Una petroliera russa inserita nella lista delle sanzioni occidentali si sta dirigendo verso Cuba con oltre 700.000 barili di petrolio a bordo. Secondo i dati della piattaforma di tracciamento marittimo Kpler, la “Anatoly Kolodkin” ha caricato il greggio l’8 marzo nel porto russo di Primorsk, sul Mar Baltico, e alle 17 ora italiana di oggi si trovava nell’Atlantico orientale, in rotta verso l’isola caraibica.
I dati di Kpler indicano che la nave battente bandiera russa, di proprietà della compagnia di navigazione statale russa Sovcomflot, dovrebbe scaricare il petrolio nel terminal di Matanzas, nel nord di Cuba, intorno al 23 marzo.
Un’altra petroliera, la “Sea Horse”, battente bandiera di Hong Kong, ha caricato da un’altra nave cisterna quasi 200.000 barili di gasolio alla fine di gennaio al largo delle coste di Cipro e ha lasciato il Mediterraneo il 13 febbraio diretta verso ovest attraverso l’Atlantico. Dalla fine di febbraio ha rallentati e ha iniziaro a seguire una rotta irregolare. Ora si trova nel Mar dei Caraibi nord-occidentale, a circa 1.500 km dalla costa cubana. Donald Trump ha intensificato la pressione su Cuba dopo aver catturato il suo principale alleato, il leader venezuelano Nicolas Maduro, imponendo un blocco petrolifero. L’isola non riceve petrolio dal 9 gennaio, data dell’ultima consegna dal Messico prima che anche da li’ si interrompessero le forniture.
Intanto a Cuba l’elettricità ufficialmente è tornata, ma il Paese vive al buio o quasi da un anno e mezzo. Per oltre un giorno i 10 milioni di abitanti dell’isola hanno dovuto fare i conti con un nuovo blackout, il sesto in un anno e mezzo. Le autorità hanno annunciato il graduale ripristino delle forniture di energia, ma è solo un ritorno alla normalità con cui Cuba deve fare i conti da tempo con interruzioni prolungate di corrente durante la giornata. Secondo i dati dell’Unione dell’Elettricità statale, le erogazioni controllate hanno lasciato comunque contemporaneamente il 62% del paese senza elettricità. Anche se il servizio è stato ripristinato dopo “29 ore e mezza”, gli effetti continueranno.
La situazione energetica era già critica prima dell’ultimo blackout nazionale, con l’Avana talvolta al buio per 15 ore al giorno e 48 ore consecutive di interruzione nelle province. La crisi si spiega dalla combinazione di un fattore strutturale, di un sistema energetico profondamente obsoleto e del blocco petrolifero avviato a gennaio dagli Stati Uniti. Le obsolete centrali termoelettriche di Cuba, molte costruite negli anni ’60 e ’70 e con un cronico deficit di investimenti e manutenzione, subiscono frequenti guasti. Un altro 40% di energia proveniva da generatori che pero’ sono alimentati a diesel e olio combustibile, spariti da gennaio a causa del blocco alle importazioni imposto da Donald Trump.
Secondo gli esperti servirebbero tra 8 e 10 miliardi di dollari per rimettere in sesto il sistema elettrico, fondi che l’Avana certo non ha anche per l’effetto valanga scatenato dalla scarsità di carburante. I blackout pesano sull’economia, che si è contratta di oltre il 15% dal 2020, e alimentano le proteste dei cittadini. Nei giorni scorsi vi sono state manifestazioni L’Avana e Moron, quest’ultima finita con l’arresto di cinque persone.
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