NAPOLI. «Siamo preoccupati. Dopo anni di impegno costante e di confronto continuo con le direzioni sanitarie, con l’unico obiettivo di costruire un reparto trapianti pediatrico e adulti d’eccellenza, ci ritroviamo di nuovo al punto di partenza. È come tornare indietro di dieci anni, quando il reparto subì un evidente smantellamento e parallelamente aumentò il numero dei decessi tra i bambini trapiantati: all’epoca l’attività venne sospesa, con conseguenze inevitabili per i pazienti».
Dafne Palmieri è la mamma di un ragazzino che anni fa ha subito un trapianto ed è tuttora in cura al Monaldi di Napoli. È anche portavoce del Comitato genitori dei bambini trapiantati, un piccolo organismo che si è sempre interfacciato con la direzione sanitaria del nosocomio sulle scelte organizzative del reparto trapianti.
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Con la morte del piccolo Domenico, il bambino di due anni e quattro mesi deceduto dopo aver ricevuto un cuore risultato congelato dopo la fase dell’espianto, il reparto di Trapianti pediatrici ha subito un vero sconvolgimento: Maria De Feo, responsabile del programma trapianti, è stata sospesa in seguito alla sospensione del percorso di trapianto pediatrico decisa dalla direzione sanitaria. Una decisione che pesa direttamente su tutti i pazienti ancora in cura dopo un trapianto. «Questo significa che attualmente non c’è un responsabile del programma trapianti al Monaldi. E questa figura non è certo secondaria. Il trapianto è un processo complesso, non inizia e finisce in sala operatoria. Si resta in cura per sempre. Ecco perché serve un governo chiaro del percorso», dice Dafne Palmieri.
Il piccolo Domenico con la madre Patrizia Mercolino 

Adesso anche i pazienti si trovano in balia della tempesta, con il timore di un ritorno a quanto accadde nel 2016, quando – a seguito dei casi degli anni precedenti – l’esito di un’ispezione ministeriale portò alla sospensione delle attività trapiantologiche pediatriche presso il Monaldi.
Per questo motivo hanno scritto al presidente della Regione Campania, Roberto Fico, chiedendo un incontro. Sperano in un cambio di passo rapido, che permetta di salvare il reparto di trapiantologia del Monaldi e allo stesso tempo ne corregga la rotta. E sperano soprattutto che «non si perda tempo, perché chi necessita di cure costanti non può restare in sospeso». «Abbiamo sentito il presidente Fico dire ai giornalisti che non può intervenire sulla direzione finché non arriveranno gli esiti dell’ispezione ministeriale e finché non si esprimerà la magistratura. Ma questo non ci rassicura – spiega Palmieri -. Il presidente, oltre a svolgere un ruolo di indirizzo politico, è anche assessore alla Sanità e ha quindi funzioni di governo. In quanto tale, è l’unico competente a decidere un eventuale commissariamento della direzione. Fico – incalza Palmieri – non deve aspettare ministero o magistratura per assumere una decisione amministrativa: può farlo se ritiene che le condizioni lo permettano. Ed è proprio questo che noi chiediamo: un’assunzione di responsabilità immediata, nell’interesse dei pazienti e della trasparenza».
I precedenti
Non come accadde anni fa, quando il Comitato provò a dialogare con tutte le figure istituzionali preposte al Monaldi. «Molti finsero di ascoltarci ma senza intervenire, qualcuno invece ci attaccò duramente», ricorda la portavoce dei genitori. Per capire contro quale muro si sia scontrato il Comitato bisogna tornare al 2022, quando si verificò un cambio di gestione importante all’interno del Monaldi. «In quell’anno si insediò la nuova direzione strategica con direttrice generale l’avvocata Anna Iervolino, che, per quanto ci riguarda, da subito apparve ostile al confronto con i pazienti: si è sempre rifiutata di incontrarci. E ci è apparsa poco trasparente nelle decisioni che prendeva: cominciò a smontare un pezzo alla volta gli elementi fondanti del centro unico trapianti che era stato costruito, senza mai metterci al corrente».
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Un centro costruito con fatica dopo il periodo buio del 2016. «Tra il 2019 e il 2021 – ricorda Palmieri – fu consolidato un modello organizzativo solido, con soluzioni logistiche, infrastrutturali e organizzative ben definite. C’era perfino un operation manager a garantire il governo del processo. Con la nuova direzione generale, la figura dell’operation manager scompare. Nel 2024 la direzione strategica pubblica una delibera di nuova organizzazione del centro trapianti, distruggendo di fatto il centro unico. E, come se non bastasse, interrompe per un periodo i lavori del reparto, che riprendono solo dopo un anno e mezzo, per la realizzazione del reparto unico di trapianti».
Sul ponte della Sanità a Napoli lo striscione degli ultras in menoria di Domenico (ansa)

Il Comitato non rimase a guardare e bussò alle porte delle figure istituzionali preposte. «Ottenemmo un incontro con Maria De Feo, con l’allora direttore sanitario dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, Giuseppe Fiorentino, e con l’allora direttore medico del Monaldi, Maria Cristina Boccia. Successivamente ci rivolgemmo al Centro regionale campano dei Trapianti, che però non ci diede mai risposte. Passammo quindi al livello successivo, al direttore generale per la Tutela della Salute e il Coordinamento del Sistema sanitario regionale, Antonio Postiglione, al quale chiedemmo di istituire un tavolo tecnico sui processi di riorganizzazione come nel 2017. Ma non ottenemmo nulla». Così il Comitato scrisse all’allora presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che non solo non li ricevette, ma in due dirette Facebook pronunciò parole pesanti nei loro confronti: «In relazione a delle proteste al Monaldi, parlò di un comitato di “sedicenti mamme”. Un mese più tardi tornò sull’argomento evocando la camorra, dicendo che eravamo delle camorriste e che avrebbe proceduto a denunciarci. La denuncia non l’ha mai fatta».
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Fatto sta che il Comitato ha sempre trovato un muro davanti a sé, come quello della nuova gestione. Un muro che oggi i genitori che fanno parte di questo piccolo “organismo” chiedono, soprattutto a Fico, di abbattere, per recuperare quanto di buono era stato costruito, nell’esclusivo interesse dei pazienti. «Noi non abbiamo interessi politici – conclude Palmieri – abbiamo un solo interesse: che il centro funzioni e che i nostri figli possano essere curati in sicurezza».
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