L’onda nera attraverserà in corteo una zona centrale della città: probabilmente il percorso si srotolerà nelle strade a ridosso della stazione. Contemporaneamente, a dire «qui non vi vogliamo», lo stesso sabato 14 novembre a Parma, sfileranno da tutt’altra parte gli antifascisti, nel quartiere dell’Oltretorrente che fu teatro delle vittoriose barricate contro le squadracce nere negli anni Venti del secolo scorso: «Balbo, hai superato l’Atlantico ma non il torrente Parma», campeggia ancora orgogliosa la scritta (ma in dialetto) sui muri della città, a imperitura memoria dello smacco subito allora dai fascisti. Un secolo dopo, l’ultradestra si è autoinvitata a Parma, in un corteo a favore della remigrazione, e il sindaco di centrosinistra Michele Guerra senza troppi giri di parole ha risposto all’iniziativa: «Non siete i benvenuti». Insieme a Pd, Anpi, Cgil e Arci parteciperà a una contromanifestazione per dimostrare che la sua città, medaglia d’oro al valore militare per il contributo dato alla Resistenza, ha tutt’altri valori. Ancora oggi.
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Tutto nasce dalla chiamata alla mobilitazione del comitato Remigrazione e riconquista, nato un anno fa da quattro realtà di estrema destra – CasaPound Italia, Rete dei patrioti, Veneto Fronte Skinheads e Brescia ai bresciani – e balzato agli onori delle cronache nel gennaio scorso. Voleva presentare nei locali della Camera dei deputati una proposta di legge di iniziativa popolare sulla remigrazione: le opposizioni che occuparono la sala al grido di «nelle istituzioni non c’è spazio per i neofascisti» fecero annullare l’evento. Ora, la scelta di tornare in piazza: troppo ghiotti i recenti casi di cronaca, i disordini e le violenze nelle manifestazioni, per non riproporre il loro cavallo di battaglia. E la scelta di Parma, scrivono nei social di lancio della manifestazione, non è casuale. In una regione come l’Emilia-Romagna che accoglie molti immigrati, la città ducale ha avuto la crescita più alta: 36 mila residenti stranieri su 202 mila cittadini. «Circa il 18 per cento della popolazione, una quota significativamente superiore alla media nazionale», scrivono i remigratori inneggiando alla difesa della città e invitando a scendere in piazza per essere «degni» dei «nostri antenati» che portarono l’Italia alla vittoria del 4 novembre (la Prima guerra mondiale; evidentemente il disastro combinato dai fascisti con la Seconda lo hanno dimenticato).
Il commento
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GIANRICO CAROFIGLIO

«Gli stranieri residenti a Parma sono cittadini integrati, che mandano i figli a scuola con i nostri figli, che permettono alla filiera agroalimentare di funzionare, così come agli ospedali o alle case di cura. Se mai esistesse davvero la remigrazione, affosserebbe l’economia della città», ribatte il sindaco Guerra. «Remigrazione è solo un modo un po’ più carino di dire deportazione. E questa manifestazione va contro tutti i principi e i valori identitari della nostra città». Per questo, dice, «non possiamo stare a guardare»: così nasce la manifestazione promossa da pezzi di politica e società civile del centrosinistra, «sarà pacifica ma ferma: non possiamo lasciare la città in balìa di questi manifestanti. Se la loro è una mobilitazione nazionale, tocca a noi parmigiani farci carico della difesa nazionale dei valori fondanti della nostra Repubblica». A dire il vero, il primo cittadino si aspetterebbe uno scatto anche dal centrodestra cittadino. «Mi piacerebbe che quella parte non allineata alla proposta della remigrazione avesse il coraggio di prendere le distanze»: per ora, però, da quelle parti sono arrivate piuttosto critiche alla sua iniziativa.
Rischia di essere un sabato ad alta tensione, in città, quel 14 novembre. «Se dicessi che non sono preoccupato direi una bugia – ammette Guerra – ma il comitato per l’ordine e la sicurezza sta lavorando, c’è un alto tasso di attenzione, ognuno sta facendo la sua parte perché la città non diventi teatro di violenza». Di sicuro, è già teatro di tensioni e polemiche.
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