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Nella Polonia dei veti incrociati: il presidente contro il premier. E Mosca cavalca le divisioni

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VARSAVIA. Quando la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha fatto il suo ingresso nel Sejm, la Camera bassa del parlamento di Varsavia, tra i banchi dell’opposizione si è scatenato il caos. I deputati del PiS hanno sollevato cartelli gialli per denunciare il “Colpo di Stato promosso dal governo” e hanno srotolato uno striscione nero con la scritta “Tusk = Dictator”. Il capo del governo si è voltato, ha sorriso e si è scattato un selfie con lo striscione sullo sfondo, affidando ai social uno sfottò: «Tra poco inizieranno a cantare e vendere orologi».

Una settimana dopo lo scontro scoppiato nei corridoi e nel cortile della Corte Costituzionale, la tensione resta altissima in Polonia. Ma quello in corso è molto più di un normale scontro politico tra maggioranza e opposizione. È una vera e propria crisi istituzionale che vede contrapposti il primo ministro e il presidente della Repubblica, Karol Nawrocki, politicamente affine ai conservatori del PiS. Per quanto la Polonia non sia una repubblica presidenziale, il capo dello Stato ha notevoli poteri. E li sta usando tutti per mettersi di traverso laddove possibile, ostacolando l’azione del governo e di conseguenza il funzionamento dello Stato.

Il governo accusa Nawrocki, ma cerca di minimizzare la crisi e sostiene di aver «ripristinato la legalità» della Corte Costituzionale sulla base delle sentenze della Commissione di Venezia, organo del Consiglio d’Europa. L’opposizione grida al golpe e sta facendo di tutto per tenere alta l’attenzione internazionale, con l’obiettivo di trascinare Bruxelles nella mischia.

Nelle istituzioni Ue la crisi è seguita con particolare attenzione perché la Polonia non è un Paese qualsiasi. Sul dossier Russia, per esempio, è lo Stato membro in prima linea, politicamente e geograficamente. È quello più esposto alle minacce di Mosca – siano esse le incursioni di droni, i cyberattacchi o i tentativi di sabotaggio rilevati al confine con l’exclave russa di Kaliningrad – e le divisioni attuali rischiano di indebolirne le difese.

«Vista la situazione, il nostro primo ministro ha bisogno di unità per fare fronte comune contro le minacce. Ma dalla parte opposta non troviamo una sponda», spiega Waldemar Zurek, che è il ministro della Giustizia e uno dei protagonisti di questo scontro che coinvolge la Corte Costituzionale. C’è da dire che il sentimento antirusso è forse l’unica cosa che unisce la coalizione di maggioranza guidata da Tusk all’opposizione del PiS. Ma quando si tratta di sostegno all’Ucraina, il fronte comune ha già iniziato a scricchiolare. Il partito ultraconservatore vuole sfruttare il malcontento che si fa largo tra la popolazione, rigirando il coltello nelle ferite della Storia che dividono Kiev da Varsavia e che ancora bruciano. Con la Russia che soffia sul fuoco per alimentare le divisioni.

Nonostante le rassicurazioni del governo, la partita che coinvolge la Corte Costituzionale non si è affatto chiusa. Anche i giuristi sono divisi sulla legittimità delle mosse che una settimana fa hanno permesso di sbloccarne il funzionamento, attraverso la sospensione del suo presidente (Bogdan Swieczkowski) e del vicepresidente (Bartlomiej Sochanski), decretate dalla giudice con maggiore anzianità di servizio (Anna Korwin Piotrowska). La Helsinki Foundation for human rights, Ong per la difesa dei diritti umani che ha sede proprio a Varsavia, ha definito «discutibile» questa procedura perché «potrebbe creare un pericoloso precedente».

Lo scontro rischia di avere conseguenze anche sul piano economico e di minacciare un quadro che – nonostante la crisi energetica – oggi è estremamente positivo. «Il 2026 segnerà una crescita tra il 3,6 e il 3,8% del Pil», rivendica il ministro delle Finanze, Andrzej Domanski, secondo il quale la Polonia sta registrando «un boom di investimenti stranieri». Il Paese ha ricevuto l’invito a entrare formalmente nel G20 e il passaggio dovrebbe essere formalizzato a breve, ma le incertezze giuridiche che ancora persistono sulla Corte Costituzionale potrebbero minare il clima per gli investimenti.

«La revisione delle leggi costituzionali è una delle salvaguardie contro i cambiamenti arbitrari al sistema fiscale, ai diritti di proprietà e alle norme per le imprese», sottolinea Lukasz Wojdyga, direttore del centro studi strategici del Warsaw Enterprise Institute, un think tank conservatore, secondo il quale è necessario che tutti facciano un passo indietro per favorire una sorta di “reset” della Corte.

Un tentativo di compromesso è stato avanzato dal PsL, il partito popolare che fa parte della coalizione di Tusk e che è guidato dal ministro della Difesa, Władysław Kosiniak-Kamysz. I democristiani hanno proposto una modifica costituzionale, da approvare in parlamento con una maggioranza di due terzi, per resettare la composizione dell’attuale Corte e stabilire nuove regole per l’elezione dei giudici. L’ex premier Mateusz Morawiecki, fuoriuscito dal PiS, ha detto di essere disposto a sostenerla, ma a patto che il PsL sostenga la mozione di sfiducia contro Tusk. Impossibile.

La Commissione europea si tiene ben lontana dalla disputa, memore del conflitto con il precedente governo del PiS che aveva portato alla sospensione dei fondi Ue. Roberta Metsola, invece, ha cercato di tendere una mano in entrambe le direzioni. A Varsavia ha incontrato Tusk, suo compagno di partito nel Ppe, ma anche Nawrocki. E in Parlamento ha fatto un discorso per dire che «i cittadini, in ogni Paese, vogliono essere europei e patrioti allo stesso tempo». La reazione del partito conservatore, che a Bruxelles fa parte dello stesso gruppo di Fratelli d’Italia, è stata però negativa. «Mentre la polizia è schierata davanti alla Corte Costituzionale, la presidente del Parlamento europeo parla al Sejm come se nulla fosse», ha attaccato il deputato Dariusz Matecki.

Con questo clima, mercoledì 11 novembre a Varsavia ci sarà la tradizionale Marcia per l’Indipendenza, durante la quale sfileranno i movimenti nazionalisti e di estrema destra. Nel corteo ci sarà anche il presidente della Repubblica. «Mi auguro che sia una marcia pacifica – spiega Rafal Traskowski, sindaco di Varsavia che alle ultime presidenziali aveva sfidato Nawrocki –, ma se dovessero infrangere la legge, ho il potere di far intervenire la polizia per dissolvere la manifestazione».

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