Bonus benzina e aiuti alle imprese, ma il voto rinvia le misure anticrisi

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Il referendum sulla giustizia blocca le misure per l’economia. La prossima settimana non si dovrebbe tenere la riunione del Consiglio dei ministri e così alcuni provvedimenti che il governo intende varare in questa delicata congiuntura economica sono rinviati alla settimana successiva, lasciando così alla politica tutto il tempo di concentrarsi sugli ultimi giorni di campagna elettorale in vista del quesito sulla separazione delle carriere.

Il decreto fiscale è fermo nel cassetto di Palazzo Chigi da diverso tempo e giovedì ci è voluto un comunicato del ministero dell’Economia per rassicurare le imprese che le norme in preparazione saranno varate al primo Cdm utile. Nella bozza di questo articolato, oltre al rinvio della tassa sui piccoli pacchi cinesi e lo stop alla clausola Made in Ue dell’iperammortamento, potrebbero entrare anche delle misure di compensazione legate ai rialzi dei prezzi conseguenti alla guerra con l’Iran. Cresce l’ipotesi di un intervento anti rincari con sgravi fiscali alle aziende che esportano e un aiuto per le bollette delle Pmi. La Lega ha proposto di istituire un prezzo massimo oltre cui la benzina non può andare.

Se è vero che un intervento sulle accise mobili è sempre meno probabile, l’esecutivo sta studiando un bonus benzina per le famiglie con reddito fino a 15 mila euro di Isee e un credito d’imposta per gli autotrasportatori. La premier Giorgia Meloni ha ribadito che il taglio temporaneo delle accise sui carburanti resta un’ipotesi sul tavolo, però utilizzare ora l’extragettito Iva generato dalla risalita dei prezzi avrebbe un impatto poco significativo per i consumatori perché lo sconto alla pompa sarebbe di soli 6 centesimi al litro. Non è neanche detto che l’extragettito Iva si possa spendere così, perché le entrate discrezionali – ovvero dovute ad aumenti della base imponibile e non a scelte politiche – secondo le nuove regole Ue sono destinate alla riduzione del debito. Il che significa che per finanziare un taglio delle accise serve una copertura. Comunque, un eventuale sconto di 6 centesimi resterebbe molto lontano dai 30 centesimi al litro che Mario Draghi riuscì ad abbattere nel precedente del 2022, in seguito all’invasione russa dell’Ucraina. Quell’esecutivo spese un miliardo al mese per ridurre le accise, risorse che Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti non hanno nel bilancio pubblico. Al momento si può pensare solo a un bonus carburanti di 70-80 euro per le famiglie povere da erogare attraverso la carta “Dedicata a te” e un’agevolazione per i tir nell’acquisto di gasolio, benzina e gpl. Il credito d’imposta per i camionisti, secondo le intenzioni del governo, dovrebbe scongiurare che la fiammata dei prezzi sui trasporti si scarichi sui prodotti, in primis i generi alimentari. Guardando il carrello della spesa è però evidente come i costi degli alimentari si siano già impennati. La strategia per arginare l’inflazione è ancora in divenire, anche perché tante sono le incognite sulla durata della guerra e i riflessi sull’economia. Grandi risorse da mettere in campo non ce ne sono, e allora in caso di urgenza il Mef potrebbe decidere di utilizzare la dote riservata a Transizione 5.0. Si tratta di 1,4 miliardi di euro dedicati alla copertura delle richieste delle aziende arrivate dopo il 7 novembre, la data in cui il governo comunicò l’esaurimento del plafond da 2,5 miliardi per Transizione 5.0, creando di fatto un danno agli imprenditori che pensavano di avere il diritto di usufruire dell’incentivo sugli investimenti fino al termine del 2025. Transizione 5.0 è stato sostituito nel 2026 dall’Iperammortamento, la maxi deduzione fino al 180% sui beni strumentali acquistati in Europa. Proprio questo paletto sul Made in Ue è però destinato a saltare con il decreto fiscale. L’estensione, richiesta dal mondo delle imprese, permetterà l’acquisto di beni strumentali anche da produttori che offrono macchinari competitivi come quelli americani o coreani, oltre a quelli cinesi.

L’Ance, l’associazione dei costruttori, chiede un’operazione contro i rincari dei materiali da costruzione. «Con l’inizio del conflitto nel Golfo abbiamo ricevuto le prime segnalazioni da parte delle nostre imprese di aumenti non solo dei derivati petrolchimici come il bitume, ma anche di altri materiali come l’acciaio», spiega la presidente Ance, Federica Brancaccio. Solo per dare qualche cifra, le aziende segnalano un incremento dei prezzi di asfalto e bitume in Piemonte del 20%, in Liguria del 50%. In Lombardia il gas segna un +70%, il bitume +56% e il gasolio +28%. I costruttori propongono di «adottare uno strumento simile a quello che fu introdotto già per la guerra in Ucraina, che sterilizzava l’aumento del gettito fiscale derivante dall’incremento dei prezzi, e di estenderlo a tutte le materie prime che risentono in modo diretto o indiretto della crisi in atto».

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