Così 130 mila auto straniere entrano in Russa: le sanzioni aggirate senza problemi

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Nonostante le severe sanzioni imposte da Unione Europea, Stati Uniti e altri Paesi occidentali dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, decine di migliaia di automobili di marchi stranieri continuano ad arrivare sul mercato russo.

Il canale principale di questo flusso parallelo è la Cina, diventata un vero e proprio hub per l’elusione delle restrizioni.

I numeri del traffico di auto

Secondo un’indagine basata sui dati di immatricolazione elaborati dalla società russa Autostat e su interviste a operatori del settore, nel 2025 sono stati registrati in Russia circa 130.000 veicoli prodotti da case automobilistiche di Paesi che hanno aderito alle sanzioni (soprattutto europee, giapponesi e sudcoreane). Quasi la metà di questi – intorno al 47-50% – è stata fabbricata in Cina o comunque transitata attraverso il Paese asiatico prima di raggiungere il mercato russo.

Come funziona l’import

Il meccanismo è relativamente semplice ma efficace: le vetture, spesso prodotte in stabilimenti cinesi da joint venture di marchi globali (come Toyota, Mazda, Bmw, Mercedes o Volkswagen), vengono vendute a intermediari cinesi o a società di Paesi terzi.

Successivamente vengono riesportate verso la Russia, spesso riclassificate come “usate a chilometraggio zero” (zero-mileage used cars). Questa pratica permette di eludere sia i divieti diretti imposti dai governi occidentali sia gli impegni presi dalle case automobilistiche di non vendere più in Russia.

Un’ex esportatrice di un’azienda del Sichuan ha spiegato a Reuters: «Classificando le auto nuove come usate si evita di dover ottenere l’approvazione del produttore per le vendite in Russia. È un modo per esportare più facilmente».

Il fenomeno ha radici anche nella struttura del mercato automobilistico cinese, ipercompetitivo e fortemente sovvenzionato, che genera eccedenze di produzione. Le vetture “zero-mileage” vengono vendute a prezzi ribassati in Cina, ma raggiungono in Russia quotazioni simili a quelle di auto nuove, a causa dei costi logistici aggiuntivi, dei rischi e dei margini degli intermediari.

Le auto più gettonate

Tra i modelli più presenti figurano Toyota (quasi 30.000 unità immatricolate nel 2025, la maggior parte prodotte in Cina), Mazda, e vetture di lusso tedesche come Mercedes-Benz e Bmw. Dal 2023 il numero di veicoli di questi marchi fabbricati in Cina e immatricolati in Russia è più che raddoppiato.

Le case automobilistiche coinvolte ribadiscono di vietare le vendite dirette in Russia e di impegnarsi per prevenire le esportazioni non autorizzate. Mercedes ha definito le indagini su queste violazioni «complesse e dispendiose in termini di tempo», mentre Bmw ha dichiarato di aver istruito i propri concessionari cinesi a opporsi fermamente a qualsiasi esportazione verso la Russia.

Un sistema di importazione ormai consolidato

Tuttavia, il sistema di import parallelo – legalizzato da Mosca già nel 2022 – si è ormai strutturato in una filiera professionale. La Cina ne ha tratto vantaggio strategico: ha consolidato il proprio ruolo di fornitore dominante nel mercato russo dopo il ritiro di molti costruttori occidentali, aumentando la propria quota complessiva.

Per i consumatori russi il risultato è una disponibilità residua di modelli stranieri, anche se a prezzi sensibilmente più alti rispetto al periodo pre-sanzioni. Nel frattempo Pechino ha introdotto a gennaio 2026 una regola dei “180 giorni”: le auto nuove devono rimanere sul territorio cinese per almeno sei mesi prima di poter essere esportate come usate, un tentativo di regolamentare (almeno formalmente) il fenomeno.

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