi in tasca alla gente». Il suo argomento più forte è l’ostilità per Trump perché qui lo avevano votato nel 2024 aspettandosi prezzi più bassi, ma ora gli imputano il carovita. Più a ovest, tra Livonia, Westland e Canton, ci sono i sobborghi del ceto medio: impiegati, ingegneri dell’indotto, donne indipendenti paladine del diritto all’aborto. Sulle sponde del lago St. Clair c’è la zona residenziale di Grosse Pointe, con ville e country club: repubblicani per tradizione, ma sempre più freddi nei confronti di Trump.
L’ultimo sondaggio Marist descrive El-Sayed e Rogers in pareggio tecnico. Il “Grand Old Party” spera perché i repubblicani non hanno in Michigan un seggio al Senato da 26 anni ma se i democratici sapranno contenere le defezioni, vinceranno. Questa notte gli strateghi di entrambi i partiti terranno dunque gli occhi sui voti in arrivo da Detroit, da Dearborn e Downriver. Perché queste strade descrivono un’America politica in trasformazione.
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