Sarà il nucleare a garantire la sicurezza energetica dell’Europa e al tempo stesso il raggiungimento degli obiettivi climatici? A Bruxelles si è aperto nuovamente il dibattito, rilanciato dalla strategia di Ursula von der Leyen. Siamo di fronte a una svolta oppure è solo l’ennesimo Ballo del Pinguino nel quale si sta esibendo la presidente della Commissione, che nei giorni scorsi è finita nuovamente nel mirino per alcune dichiarazioni avventate su politica estera e diritto internazionale?
Di certo il ritorno al nucleare suona un po’ come uno schiaffo in faccia all’eredità di Angela Merkel, che aveva deciso di chiudere con l’atomo dopo l’incidente di Fukushima. Magari la risposta dell’ex cancelliera arriverà a maggio, quando salirà sul palco con gli U2. Vuoi saperne di più di questo inedito show? Buona lettura!
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COGLIERE L’ATOMO
La crisi energetica scatenata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, conseguenza del conflitto in corso in Medio Oriente, ha riportato la questione nucleare al centro del dibattito europeo.
Quattro anni fa, l’invasione russa in Ucraina aveva messo in luce i limiti della dipendenza dal gas di Mosca. La nuova crisi legata al petrolio e al gas che arrivano dai Paesi del Golfo mostra quanto sia pericoloso dipendere dalle importazioni di combustibili fossili.
E così Ursula von der Leyen, con il solito tempismo che la contraddistingue, ha pensato bene di andare a Parigi martedì 10 marzo per partecipare al Summit sull’energia nucleare per cogliere l’attimo e rilanciare l’atomo come possibile via d’uscita per garantire maggiore sicurezza energetica all’Europa.
Nel suo discorso, la presidente della Commissione ha riconosciuto che i prezzi dell’elettricità sono troppo alti, che la robotica e l’intelligenza artificiale porteranno a consumi sempre più alti e che dipendere dalle importazioni di gas e petrolio vuol dire essere sempre dipendenti da qualcuno. E dalle guerre che puntualmente finiscono per coinvolgere quel qualcuno.
Von der Leyen ha rivendicato i progressi fatti nel campo delle rinnovabili nell’ultimo decennio, grazie ai quali oggi il solare, il fotovoltaico e l’eolico “hanno ormai superato i combustibili fossili nel nostro mix energetico”. Ha spiegato che le fonti rinnovabili, oltre che pulite, sono anche economiche. Però sono “volatili” perché non garantiscono continuità. Il nucleare, invece, “è affidabile e fornisce energia tutto l’anno, 24 ore su 24”.
Negli Anni ‘90, ha ricordato, circa un terzo dell’elettricità in Europa proveniva dall’energia nucleare, mentre oggi la quota è scesa al 15%. Le ragioni di questo calo sono abbastanza ovvie: dopo il disastro di Chernobyl del 1986, il mondo ha dovuto fare i conti anche con l’incidente di Fukushima del 2011 che ha spinto l’uscita dal nucleare, soprattutto in Germania.
“Voltare le spalle a una fonte di energia affidabile, conveniente e a basse emissioni, è stato un errore strategico” ha ammesso von der Leyen, che pure faceva parte del governo Merkel che decise la svolta. Secondo la presidente della Commissione, “l’Europa è stata pioniera del nucleare e potrebbe tornare a essere leader mondiale in questo campo”.
Va detto che la “svolta” nucleare di von der Leyen non è iniziata martedì. Già nel 2022 la Commissione aveva deciso, tra le proteste, di assegnare l’etichetta “green” agli investimenti finanziari nel nucleare. Un anno fa, poi, il nucleare ha trovato un posto di rilievo – non scontato – nel Clean Industrial Deal lanciato da Bruxelles.
Ora la Commissione ha deciso di stanziare 200 milioni di euro per sostenere gli investimenti privati nello sviluppo di piccoli reattori modulari che, nelle intenzioni di Bruxelles, dovrebbero spuntare come funghi entro il 2030. Ma ci sono un po’ di elementi da tenere in considerazione.
A oggi, meno della metà degli Stati europei usa il nucleare. La Francia è il leader assoluto e ha costituito un’alleanza coinvolgendo altri 13 Paesi in totale. Ne fa parte anche l’Italia, dopo un periodo da “osservatore”, anche se ovviamente il nostro Paese non usa il nucleare.
Ma soprattutto non c’è la Germania. Anche il cancelliere Friedrich Merz ha definito un errore l’abbandono di questa fonte, ma al tempo stesso ha detto che si tratta di una scelta “irreversibile”.
Al netto di tutte le considerazioni sulla sicurezza fatte da chi si oppone a questa soluzione, davvero il nucleare può rappresentare la base della strategia energetica dell’Unione europea se la sua principale economia non è della partita?
DIS-ORDINE EUROPEO
Ma con quello che sta succedendo in Medio Oriente, a Gaza prima e in Iran poi, l’Unione europea crede ancora nella forza del diritto internazionale e nella necessità di avere regole comuni per garantire l’ordine globale? La risposta è semplice: boh.
Lunedì, parlando alla riunione annuale degli ambasciatori Ue, Ursula von der Leyen si è lanciata in una spericolata analisi geopolitica che le è valsa parecchie critiche. “L’Europa non può più essere custode del vecchio ordine mondiale – ha detto la presidente della Commissione – di un mondo che è scomparso e non tornerà”.
Poi ha aggiunto: “Difenderemo e sosterremo sempre il sistema basato sulle regole che abbiamo contribuito a costruire con i nostri alleati, ma non possiamo più fare affidamento su di esso come unico modo per difendere i nostri interessi o presumere che le sue regole ci proteggeranno dalle complesse minacce che ci troviamo ad affrontare. Dobbiamo quindi costruire il nostro percorso europeo e trovare nuove modalità di cooperazione con i partner”.
Meno di 24 ore dopo, davanti alla stessa platea, ha preso la parola Antonio Costa. Che è il presidente del Consiglio europeo e – a differenza della presidente della Commissione – ha il compito di assicurare la rappresentanza dell’Unione in politica estera.
Il portoghese ha subito cercato di correggere il tiro, spiegando quella che dovrebbe essere la “missione” dell’Ue: “Difendere l’ordine internazionale basato sulle regole” e “sostenere i principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite, come delineato nei nostri Trattati”. E quindi “le violazioni del diritto internazionale non devono essere tollerate, che si tratti di Ucraina, Groenlandia, America Latina, Africa, Gaza o Medio Oriente”. Uno a zero e palla al centro.
Ursula von der Leyen ha cercato di riemergere dalla valanga di critiche esibendosi in una delle sue specialità: il Ballo del Pinguino. Ricordi?
“Destra, destra / Sinistra, sinistra / Avanti, indietro / Avanti, avanti avanti”.
La campionessa europea del cambio di posizione geopolitica si è quindi presentata davanti all’Europarlamento con una richiesta: “Permettetemi di sottolineare un punto importante”. Eccolo: “Vedere il mondo così com’è non sminuisce in alcun modo la nostra determinazione a lottare per il mondo che vogliamo”.
E quindi? “L’Unione Europea è stata fondata come progetto di pace. Il nostro incrollabile impegno per la ricerca della pace, per i principi della Carta delle Nazioni Unite e per il diritto internazionale sono centrali oggi come lo erano al momento della nostra creazione. E sosterremo sempre questi principi”.
“Destra, destra / Sinistra, sinistra / Avanti, indietro / Avanti, avanti avanti”.
ATTACÀTI AL TRAM
Se vivi in una grande città, probabilmente il dato ti sembrerà sorprendente. Se invece abiti in una località più periferica, magari corrisponde alle tue aspettative. Sai quanti sono gli italiani che non usano mai, e dico mai, i mezzi di trasporto pubblici? Tanti. Quasi sette su dieci. Per l’esattezza, il 68% non è mai salito su un mezzo pubblico nell’arco di un anno. Il dato emerge dall’ultima indagine di Eurostat ed è riferita alla popolazione con più di 16 anni.
Per avere un termine di paragone, devi pensare che la media nell’Unione europea è del 50,6%, il che vuol dire che un cittadino su due si sposta su tram, treni o bus almeno una volta l’anno. Soltanto Cipro ha una percentuale più alta dell’Italia (85%), ma si tratta di una piccola isola con tutte le sue peculiarità. Subito dietro l’Italia c’è il Portogallo (67,8%) e anche in Francia – fatta eccezione per Parigi – il dato è molto alto (65,1%).
Il valore più basso si registra invece in Lussemburgo (23,1%) e non potrebbe che essere diversamente, visto che il Granducato nel 2020 è diventato il primo Paese al mondo a offrire gratuitamente il servizio di trasporto pubblico a tutti. Ai residenti, ma anche ai semplici turisti. Non esistono controllori, non servono biglietti. Si sale sui mezzi e via.
Più volte nell’arco di un anno mi capita di andare a Lussemburgo perché nei mesi di marzo, giugno e ottobre tutte le riunioni del Consiglio dell’Unione europea (alle quali partecipano i ministri) si tengono qui. È certamente una stranezza, ma si tratta di un obbligo previsto dai Trattati.
Salire e scendere dai mezzi pubblici in città senza doversi preoccupare del biglietto è effettivamente una bella sensazione. In compenso, il treno da Bruxelles per arrivare a Lussemburgo è scomodo, spesso in ritardo e lento per una serie di ostacoli infrastrutturali. Da anni si parla di progetti per migliorare la rete, anche se all’orizzonte non si vedono grandi risultati.
La leggenda metropolitana dice che il Granducato stia facendo ostruzionismo perché vuole evitare che i suoi lavoratori (attratti dai salari più alti di tutta l’Ue) si trasferiscano in Belgio e facciano i pendolari perché “attratti da una migliore qualità della vita”. Ovviamente questa leggenda metropolitana la raccontano soprattutto i belgi.
WITH OR WITHOUT EU
Proprio nelle ore in cui Ursula von der Leyen definiva “un errore strategico” la decisione di uscire dal nucleare che ha reso l’Ue più dipendente dai combustibili fossili, e in particolare da quelli russi, una delle principali artefici di questa strategia veniva premiata per il suo contributo all’integrazione europea.
Angela Merkel è infatti una delle tre persone che hanno ottenuto il livello più alto dell’Ordine europeo al Merito, il nuovo riconoscimento istituito lo scorso anno dal Parlamento europeo. Oltre all’ex cancelliera, sono stati nominati “Membri distinti” dell’Ordine anche l’ex presidente polacco Lech Walesa e l’attuale presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Ma c’è anche un Ordine al Merito di seconda classe che ha permesso di designare dieci “membri onorari”, tra i quali c’è un italiano: il cardinale Pietro Parolin, che condivide il riconoscimento con figure come l’ex presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, o la presidente moldava Maia Sandu.
In terza classe, con il titolo di semplici “membri” ci sono altre figure che si sono distinte per il loro “contributo significativo all’integrazione europea e alla promozione e difesa dei valori europei”. Tra i loro nomi è subito balzato all’occhio quello di Paul David Hewson, meglio noto come Bono Vox, cantante degli U2, premiato con tutta la band irlandese.
I laureati – ha fatto sapere il Parlamento europeo – saranno invitati a una cerimonia ufficiale di conferimento che si terrà tra il 18 e il 21 maggio a Strasburgo. Riceveranno un distintivo e un nastrino di riconoscimento che “devono essere indossati sul lato sinistro del petto, ad eccezione dei distintivi dei Membri Distinti che lo devono indossare intorno al collo”.
Stavo pensando a una frase divertente per chiudere questa newsletter, ma purtroppo “I still haven’t found what I’m looking for”.
Buon weekend e alla prossima settimana!
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