Esposti, ricorsi e segnalazioni al Tar: i guai del Monaldi erano iniziati prima di Domenico

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Esposti in Procura, ricorsi al Tar e segnalazione alla Corte dei Conti. La fama di eccellenza del Reparto Trapianti che per decenni ha accompagnato l’ospedale Monaldi di Napoli assomiglia sempre più a una bolla. Il caso del piccolo Domenico, il bimbo di due anni e quattro mesi morto dopo il trapianto di un cuore congelato a causa di un grave errore nella fase dell’espianto, sta portando alla luce non solo la storia di errori umani, gravi e difficili da accettare. Ma sta portando alla luce anche le criticità di un sistema, quello del Reparto trapianti pediatrici, silenziosamente in crisi da anni. Disorganizzazione, problemi strutturali, superficialità: tutto scorre nelle carte bollate di una battaglia portata avanti senza clamori da Federconsumatori Campania o da qualche paziente inciampato nei problemi di quella “macchina organizzativa”. Una battaglia che, ricordiamo, non tocca nella maniera più assoluta il Reparto Trapianto adulti, che era e resta un fiore all’occhiello non solo del Monaldi stesso ma della sanità del Sud Italia.

La riorganizzazione

Dinanzi al Tar Campania pende un ricorso presentato da Federconsumatori contro la delibera del 2024 adottata dalla direzione strategica del Monaldi, sotto la guida dell’avvocato Anna Iervolino, che ha ridefinito l’assetto del Reparto Trapianti pediatrici. Con quell’atto il cardiochirurgo Guido Oppido si prende la guida di tutto il Reparto pediatrico, che sino a quel momento era diviso in due fasce (0-10 e 11-18). Nel frattempo, però, due figure importanti dell’équipe lasciano: i dottori Fabrizio Gandolfo e Andrea Serrao vanno via. Ed è qui che si apre il primo corto circuito. Nel 2024 il Monaldi aveva ottenuto il rinnovo dell’autorizzazione a effettuare trapianti pediatrici sul presupposto che il modello organizzativo prevedesse un’équipe composta da Oppido, Gandolfo e Serrao. «Ma questa équipe non esiste più da tempo – spiega Dafne Palmieri, mamma di un bambino trapiantato anni fa al Monaldi e portavoce del Comitato genitori -. Eppure l’azienda ha deciso che si potesse continuare a fare trapianti, nonostante fosse venuto meno uno dei requisiti dell’autorizzazione». Per questa ragione Federconsumatori Campania ha impugnato la delibera davanti al Tar.

Le lacune del reparto

Secondo problema: è ormai pacifico che, sotto il profilo strutturale, il Reparto Trapianti pediatrici mancasse di alcuni spazi adeguati e che, per certi aspetti, si procedesse in modo provvisorio nell’attesa della realizzazione del Centro unico trapianti, i cui lavori sarebbero dovuti terminare – cosa non avvenuta – nel marzo 2025. Nel frattempo viene deliberata la creazione di quattro posti di terapia sub-intensiva, attualmente assenti ma fondamentali: qui dovrebbero essere trasferiti i pazienti trapiantati che, dopo un periodo in terapia intensiva, passano alla fase successiva. «Quei lavori – racconta Palmieri – non solo furono deliberati, ma fu bandita la gara d’appalto e vennero affidati a un’azienda». È rimasto però tutto sulla carta. «I lavori non sono mai stati realizzati e non sappiamo che fine abbiano fatto», aggiunge. Così, conclude, «ad aprile 2024 abbiamo presentato un esposto alla Corte dei Conti, ma non sappiamo come sia finita».

I problemi post-intervento

Infine c’è un altro esposto pendente in Procura, presentato dai genitori di due ragazzi (uno oggi è maggiorenne, l’altro 15enne) che anni addietro hanno subito un trapianto di cuore, riuscito, al Monaldi. Dopo l’operazione avrebbero dovuto accedere al piano di follow-up, ma nel frattempo è cambiata la guida del Reparto pediatrico relativo alla loro fascia. Ne è scaturita una situazione destabilizzante per le famiglie. Prima della delibera del 2024, che ha posto l’intero reparto sotto la responsabilità di Oppido, esistevano infatti due percorsi pediatrici: uno affidato allo stesso Oppido (fascia 0-10 anni), l’altro al dottor Petraio (11-18 anni). «Questi due bambini provenivano dal percorso del dottor Petraio. Avrebbero dovuto accedere al follow-up ma sono stati respinti da Oppido – ha spiegato l’avvocato Carlo Spirito di Federconsumatori Campania durante una conferenza stampa a Napoli sui problemi organizzativi del Reparto -. Fu detto loro che avrebbero potuto accedere al percorso adulti del Monaldi. Le famiglie si sono opposte, si sono rivolte al Bambin Gesù di Roma e hanno presentato un esposto». Vicende che, prese singolarmente, potrebbero apparire circoscritte ma lette nel loro insieme restituiscono l’immagine di un assetto organizzativo in affanno, segnato da criticità e zone d’ombra.

Un trapianto in 5 anni

A rafforzare questa impressione c’è anche un dato: in cinque anni il Reparto Trapianti pediatrici guidato da Oppido ha eseguito un solo trapianto di cuore, nel 2021 (con successiva morte del bambino, pare per cause non legate all’intervento). Un numero che alimenta la percezione di un’équipe poco rodata. Ne viene fuori il quadro di una macchina complessa attraversata da problemi progressivi, forse sottovalutati. Eppure i segnali c’erano, ma sono stati trattati come episodi isolati nella vita di una struttura dalla reputazione consolidata.

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