Amici, è l’ora della simbiosi con l’Intelligenza Artificiale

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“Alleati digitali” può sembrare un titolo freddo. Invece è un libro “caldo” che vi accompagnerà in un futuro ineludibile: la simbiosi con l’Intelligenza Artificiale. L’autore, Guido Saracco, 500 articoli scientifici, rettore del Politecnico di Torino dal 2018 al 2024, regista dell’imminente Festival Biennale Tecnologia, è noto per due saggi che sono “manifesti” ecologici e culturali: rispettivamente “Chimica verde 5.0” e, con Maurizio Ferraris, “Tecnosofia”. Ma ora “Alleati digitali” (Laterza, 200 pagine, 20 euro) anticipa una visione della persona e della società che si candida a diventare la Weltanshauung del nostro tempo.

Un super-ibrido

Saracco sa bene che non ha più senso distinguere tra umanesimo, scienza e tecnologia: ha senso soltanto l’unità della cultura. Le discipline specialistiche – fisica, matematica, chimica, biologia – sono necessarie ma insufficienti. Creatività e bellezza nascono là dove i confini disciplinari svaniscono e incominciano le ibridazioni. “Alleati digitali” è un super-ibrido di filosofia, informatica, neuroscienze, psicologia cognitiva, scienze della formazione, sociologia e umanesimo. Il tutto racchiuso in un tenue disegno narrativo.

Vi presento Wilson

Partendo dagli attuali Grandi Modelli Linguistici (LLM) come ChatGPT, Gemini, Deep Seek etc., il protagonista del libro, controfigura dell’autore, educa Wilson, un assistente informatico nutrito di Intelligenza Artificiale, facendolo evolvere in un docile alter ego. Siamo nel futuro prossimo. Battezzato e “caricato” nel 2035 su un computer, Wilson affiancherà uno studente e poi un uomo adulto fino alla vecchiaia, quando, facendo testamento, l’ex ragazzo di cui è diventato fedele fotopia dovrà deciderne la sorte. Bene: Wilson non sarà incenerito, lo erediteranno i figli dell’ex ragazzo, ad essi potrà trasmettere esperienze e consigli o, semplicemente, evocare ricordi del padre quando ne sentiranno la nostalgia. Una forma di debole immortalità digitale.

Il filo conduttore

Apprendimento è la parola chiave dell’intelligenza, sia umana, sia artificiale, e Saracco ne fa il filo conduttore di “Alleati digitali”. Il 20 per cento del software che Open AI e il suo concorrente Anthropic stanno sviluppando per le loro ricerche è già generato da Intelligenza Artificiale che applica l’auto-miglioramento ricorsivo. Eric Schimidt, amministratore delegato di Google, prevede che tra sei anni la Super-intelligenza (ASI) supererà la somma delle intelligenze di tutti gli esseri umani. Ancora un passo e c’è l’Intelligenza Artificiale Generale (AGI). Si può discutere su quanto sia reale il rischio “singolarità”, ma è in vista “una nuova fase di ominazione o antropogenesi, con il passaggio a un connubio stretto tra umano e IA”. La “neo-cognizione”, cioè il balzo dell’apprendimento reso possibile dalla tecnologia intelligente, sarebbe l’effetto più importante della neo-antropogenesi. Fondamentale sarà il meta-apprendimento, cioè imparare a imparare. Non servono più nozioni specialistiche che la AI padroneggia meglio di noi, serve la flessibilità per adattarsi a un mondo nel quale, ogni cinque anni, una professionalità su due verrà sostituita da un’altra.

Sintesi delle neuroscienze

Ecco perché Saracco si addentra nell’analisi della plasticità cerebrale: il capitolo centrale di “Alleati digitali” è un piccolo trattato di neuroscienze cognitive, parla di sinapsi, memoria/memorie, mielina, velocità di connessione, in un continuo confronto tra hardware tecnologico e biologico. Dove si constata che l’hardware biologico vince ancora perché il suo funzionamento assorbe solo 20 watt contro i megawatt dei server. Osserviamo a margine che la politica può svolgere un ruolo determinante: open source (la tendenza della Cina) o brevetti e proprietà intellettuale (Usa)?

E la coscienza?

C’è poi il grande tema della coscienza, in qualche modo simulabile dall’AI. Si dibatte se la tecnologia debba prendere o evitare questa direzione. Senza entrare nel merito, Saracco ritiene che la coscienza non sia utile per il nostro alleato digitale, che deve essere “un nostro potenziamento di cui dobbiamo rimanere in controllo”, con le annesse conseguenze sul piano etico e legislativo, che qui non tratteremo.

Due proposte e molte guerre

Che aspetto avrà l’alleato digitale? Non starà nello smartphone, prevede Saracco, ma i prototipi finora arrivati sul mercato sono stati dei flop industriali. Dovrà essere piccolo, pesare poco, non divorare energia, essere di uso intuitivo… Non si sa, bisogna aspettare e vedere. Qualunque sia l’aspetto che l’alleato digitale assumerà, il suo impatto sarà potente prima sulla formazione, poi sul lavoro e quindi sulla società intera. Serve una bussola affinché tutto ciò avvenga in modo equo e responsabile, per il bene comune. Il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi auspica un Cern dell’Intelligenza Artificiale. Saracco parla di una Conferenza delle Parti alle Nazioni Unite sulla AI e sul futuro del rapporto tra essa e l’umano. Due proposte simili. C’è però da domandarsi quanto siano praticabili nel mondo che Trump, Netanyahu, Putin e le loro guerre stanno vertiginosamente riconfigurando.

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