Ottanta anni di sviluppo continuo di un brand. Anche se, in realtà, sono 101 per quel cognome, che ormai rappresenta un’istituzione su tutte le tavole del mondo. Il 26 aprile 1925 nasce Michele Ferrero. Inizia così un’era che da una semplice fabbrica ad Alba nata nel 1946 si rifletterà in un impero da quasi 20 miliardi di ricavi annuali.
Il ruolo della famiglia
Un salto nel 1962. Michele e Maria Franca Fissolo – morta oggi, giovedì 12 febbraio – si sposano. L’anno successivo arriva il primogenito, Pietro (che se ne andò per un infarto mentre era in bicicletta in Sudafrica nel 2011). Nel 1964 è il turno di Giovanni.
Dal 1997 è alla guida come co-amministratore delegato dell’azienda. E dal 2015, quando papà Michele è scomparso all’età di 89 anni, ha ereditato un patrimonio che lo attesta uomo più ricco d’Italia – secondo la classica classifica di Forbes, si attesta a 41,3 miliardi di euro -, oltre alla presidenza del gruppo dolciario destinato a fare la storia.
L’ultima acquisizione: WK Kellogg per 3,1 miliardi
Non solo con il barattolo di crema spalmabile Nutella, ormai un sapore popolare per i palati di tutto il mondo. Non solo con i cioccolatini Ferrero Rocher. Ma anche una crescita continua e con strategie di espansione globale dell’azienda. In particolare, lo sguardo è stato sempre proiettato verso il Nord America.
Lo scenario
Il piano americano di Ferrero: arriva la Nutella con arachidi. I ricavi sfiorano i 20 miliardi
Il 10 luglio 2025, nell’anno del centenario di Michele, ironia della sorte c’è l’acquisizione più consistente. Il gruppo italiano acquisisce WK Kellogg, nome iconico della colazione made in Usa attraverso marchi come Frosted Flakes, Special K e Froot Loops, per un totale di 3,1 miliardi di dollari. Senza dubbio, una delle operazioni più rilevanti dell’industria alimentare degli ultimi anni. Che si traduce in un prepotente ingresso nel mercato dei cereali.
Dieci anni di operazioni e utili a oltre 700 milioni
Ferrero ha raggiunto quota 36 stabilimenti produttivi. E conta un organico globale di 48.697 dipendenti. Gli utili ormai hanno sfondato il tetto dei 700 milioni di euro. Questi numeri sono merito, appunto, di una una politica di acquisizioni che ha preso slancio dal 2015. Almeno diciannove in otto Paesi. Spesa complessiva: oltre 13 miliardi di dollari.
La prima della lista: l’azienda inglese Thorntons, specializzata nei ghiotti toffee e fudge. Peso dell’operazione: 170 milioni di dollari. E poi a scorrere: dal comparto snack di Nestlé Usa per 2,8 miliardi di dollari ai gelati di Wells Enterprises per 2,4 miliardi. Fino a giungere nel 2025 alle barrette proteiche di Power Crunch e ai cereali della Kellogg’s.
Mai quotati in Borsa
Grandi mosse. Eppure, Ferrero resta una delle big mai quotate in Borsa. Come mai? Di certo, l’ancoraggio alla conduzione familiare dell’azienda è un fattore di rilievo. Nel frattempo, l’azienda continua a non fermarsi. Più investimenti in spesa capitale e lanci di nuovi prodotti – come la Nutella Plant-based, cioè la versione con ingredienti di origine vegetale e la Tic Tac Two -. E poi cresce l’attesa oltreoceano per il debutto della Nutella Peanut, versione rivisitata con l’aggiunta di arachidi tostate.
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