Bambino di 2 anni appeso nel vuoto dal balcone. La madre indagata: “Era una punizione”

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A dare l’allarme, non prima di avere gridato per lo spavento, è stata una vicina di casa. Stava stendendo i panni sul balcone, quando ha sporto la testa all’insù. E ha visto, con terrore, una donna, su al settimo piano, scuotere forte un bambino. Tenendolo appeso per i piedi, a testa in giù: «Lo reggeva dalle caviglie la testa all’ingiù, sporgendo il suo corpo verso il vuoto. Ho pensato che lo volesse uccidere. Che lo stesse lanciando nel cortile. Per questo ho chiamato subito la polizia».

Era il 29 settembre. Quel bambino è sopravvissuto. Ha due anni ed è uno dei due figli di una donna che è finita indagata dalla procura di Torino per tentato omicidio. Questo il reato originario con cui è stato aperto il fascicolo, sulla scrivania del pm del gruppo Fasce deboli Davide Lucignani.

Abuso di mezzi di correzione

L’inchiesta è ancora in corso. Ci sono molti aspetti, complessi, da verificare. Dopo alcuni accertamenti iniziali, il reato è stato poi modificato in abuso di mezzi di correzione. «Non volevo ammazzare il mio bambino, stava facendo i capricci e volevo solo spaventarlo. Al mio paese si usa così», avrebbe detto la madre, emigrata da pochi mesi dal Pakistan. Ma il caso è ancora da chiarire. Dalle parole della donna alla dinamica del fatto. La procura dei minori, data la gravità dell’episodio, si è attivata. La madre e i figli sono stati collocati in comunità.

Il figlio di due anni

Lo ha deciso il tribunale dei minori. Per ora viene considerato rischioso che la mamma, difesa dall’avvocata Stefania Agagliate, stia da sola con i bimbi. Per un periodo verrà monitorata e affiancata da psicologi e servizi sociali. Il figlio di due anni, comunque sia andata, ha rischiato la vita. Perché è stato scosso nel vuoto da una ventina di metri. «Lo teneva solo per le caviglie», ha ripetuto la vicina, sotto choc, agli agenti del commissariato Madonna di Campagna, che sul momento hanno sentito la madre. «Mio figlio ha fatto una marachella e volevo punirlo, l’ho messo a testa in giù per riportarlo alla calma», avrebbe detto. Come se la sua fosse una pratica educativa consueta.

Madre e figli in una comunità

In una prima fase dell’inchiesta, quando era aperta per tentato omicidio, i figli sono stati affidati a un’altra famiglia. Ma siccome «soffrivano molto», così c’era scritto sulla relazione dei servizi, alla fine era stata trovata una soluzione di compromesso. Tutti e due i bimbi, con la mamma, sono stati ospitati in una comunità. I piccoli sarebbero spaesati. Anche perché sono arrivati in Italia solo a settembre.

Nel verbale i poliziotti hanno scritto: «Gli scriventi chiedevano spiegazione di tale gesto, forse legato a motivi di cultura e di gestione infantile. Risultava essere una pratica alquanto usuale e per nulla contraria alle mansioni di educazione genitoriale. Per la donna non era un gesto pericoloso tale da allertare la polizia». Anche su questa versione dei fatti, come il resto del contorno della vicenda, la procura cercherà di fare luce.

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