Bond, energia, titoli della difesa: come difendersi dal crollo in Borsa

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MILANO. L’escalation del conflitto in Medio Oriente continua a pesare sui mercati finanziari. Le Borse europee ampliano le perdite mentre l’aumento dei prezzi dell’energia riaccende i timori sull’inflazione e cambia le aspettative sulle mosse delle banche centrali. L’aumento dei costi energetici ha inoltre fatto salire i rendimenti obbligazionari globali, riflettendo un orientamento più aggressivo nelle attese sui tassi.

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Azioni

Restano sotto pressione i settori più ciclici: banche, industriali, auto, consumi discrezionali e lusso. I comparti legati ai viaggi e al tempo libero continuano a essere tra i più colpiti, con le compagnie aeree penalizzate dal rialzo del carburante e dall’incertezza geopolitica.

A beneficiare del nuovo scenario restano invece energia e difesa, sostenute dall’aumento delle materie prime e dalle attese di maggiore spesa militare. Il nodo, come sottolineavano già ieri diversi analisti, resta la durata del conflitto: uno shock breve potrebbe limitare l’impatto macro; uno prolungato rischia di spingere il greggio verso quota 100 dollari con effetti più duraturi su inflazione e crescita.

Petrolio e gas

Oggi il Brent sale del 4,3% a 80,86 dollari al barile. L’Europa importa la gran parte del proprio fabbisogno energetico e il nuovo rialzo del greggio riaccende le pressioni sui prezzi.

I prezzi all’ingrosso del gas europeo, che ieri avevano chiuso in aumento tra il 35% e il 40%, risultano ancora in rialzo oggi.

Secondo un’analisi della Bce pubblicata a dicembre, uno shock permanente sul petrolio di questa entità potrebbe aumentare l’inflazione dell’area euro di 0,5 punti percentuali e ridurre la crescita di 0,1 punti.

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Obbligazioni e Btp

La reazione dei mercati obbligazionari oggi è diversa rispetto alla tenuta vista ieri. I titoli di Stato sono stati venduti in modo marcato.

Il rendimento del Bund tedesco a due anni sale di quasi 8 punti base al 2,16% (in rialzo di 15 punti base rispetto a venerdì, il maggiore balzo in due giorni degli ultimi dieci mesi). Il decennale tedesco cresce di 6 punti base al 2,76%. Anche negli Stati Uniti il Treasury a due anni sale di 5 punti base al 3,53%, mentre nel Regno Unito il gilt a due anni avanza di 12 punti base al 3,77%.

I mercati ora prezzano una piccola possibilità di rialzo dei tassi da parte della Bce entro fine anno, mentre fino a pochi giorni fa scontavano circa il 40% di probabilità di un taglio. L’inflazione dell’area euro è attualmente all’1,7%, sotto il target del 2%, elemento che rende complesso uno scenario di strette immediate, ma il rischio di effetti di secondo livello – via salari – resta osservato speciale.

Oro

L’oro arretra nonostante il clima di tensione geopolitica. Il rafforzamento del dollaro ha compensato la domanda di beni rifugio legata all’escalation del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran.

Il prezzo spot scende dell’1,4% a 5.252,05 dollari l’oncia, mentre i futures statunitensi con consegna ad aprile cedono lo 0,9% a 5.263,80 dollari. Il dollaro si è portato sui massimi da oltre un mese, sostenuto dalla domanda e da un sentiment prudente sui mercati. Un biglietto verde più forte rende le materie prime denominate in dollari, come l’oro, più costose per chi acquista con altre valute.

Secondo gli analisti, il calo riflette il fatto che il mercato sta attribuendo maggiore peso ai rischi inflazionistici derivanti dalla guerra e al conseguente rialzo delle aspettative sui tassi. L’oro, che non offre rendimento, tende infatti a performare meglio in un contesto di tassi più bassi.

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