Il vertice dei leader europei nel castello di Alden Biesen ha permesso di avere un “confronto approfondito sulle iniziative in materia di competitività” e la formula del “ritiro” rappresenta “un valore aggiunto”. Ma ora “è il momento di agire rapidamente”. A fare un bilancio in esclusiva per La Stampa, all’indomani dell’incontro, è Ursula von der Leyen che apre così ufficialmente le porte del Condominio Europa. Ah e poi parliamo anche di bollette energetiche, di come funzionano i due forni che scaldano il Parlamento europeo, di minori sui social network, di abiti nuovi mandati al macero e del sapore che ha una specie particolare di aringa svedese.
Sono Marco Bresolin e questa è Condominio Europa, la nuova newsletter de La Stampa che spedisco nella tua casella di posta elettronica direttamente da Bruxelles per aiutarti a decifrare la complessità degli affari europei attraverso notizie, storie, analisi e curiosità raccolte nei palazzi delle istituzioni Ue.
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CHI HA FATTO PALO?
Chi ha vinto? Chi ha perso? Chi ha fatto palo? Parafrasando Wiston Churchill, potremmo dire che gli italiani vivono i Consigli Europei come se fossero delle partite di calcio (o come se fossero il SuperG di Federica Brignone) e viceversa. Ma i Consigli Europei non sono delle partite di calcio. Non è sempre facile stabilire con esattezza il risultato, individuare vincitori e vinti. Eppure, molti si ritrovano a seguirli con uno spirito quasi da ultras.
I Consigli Europei sono una specie di assemblea di Condominio. Ma di quelle che discutono degli interventi straordinari e che dunque richiedono l’unanimità. Per essere tutti d’accordo, bisogna trovare un punto d’incontro e scendere a dei compromessi.
Ancor più difficile è stabilire “il risultato” di un Consiglio Europeo informale come quello che si è tenuto ieri a Biezen, nelle Fiandre, nel castello di Alden Biesen che non aveva nemmeno l’ambizione di produrre una dichiarazione comune. I leader europei hanno trascorso tutta la giornata nell’edificio costruito nel Sedicesimo secolo (io ero nella sala stampa allestita in un anonimo tendone bianco lì a fianco) per una doppia sessione di “brainstorming”. Un po’ come fanno i dirigenti delle grandi aziende.
Hanno discusso prima con Mario Draghi di come rilanciare la competitività dell’industria europea, poi hanno fatto lo stesso con Enrico Letta per capire come far funzionare al meglio il mercato interno. In mezzo si sono confrontati tra di loro sulle riforme da adottare. Sono entrati con posizioni molto diverse tra di loro, ma a quanto pare il dialogo a qualcosa è servito.
Nessuna rivoluzione, per carità. Ma su alcune cose c’è stato un passettino in avanti come è solita fare l’Europa, per la quale i progressi non vanno mai misurati con il metro, ma con il micrometro.
A raccontare lo “spirito” di questo incontro e di ciò che ne seguirà, in esclusiva per i lettori di questa newsletter, è uno dei partecipanti: la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.
“L’ago della nostra Bussola per la Competitività punta verso un’economia prospera e moderna – racconta von der Leyen –. Stiamo andando avanti in questa direzione. Giovedì abbiamo avuto un dibattito approfondito durante il nostro ritiro con i capi di Stato e di Governo, che ha fatto seguito al ritiro del Collegio dei commissari della settimana precedente. Ora è il momento per tutti noi di agire rapidamente e di trasformare il nostro Patto per un Mercato Unico in realtà. La Commissione sarà pronta”.
Per von der Leyen si tratta del terzo ritiro nel giro di due settimane: due settimane fa era a Zagabria con i leader del Ppe, poi ha portato il collegio dei suoi commissari a Lovanio e giovedì era con tutti i leader Ue nel castello fiammingo. “Durante questi ritiri – continua – ci siamo presi il tempo per un confronto più approfondito sulle nostre iniziative in materia di competitività. E ogni volta ne ho visto il valore aggiunto”.
La posta in gioco, secondo la presidente della Commissione, è alta e va vista in un’ottica complessiva: “Dalle materie prime critiche all’intelligenza artificiale, dai prezzi dell’energia all’Unione dei risparmi e degli investimenti: si tratta di questioni trasversali che richiedono un’attenta preparazione se vogliamo generare benefici reali e concreti per le nostre imprese e i nostri cittadini”.
La partita continua. Il risultato? Lo commenteremo quando arriverà il triplice fischio finale.
SHOCK ELETTRICO
Sai che l’Italia, dopo l’Irlanda, è il Paese dell’Unione europea in cui le imprese pagano le bollette dell’elettricità più alte rispetto alle loro concorrenti? Per Dublino la ragione è evidente: è isolata dal resto del continente. Nel nostro caso le motivazioni sono altre. E non è certo colpa dell’Europa.
La mancanza di infrastrutture di connessione, che l’Italia lamenta, gioca certamente un ruolo. Ma pesano molto la dipendenza dai combustibili fossili, in particolare il gas, e il livello delle imposte nazionali. Solo Polonia e Cipro hanno tasse più alte sulle bollette. Su La Stampa di oggi, ho intervistato Dan Jørgensen, che è il commissario europeo all’Energia, e mi ha spiegato che Bruxelles può fare qualcosa per far abbassare le bollette, ma gli Stati devono darle più poter. Non solo: i governi dovrebbero iniziare a ridurre le tasse nazionali che pesano sul costo finale in maniera significativa.
IN FONDO A DESTRA
All’inizio della legislatura Ue aveva fatto molto scalpore la decisione del Partito popolare europeo di votare una risoluzione politica sul Venezuela con una maggioranza alternativa rispetto a quella “istituzionale” di cui fanno parte socialisti e liberali, la cosiddetta “coalizione Ursula”. Poi è successo di nuovo anche su altri atti legislativi e ormai questa dinamica quasi non fa più notizia.
Martedì l’Aula di Strasburgo ha votato due regolamenti chiave del Patto migrazione e asilo – quello sui Paesi di origine sicuri e quello sui Paesi terzi sicuri – grazie a una maggioranza di destra-centro, con il sostegno dei Conservatori, dei Patrioti e dei Sovranisti.
Anche se il Ppe continua a negarla, la politica dei due forni al Parlamento europeo è ormai un dato di fatto e il pane delle politiche migratorie o climatiche viene sempre più spesso cotto nel forno di destra. I popolari sono il pivot delle due possibili coalizioni alternative che, a seconda della convenienza, si allargano verso sinistra oppure verso destra, usando come stampella quei partiti che non sostengono la Commissione guidata da Ursula von der Leyen.
Posto che le maggioranze al Parlamento sono sempre state piuttosto fluide, spesso costruite attorno a interessi nazionali, la situazione che si sta creando in questa legislatura – con i due schemi alternativi ormai collaudati – è totalmente inedita. Certamente offre più soluzioni al Ppe, ma non dà la necessaria garanzia di stabilità alla Commissione e soprattutto indebolisce il ruolo del Parlamento europeo, che finisce per essere uno strumento da piegare in un verso o nell’altro, a seconda degli interessi dei governi.
C’è poi un’altra cosa da dire rispetto a questo voto, segna una stretta significativa nelle politiche migratorie. I testi sono stati sostenuti anche da alcune delegazioni dei liberali e dei socialisti (soprattutto danesi, svedesi e romeni). E questo è indice del vento che tira in Europa sulle politiche migratorie.
Due legislature fa, nel 2017 l’Europarlamento aveva votato e approvato una riforma del regolamento di Dublino che prevedeva la ridistribuzione obbligatoria dei richiedenti asilo nel nome della solidarietà tra gli Stati. Ora l’approccio è totalmente cambiato.
Con le nuove regole, i migranti che non hanno diritto alla protezione internazionale potranno essere rimpatriati in Paesi terzi, diversi da quelli d’origine. Si creano inoltre le condizioni per respingere in Paesi terzi i richiedenti asilo, scaricando su di loro l’esame delle domande. Un ultimo dettaglio, ma significativo: nel linguaggio istituzionale, ormai non si parla più di migrazione “irregolare”, ma di immigrazione “illegale”. E anche questo la dice lunga sulla nuova linea.
QUANTI ANNI HAI, BAMBINA?
A partire da quanti anni si dovrebbero usare i social network? Sempre più governi si stanno ponendo la domanda e stanno dando risposte, seppur diverse tra di loro. C’è chi dice 14 anni, chi 15, chi 16 e chi invece non sta facendo nulla. Qui trovi un dossier su come si stanno muovendo gli Stati dell’Unione europea e sulle difficoltà a definire una linea comune per via di una serie di ostacoli legati anche alle norme sulla privacy. Ma il problema resta ed è necessario un intervento, anche in ambito normativo. Per esempio, la Commissione europea ha chiesto a TikTok di modificare il design del suo algoritmo perché “crea dipendenza”.
ABITI TRASH
Ti è mai capitato di acquistare degli abiti da un sito di e-commerce e poi di rispedirli al mittente perché troppo grandi, troppo piccoli o semplicemente perché dal vivo non ti piacevano più? Sappi che molto probabilmente quella camicia o quel paio di scarpe è andato distrutto. Succede a circa un terzo degli articoli restituiti online.
Ogni anno, in Europa, una quota tra il 4 e il 9% degli abiti invenduti va al macero prima ancora di essere indossati: una quantità tra le 264 mila e le 594 mila tonnellate. La distruzione genera 5,6 milioni di tonnellate di CO2: le stesse che l’intera Svezia ha emesso nel 2021.
L’Unione europea ha deciso di mettere dei paletti: dal 19 luglio scatterà il divieto di distruggere gli abiti invenduti. Inizialmente solo per le grandi aziende, mentre per quelle medie le regole si applicheranno dal 2030. Potranno farlo soltanto in casi eccezionali, per esempio se danneggiati o per ragioni di sicurezza. Altrimenti dovranno rimetterli in commercio oppure donarli alle associazioni caritatevoli.
ARINGA DIFENSIVA
A proposito di Svezia, nel Condominio Europa ognuno ha le sue abitudini alimentari e le sue “eccellenze” da difendere. In Europa i prodotti che hanno conquistato il marchio di “indicazione geografica protetta”, che li mette al riparo dalle imitazioni, sono 3.900. L’Italia è la regina e ne ha quasi mille (925), Paesi come la Svezia solo 30. Anzi, da pochi giorni 31: la Commissione ha infatti riconosciuto la “Norrlandsströmming”, un’aringa svedese proveniente dalle zone del Mar Baltico settentrionale.
“È lunga in genere 12-20 cm, con una tonalità argentata, anche se le dimensioni possono variare – spiega la Commissione –. Una volta pescata, deve essere smistata entro 24 ore dalla cattura. La bassa salinità dell’area geografica rende la “Norrlandsströmming” più piccola, con un sapore e una consistenza diversi rispetto all’aringa del Baltico. Possiede un sapore simile al pesce d’acqua dolce, con un gusto umami delicato ma ricco, con sentori di lago, panna, albume d’uovo, asparagi verdi e cozze”.
Buon appetito e alla prossima settimana!
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