Il dialogo tra il presidente dell’Unione camere penali italiane Francesco Petrelli e il ministro della Giustizia Carlo Nordio è diretto, sincero. Tanti i punti in comune sulla riforma, lontane, invece, le posizioni sulla politica delle carceri e sul pacchetto sicurezza.
INAUGURAZIONE ANNO GIUDIZIARIO
Nordio: “La riforma della Giustizia non avrà effetti politici”. Ma convince solo gli avvocati
Il confronto sul palco del teatro Quirino, a Roma, in occasione dell’anno giudiziario dell’Ucp dal titolo «La trasversalità del Sì», ha sullo sfondo le battaglia per il ddl targato Nordio-Meloni. E pure la questione della data del referendum: la decisione della Cassazione di modificare il quesito, infatti, arriva proprio durante l’iniziativa.

Sulla separazione delle carriere, il doppio Csm e l’Alta Corte disciplinare, i penalisti la pensano come il Guardasigilli. Lo raccontano le spillette distribuite ai partecipanti del convegno, i runner promozionali sparsi per la sala e gli applausi che scattano dalla platea.
«In questa riforma c’è il sudore delle camere penali», dice Petrelli. Il ministro Nordio lo segue: «La vostra battaglia mi ha sempre visto in prima linea sin dall’inizio degli Anni 90. Arrivo da una famiglia di avvocati». Poi entra nel merito della riforma «che non vuole punire nessuna categoria, ma rendere i magistrati liberi dal potere delle correnti».

Lo scontro esecutivo – toghe è sempre più aspro e il Guardasigilli sceglie di puntare il dito contro alcune critiche ricevute in questi mesi. «In Parlamento accetto di tutto, è la politica. Ai tempi di Almasri avevo le mani insanguinate, ai tempi di Cospito dicevano che avrei condannato a morte un detenuto, ora siamo passati al piduista. Certe frasi, però, non le accetto dalla magistratura. E per chi ha detto che attuo la riforma di Gelli provo il massimo disprezzo, non gli stringerei mai la mano».
L’esito del referendum? Il ministro torna su un punto: «Se dovesse vincere il “No”, il governo resta al suo posto. Non si illudano che finisca come con Renzi». Se invece la riforma passerà, «sarà fondamentale arrivare alla costituzione del Csm con le norme nuove. Apriremo un tavolo».
Per il Guardasigilli, sulla riforma c’è una standing ovation, poi il tema diventa il pacchetto sicurezza e tutto cambia. Applausi dimenticati, è il momento dei fischi e dei “buuuu”. Poi si torna a parlare di referendum e la serenità viene ritrovata.

Nel frattempo, l’ufficio centrale per il referendum della Corte di Cassazione si pronuncia sul quesito e cambia formulazione. Altre polemiche, altri interrogativi. Ed è il presidente Petrelli ha sollevare una questione: «Questa decisione non può essere archiviata come un atto meramente tecnico. È un fatto grave e preoccupante che nell’elenco dei giudici che hanno assunto questa decisione compaiano magistrati che partecipano attivamente alle manifestazioni per il No o che hanno una storia pubblica chiaramente riconducibile a quelle posizioni».

Ribatte l’Associazione nazionale magistrati: «Dichiarazioni inaccettabili. Sono lesive dell’immagine e del ruolo della Corte di cassazione, di cui l’Ufficio centrale è articolazione. Sono frasi che indignano quanti hanno a cuore le Istituzioni democratiche del Paese, presidio di convivenza civile e di tutela dei diritti di tutti».
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