«Da quando mi sono spostata stabilmente in Italia, ho deciso di espormi. Il mio è un gesto simbolico per riaccendere una luce sulla guerra: l’Ucraina va aiutata, è un dovere di tutti». Anastasia Kucherova è un’architetta russa che vive e lavora a Milano. La sera in cui a San Siro le delegazioni hanno sfilato per l’apertura dei Giochi, Kucherova ha fatto strada ai cinque atleti ucraini portando il cartello con il nome del loro Paese. Avrebbe potuto rimanere anonima, ma ha voluto rivendicare la sua scelta.
Come mai ha portato lei la targa ucraina?
«Quando è stato chiesto a noi volontari se ci fosse un Paese a cui teniamo particolarmente ho avuto un solo pensiero: volevo sostenere l’Ucraina. Fin dall’invasione della Crimea, ho sempre trovato estremamente sbagliate le azioni del governo russo. Non torno in Russia da 8 anni. Ora mi esprimo liberamente e sostengo la parte offesa, cioè l’Ucraina. Tra i russi all’estero, esistono diverse forme di resistenza: bisognerebbe unire le forze e sostenere coi fatti Kiev. E l’Europa non dovrebbe abbandonare l’Ucraina».
Ha parlato con gli atleti?
«Erano molto gentili. Mi hanno salutata in russo, forse ci siamo un po’ riconosciuti dall’aspetto. D’altronde da sempre esistono dei legami tra i due popoli. Per me sono dei veri eroi: si sono dovuti preparare a queste Olimpiadi in condizioni molto più difficili rispetto ad altri».
Cosa ne pensa della decisione del Cio di escludere l’ucraino Vladyslav Heraskevych dalle gare per il suo casco commemorativo?
«È una scelta vigliacca. Il Comitato ha voluto mantenere la neutralità, ma non era la situazione. Il minimo che si può fare è riconoscere la sofferenza e il dolore degli ucraini, perché di fatto stanno difendendo il fronte anche per tutti gli altri».
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