La volatilità dei mercati finanziari potrebbe amplificare gli effetti economici dello shock energetico legato alla guerra con l’Iran. Lo ha detto il vicepresidente della Banca centrale europea Luis de Guindos, invitando a mantenere prudenza nella risposta di politica monetaria. «Prevedere inflazione e crescita è ora più complicato del solito, vista la forte oscillazione dei prezzi dell’energia durante la guerra in Iran», ha affermato de Guindos. «La volatilità dei mercati può amplificare gli effetti economici di uno shock energetico e portare a conseguenze ancora più forti sull’economia».
Parlando a Madrid durante un incontro del settore finanziario, il vicepresidente della Bce ha sottolineato che il conflitto in Medioriente ha introdotto “un ulteriore elemento di incertezza e volatilità in un contesto globale già complesso”, rendendo più difficile elaborare previsioni macroeconomiche affidabili.
De Guindos ha invitato a “mantenere la calma” e a non reagire in modo eccessivo nelle valutazioni sull’impatto dell’aumento dei prezzi energetici, pur riconoscendo che la guerra “ha un effetto negativo sull’economia europea”. Il vicepresidente della Bce ha aggiunto che, in questa fase, l’istituto di Francoforte dovrà basare le proprie analisi su diversi scenari di crescita e inflazione, alla luce dell’elevata incertezza.
Le nuove proiezioni macroeconomiche degli esperti della Bce saranno pubblicate in occasione della prossima riunione di politica monetaria del 19 marzo. De Guindos ha osservato che, nonostante la volatilità registrata nelle ultime settimane, l’andamento dei mercati finanziari resta finora “relativamente ordinato” e non si segnalano problemi di liquidità.
L’Agenzia Internazionale per l’Energia ha proposto il maggiore rilascio di riserve petrolifere della sua storia per cercare di ridurre i prezzi del greggio. Il rialzo dovrebbe superare i 182 milioni di barili di petrolio immessi sul mercato in due volte nel 2022, quando la Russia ha invaso l’Ucraina. La quantità è sufficiente per 124 giorni di mancata fornitura di greggio dal Golfo.
La Germania è tra i primi Paesi ad aver annunciato il provvedimento.
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