Auto elettriche, la grande frenata: almeno 12 marchi mondiali ridimensionano i piani

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La transizione verso il full electric non è più una corsa a tappe forzate. È una marcia indietro collettiva.

Almeno dodici grandi case automobilistiche globali stanno riducendo, ritardando o addirittura abbandonando gli obiettivi più ambiziosi sui veicoli a batteria. La ragione è semplice e brutale: il mercato non li vuole come si pensava, i governi stanno ritirando gli incentivi e il rombo del motore a benzina continua a far battere il cuore di troppi clienti.

L’inchiesta

Lo rivela il Financial Times in un’inchiesta che fotografa un cambio di rotta epocale.La notizia più clamorosa arriva dal Giappone. Honda ha ufficialmente seppellito il piano di dire addio ai motori endotermici entro il 2040. Non solo: la casa di Tokyo ha già messo in conto perdite per 16 miliardi di dollari nei prossimi due anni proprio per colpa della revisione della strategia elettrica. Un colpo durissimo per un marchio che fino a ieri sembrava tra i più convinti.

Ma non è sola. Mercedes-Benz, Ford, Stellantis e Volvo Cars hanno tutte ridimensionato i target di produzione di vetture completamente elettriche. Nel segmento del lusso il dietrofront è ancora più evidente. Rolls-Royce – proprietà BMW – ha annunciato questa settimana che continuerà a vendere auto a benzina anche dopo il 2030. Bentley, Lotus, Audi e Porsche avevano già abbassato la soglia: niente più obiettivo “solo elettrico” o “80% elettrico” nel prossimo decennio.

La strategia

E molte stanno allungando la vita delle ibride plug-in, quelle che fino a ieri dovevano essere solo una soluzione di passaggio. Lamborghini, altro marchio del gruppo Volkswagen, ha fatto marcia indietro sul suo progetto più ambizioso: la Lanzador, la prima Lamborghini elettrica pura, non arriverà più entro il 2030. Diventerà un’ibrida plug-in. Il motivo? Il patron Stephan Winkelmann lo ha spiegato senza giri di parole: «Il tasso di rifiuto delle auto completamente elettriche è in aumento. L’aspetto emotivo di una Lamborghini è legato alle vibrazioni, al modo in cui sterza, frena… e uno dei principali fattori di rifiuto è stata la mancanza del suono del motore». Ferrari, da parte sua, non rinuncia al lancio del suo primo modello a batteria – la Luce – di cui comincerà ad accettare ordini a maggio. Ma non molla la produzione dei V8, V12 e V8. Il ceo Benedetto Vigna lo ripete da mesi: «Non costringeremo mai i nostri clienti a rinunciare al rombo che amano». Anche Bentley venderà ibride plug-in oltre il 2035 e il suo primo modello elettrico arriverà con due anni di ritardo rispetto al piano originale.Il dietrofront colpisce soprattutto il mondo del lusso perché lì il cliente paga anche – e soprattutto – per l’emozione. Rolls-Royce aveva lanciato la Spectre, la sua prima elettrica, nel 2023, tra i primi del segmento. Oggi il suo amministratore delegato Chris Brownridge ammette con onestà: «Dal lancio della Spectre il mondo è cambiato».

La politica

E il mondo, in effetti, è cambiato soprattutto a livello politico. Da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca, gli Stati Uniti hanno cancellato gli incentivi federali per l’acquisto di elettriche, tagliato i fondi per le colonnine di ricarica e ridimensionato gli obiettivi di riduzione delle emissioni. Anche l’Unione Europea ha ammorbidito le sue regole sulle emissioni. Due mosse che hanno tolto ossigeno a un’industria che aveva investito miliardi puntando su normative sempre più stringenti.Il conto è salato. Secondo i calcoli del Financial Times, tra lanci cancellati, investimenti ridotti e obiettivi rivisti, l’industria automobilistica globale ha bruciato almeno 75 miliardi di dollari nell’ultimo anno. Soldi che dovevano servire a costruire un futuro elettrico e che invece stanno finendo – almeno in parte – per tenere in vita un presente fatto ancora di benzina, diesel e, soprattutto, di emozioni che nessuna batteria, per ora, riesce a replicare perfettamente. La rivoluzione elettrica non è morta. Ma ha rallentato. E per la prima volta, dopo anni di annunci trionfali, i grandi costruttori lo ammettono ad alta voce: il cliente ha sempre ragione. Anche quando sceglie di sentire il cuore battere sotto il cofano.

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