Un nuovo attacco, il quarto in due settimane, con lo stesso copione: i militari al riparo nel bunker mentre all’esterno arriva il boato e la distruzione. Finisce nuovamente nel mirino dei droni iraniani la base di Ali Al Salem in Kuwait, che ospita anche il contingente italiano, per fortuna rimasto incolume. Lo ‘shaed’ di Teheran ha colpito un capannone mandando in frantumi un drone da ricognizione italiano all’interno, indispensabile per lo svolgimento delle attività operative.
Ad Ali Al Salam, dove c’è anche un contingente americano, ci sono attualmente alcune decine di militari italiani rispetto ai 321 presenti prima dello scoppio della guerra in Iran. Già nei giorni scorsi il personale militare era stato ridotto.
Soltanto nella base in Kuwait si tratta del terzo attacco in due settimane: il primo si era verificato tra l’1 e 2 marzo, con danni limitati ad alcune infrastrutture. Nella notte tra il 5 e il 6 marzo erano stati invece colpiti dei rifornimenti di carburante e si era verificato un vasto incendio. Due caccia F2000 italiani, di cui uno è inefficiente da circa un mese, erano stati colpiti da schegge durante i recenti attacchi. Poi era toccato alla base di Camp Singara ad Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove lo scorso 11 marzo un autocarro adibito al trasporto di dispositivi logistici era stato ancora distrutto da un drone iraniano.
L’altro fronte critico è invece il Libano. Anche se nessun militare italiano sarebbe coinvolto negli attacchi delle ultime ore ad alcuni caschi blu di Unifil, restano dubbi sul prosieguo di questa missione. L’Italia partecipa ad Unifil con 1.300 italiani a Shama, Al Mansouri e Naqura. Una nave della Difesa è già in zona e l’eventuale piano di evacuazione sarebbe pronto a scattare se necessario, ma tutto dipende dalle Nazioni Unite.
Per approfondire:
Trump: “Il futuro della Nato molto negativo se non collabora in Iran”
Donald Trump avverte la Nato, minacciando un futuro “molto negativo” se gli alleati degli Stati Uniti non contribuiranno a garantire l’apertura dello Stretto di Hormuz. E’ il messaggio schietto e diretto del tycoon alle nazioni europee perché si uniscano al suo sforzo bellico in Iran, contenuto in un’intervista rilasciata domenica al Financial Times.
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