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Allarmi bomba sui voli europei: come funzionano le segnalazioni e cosa sappiamo finora

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Caos nei cieli europei. Tra lunedì 2 novembre e giovedì diverse compagnie aeree hanno ricevuto una decina di false minacce di bomba, che hanno provocato controlli, deviazioni e scorte dell’Aeronautica militare italiana. In Italia gli allarmi sono partiti da email anonime scritte in italiano. La serie è cominciata lunedì, quando un Wizz Air partito da Londra Luton e diretto a Sofia è stato deviato a Budapest dopo una segnalazione ricevuta in volo e un caccia ungherese lo ha scortato. Non risultano feriti né ordigni. Tra i voli coinvolti ci sono quelli di LOT, Scandinavian Airlines, Wizz Air, Aer Lingus, Finnair e Ryanair.

Martedì a Fiumicino l’allarme è scattato poco prima delle 9 con una mail senza firma inviata ad Adr, che segnalava ordigni su due Ryanair in arrivo da Lisbona e Dublino. Nello stesso giorno sono scattati altri cinque allarmi: SAS, LOT deviato da Varsavia-Chopin a Modlin, Wizz Air da Bergamo, Ryanair Manchester-Murcia e Dublino-Sofia. Oggi un’unica email anonima, scritta in italiano e arrivata nelle prime ore del mattino agli indirizzi di Adr e di altre società dello scalo romano, ha fatto scattare l’allarme sui voli Helsinki-Roma e Dublino-Roma. Nell’oggetto era indicato «segnalazione minaccia». A Sofia le autorità parlano di minacce via email e cercano il mittente. Finora non è stato accertato alcun collegamento tra gli episodi e nessuno ha rivendicato.

Cosa c’è dietro agli allarmi bomba

Matthew Borie, della Osprey Flight Solutions, società che fornisce consulenza alle compagnie aeree sulle minacce ai voli, ha indicato diverse possibili spiegazioni, ancora senza una causa accertata: l’effetto imitazione, un singolo soggetto o gruppo che lancia più segnalazioni, oppure operazioni di «guerra ibrida» condotte da attori statali o da loro sostenitori. Minacce di questo tipo «non sono un fenomeno nuovo» e si verificano in una fase di crescenti tensioni geopolitiche. Il fatto che gli episodi si concentrino in Europa significa che «potrebbe esserci una pista russa», ha detto Borie, cofondatore e responsabile dell’intelligence della società. «Dobbiamo tuttavia tenere presente che anche la guerra ibrida iraniana è altrettanto attiva in alcune aree d’Europa». Mosca e Teheran negano di condurre campagne di questo tipo. Il suo messaggio ai viaggiatori: «Non allarmatevi», perché esistono «meccanismi di risposta coordinati» tra le autorità nazionali.

Paul Mason, esperto di sicurezza aeronautica, ha detto alla BBC che le minacce di bomba sugli aerei «non si verificano così frequentemente» e che quelle formulate in modo credibile fanno pensare a un’azione intenzionale di un singolo soggetto che Eric Schouten, responsabile della società di sicurezza aerea Dyami, sentito da Reuters, indica come la Russia: «Dalle ferrovie alle infrastrutture alimentari, come dimostrano gli attacchi informatici ai frigoriferi e molte altre operazioni, tutto questo rientra nella strategia degli attori statali russi che vogliono destabilizzare l’Europa».

Cosa succede quando viene segnalato un allarme bomba a bordo di un aereo

BBC Verify ha consultato alcuni esperti di sicurezza aerea su cosa accade a bordo quando scatta un allarme bomba. Marco Chan, ex pilota di Cathay Pacific Airways e Hong Kong Airlines e oggi docente senior di operazioni aeronautiche alla Kingston University, ha spiegato che una minaccia viene considerata «reale finché non viene chiarita, anche se la maggior parte si rivela un falso allarme». Secondo Chan gli equipaggi «perlustrano discretamente» bagni, cucine di bordo e ripostigli e non toccano un oggetto sospetto, a meno che non debba essere spostato in una zona dell’aereo designata come quella a minor rischio in caso di esplosione.

Il comandante, ha detto Terry Tozer, ex pilota di linea e commentatore di sicurezza aeronautica, deve valutare più fattori. Tra questi ci sono le strutture disponibili nell’aeroporto verso cui il volo viene deviato e il modo in cui l’aereo potrà proseguire il viaggio se la minaccia si rivela falsa.

Una volta a terra, ha aggiunto Chan, l’aereo viene in genere «portato in una piazzola isolata, i passeggeri vengono fatti sbarcare e la polizia e gli artificieri lo ispezionano».

Il precedente dell’India

Un precedente utile arriva dall’India. Nel 2024 l’aviazione del Paese fu investita da un’ondata molto più ampia di falsi allarmi. Secondo i dati forniti dal viceministro dell’Aviazione civile al Parlamento, dall’inizio dell’anno al 14 novembre le minacce infondate furono 999, contro 122 in tutto il 2023. Nel solo ottobre furono 666. Le denunce furono 256 e gli arresti 12. A differenza delle email europee, le minacce arrivavano per lo più via social media.

Le indagini individuarono alcuni messaggi inviati da indirizzi IP riconducibili alla Russia e a Budapest, ma tra i sospettati figurava anche un ragazzo di 17 anni, accusato di aver usato un falso account sui social. Molti responsabili non furono identificati. Il caso indiano mostra quanto possa essere difficile risalire all’origine di campagne di questo tipo: dietro una serie di falsi allarmi possono esserci singoli individui, imitatori o gruppi organizzati, e le indagini possono richiedere mesi senza arrivare a una soluzione.

Il costo dei falsi allarmi

Inviare un’email minatoria costa pochissimo, ma ogni segnalazione obbliga le autorità a intervenire, con controlli su passeggeri, bagagli ed equipaggi, possibili deviazioni e, in alcuni casi, l’impiego di aerei militari. È questo squilibrio tra il costo minimo della minaccia e le sue conseguenze a rendere i falsi allarmi uno strumento potenzialmente utile a chi vuole creare disordine senza provocare vittime. Resta da chiarire se gli episodi europei siano collegati e chi li abbia organizzati. Per ora nessuna delle ipotesi avanzate dagli esperti è stata confermata dalle indagini.

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