Aeroporti senza carburante. Lega e Federpetroli d’accordo: “Usiamo greggio e gas russo”

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La crisi energetica innescata dal conflitto con l’Iran mostra i suoi effetti anche nei cieli italiani. L’aeroporto di Brindisi è rimasto senza carburante per gli aerei almeno fino alle 12 di oggi. L’avviso viene dai bollettini aeronautici, che invitano le compagnie a imbarcare il carburante necessario negli scali di partenza. Nello scalo pugliese sono disponibili solo quantitativi limitati, riservati esclusivamente a voli statali, di soccorso e ospedalieri. Nella serata di ieri, però, il presidente di Aeroporti di Puglia, Antonio Maria Vasile, garantisce che non c’è alcuna emergenza e che la scorta verrà ripristinata già oggi.

Limitazioni pure a Reggio Calabria, dove è stata fissata una quota massima di rifornimento, e a Pescara, che può contare su una sola autocisterna da 20 mila litri. I tre aeroporti si aggiungono così a una lista già lunga che comprende Milano Linate, Venezia, Treviso e Bologna, tutti con quantità limitate di carburante. A monte delle difficoltà operative c’è il nuovo rialzo del petrolio. Il Wti del Texas si è riportato sopra quota 111 dollari al barile, mentre il Brent si muove a ridosso dei 110 dollari, segnalando come lo scenario geopolitico continui a incidere in modo diretto sulle quotazioni dell’energia.

L’effetto si riversa sulle pompe di benzina proprio nei giorni delle festività pasquali. Nonostante la proroga del taglio alle accise fino al primo maggio, approvata dall’ultimo Consiglio dei ministri, i prezzi continuano a salire. Secondo i dati del Mimit, la benzina self service ha raggiunto 1,781 euro al litro sulla rete stradale, mentre il gasolio vola a 2,140 euro, con valori ancora più elevati sulla rete autostradale. Le associazioni dei consumatori parlano di una vera e propria stangata. Per il Codacons, il costo complessivo per gli spostamenti festivi ammonta a 1,3 miliardi di euro in più rispetto allo scorso anno e il rincaro del gasolio rispetto al 2025 supera il 30%. Intanto, il governo rivendica l’effetto del taglio alle accise, il cui costo – circa 500 milioni – viene coperto attraverso la tassazione sulle emissioni Ets e l’extragettito dell’Iva, e annuncia controlli rafforzati sulla rete con il coinvolgimento della Guardia di Finanza.

Sul piano politico il caro carburanti alimenta nuove tensioni. La Lega chiede «interventi urgenti a sostegno di famiglie e imprese» e invita l’Unione europea a riconsiderare «le forniture di petrolio e gas dalla Russia». Una linea condivisa da Federpetroli: secondo il presidente Michele Marsiglia, il ritorno alle importazioni da Mosca consentirebbe all’Italia e all’Europa di risolvere «gran parte dei problemi energetici, riducendo il peso delle bollette». La guerra continua a pesare come una scure sui mercati finanziari. Dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, le Borse europee hanno bruciato oltre 1.100 miliardi di euro di capitalizzazione, con lo Stoxx 600 (l’indice che misura la redditività delle aziende) in calo del 6%. Gli analisti ipotizzano che l’impatto sugli utili delle imprese potrebbe risultare più pesante dello shock inflazionistico del 2022, complice il rischio legato allo stretto di Hormuz, snodo cruciale per il transito delle materie prime energetiche. Uno scenario che rende più fragile la crescita e riduce i margini delle aziende, soprattutto nei settori non finanziari ed energetici.

In questo contesto si inserisce il recente viaggio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel Golfo, finalizzato a rafforzare gli approvvigionamenti e i rapporti con partner come Arabia Saudita, Emirati e Qatar. Una strategia duramente contestata da Angelo Bonelli di Avs che accusa il governo di perseverare in una politica energetica giudicata «fallimentare e troppo dipendente dal gas, trascurando le rinnovabili e la redistribuzione degli extraprofitti accumulati dalle società energetiche»

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