Avevano 8 anni, ora sono maggiorenni. E testimoniano contro la loro ex maestra

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A volte il cerchio della resa dei conti, comunque andrà, si chiude molto tempo dopo. Quando non ci si aspetta più niente. Quando i ricordi sono sbiaditi e vanno rievocati. E quando i traumi, se ci sono stati, hanno prodotto i loro effetti.


La testimonianza dopo anni

Facevano le elementari. Oggi si stanno preparando per la maturità. Erano bambini di sette, otto, nove anni. Ora sono maggiorenni che si stanno per iscrivere all’Università. Hanno ricevuto la convocazione dalla Corte d’appello di Torino. Dieci, dodici anni dopo i fatti, dovranno comparire in aula e raccontare cosa ricordano dei presunti maltrattamenti subiti da una delle loro maestre delle elementari.


Chi sono gli ex alunni

Formalmente sono parti offese. Sono quattro dei 21 alunni che, secondo la procura, tra il 2014 e il 2018, sarebbero stati «vessati, mortificati, umiliati» in classe da Laura Prunotto, l’imputata. Assolta in primo grado, la docente è processata in questi giorni dalla Corte d’appello. E sono stati proprio i giudici di secondo grado, durante l’udienza che si è celebrata qualche giorno fa, ad annunciare il colpo di scena.

L’istruttoria dibattimentale verrà riaperta. In sostanza, si rifarà una parte del processo. Quattro ex alunni dell’imputata, due ex della scuola elementare Alvaro Gobetti e due ex della Leone Sinigaglia, dovranno comparire alla prossima udienza e spiegare ai giudici in cosa consistono i presunti maltrattamenti subiti, che la pm Giulia Rizzo ha contestato sin dalla nascita dell’inchiesta.


«Impediva ai bambini di andare in bagno»

Sarà la prima volta in cui questi ex bambini – ormai ragazzi – dovranno testimoniare in aula. Erano stati sentiti anni fa dalla pg e dalla procura. Al processo di primo grado che si è concluso nel dicembre del 2024 avevano parlato come testi e parti civili solo alcuni genitori. Le dichiarazioni dei bambini erano state acquisite. Ma adesso per la Corte d’appello è fondamentale, per valutare, che siano proprio gli ex allievi a parlare.

«Obbligava a ripetere fino al vomito, impediva ai bambini di andare in bagno tanto che si facevano la pipì addosso, li insultava, strappava le pagine dei quaderni, li trascinava per le orecchie», alcune delle accuse sostenute in appello dalla pg Sara Panelli. «Vi appendo al muro», «vi spacco l’osso sacro», alcune delle espressioni che avrebbe detto l’imputata.


La prima assoluzione

«Non ho mai maltrattato i miei alunni, c’era un complotto dei genitori contro di me», si era difesa Laura Prunotto. Il tribunale l’ha assolta perché «mancava la prova oltre ogni ragionevole dubbio dell’abitualità delle condotte». La procura ha fatto appello chiedendo la condanna dell’insegnante e delle altre imputate che avrebbero fatto finta di non vedere: la ex preside, la vicaria e una dirigente di plesso.

Erano state tutte sentite in primo grado. «La dirigente ci disse – aveva dichiarato la vicaria al dibattimento – mi raccomando, state tutte sempre con le porte aperte. Perché le porte aperte sono una garanzia. E alla fine, siccome i genitori volevano la certezza che quella maestra non entrasse mai più in classe, venne stabilito di evitare di mettere Prunotto con i più piccoli. Se deve andare a fare supplenze, ci disse la dirigente, vada dai grandi».


Traumi infantili

I «grandi» avevano otto, nove e dieci anni. Ora che lo sono veramente, per la prima volta dovranno rispondere alle domande dei giudici. C’è chi dice che è passato troppo tempo. Ma gli avvocati di parte civile sono fiduciosi. Come Riccardo Magarelli: «Questi ragazzi hanno iniziato la scuola dell’obbligo in maniera traumatica. Oggi sono al liceo.

Speriamo che, in maniera catartica, chiudano il ciclo con una sentenza che consenta loro uno sguardo più sicuro per il futuro». «La corte con l’ordinanza di rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale – precisa il legale – ha dato un segnale chiaro sulla debolezza motivazionale della sentenza di primo grado».

Dunque, è quasi tutto da rifare. Da ricordare. Da rielaborare. I genitori hanno già parlato. Le dirigenti accusate di avere coperto l’imputata anche. Mancano solo loro. I bambini. Forse non è tardi per sentirli. Dicono i loro legali: «Alcuni sono ancora in analisi per i traumi subiti».

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