Anarchici morti a Roma, il ricordo dei militanti: “Per agire serve la violenza rivoluzionaria”

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«Nel cuore di Sara e Sandrone sappiamo per certo che c’era quell’idea di libertà e anarchia che sentiamo anche noi, sappiamo per certo che in questo mondo dove la guerra fa sempre più vittime innocenti, per agire contro di essa serva anche la violenza rivoluzionaria». È il ricordo che gli anarchici lasciano di Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, i due militanti morti ieri a Roma, al parco degli Acquedotti, mentre stavano maneggiando un ordigno. Nel documento firmato dal Centro di documentazione anarchico l’Arrotino, Individualità anarchiche e Antiautoritari di Valtellina, si pongono dei punti fermi. Il primo: la lotta prosegue. «Di fronte ad un presente inondato di bombardamenti su ospedali, scuole, mercati e abitazioni civili, di guerre e genocidi in nome del denaro e del potere, crediamo sia necessaria l’audace volontà di utilizzare ogni mezzo contro questo sistema». Il secondo riguarda le modalità della rivoluzione, in risposta a chi, in queste ore, cerca di imbrigliare gli anarchici in un gruppo d’azione organizzato, verticale: «Fatevene una ragione, gli anarchici non hanno capi o generali». E nel documento si riprendono proprio le parole Ardizzone: «La responsabilità individuale è un fondamento dell’anarchismo. Io non prendo ordini né li do: né da nessuno né a nessuno. Agisco rispondendo alla mia coscienza».

Poi un ricordo dei due, coppia nella vita e nella lotta: «Li abbiamo conosciuti nelle assemblee e nei campeggi, dove si parlava di anarchia, solidarietà, carcere, del sistema di dominio che ci circonda e di come fare a combatterlo. Ci affligge non poterli più incontrare nelle nostre strade, ma sappiamo che li avremo sempre al nostro fianco, a prescindere da come ora lo stato li voglia far apparire».

Mercogliano, coinvolto nella maxi-inchiesta “Scripta Manent” sulla cellula eversiva torinese legata alla Fai-Fri che in passato si è contraddistinta per una catena di attentati nel torinese con plichi esplosivi e ordigni temporizzati, e Ardizzone, volto di spicco del movimento anarchico insurrezionalista, nelle ultime settimane erano stati visti in giro per l’Italia ad alcune riunioni in vista del corteo in solidarietà ad Alfredo Cospito, in programma a Roma il 18 aprile, e ad alcuni appuntamenti dell’antimilitarismo e dell’antimperialismo.

Numerose le campagne anarchiche lanciate nell’ultimo periodo. C’è quella per Cospito, militante detenuto da quasi 14 anni e condannato per tentata strage politica, riguardo al quale il ministero della Giustizia dovrà decidere se rinnovare il 41bis, regime di carcere duro, per un altro biennio. E ancora. Quella, internazionale e internazionalista, contro la guerra, in cui sembrano inserirsi i sabotaggi all’Alta velocità, e quella contro le nuove norme del pacchetto sicurezza in Italia.

Dai primi accertamenti di vigili del fuoco, Digos e polizia scientifica, sembra che l’ordigno che Mercogliano e Ardizzone stavano maneggiando in quel casolare, fosse pronto all’uso. E si ipotizza un’azione in preparazione per i prossimi giorni.

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