Federica Brignone, il medico: “Vista la frattura non ci credevo. Quel ginocchio le fa ancora male”

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Dietro la magia sportiva di Federica Brignone c’è il lavoro di Andrea Panzeri, responsabile dell’équipe medica della federazione. Ha seguito, con i colleghi e i fisioterapisti del centro “J Medical” di Torino, la rinascita della campionessa.

Panzeri, qual è il segreto dell’impresa?

«La sua caparbietà, la sua forza. È girato tutto bene dall’inizio. Abbiamo scelto il timing giusto, farla rientrare, operarla subito alla sera tardi, l’equipe giusta. Eravamo tanti in sala operatoria. Poi, la scelta di Torino, il secondo intervento. Grande risultato ed emozione».

Chi sono gli specialisti che hanno lavorato con lei la sera dell’infortunio?

«Ho scelto l’équipe. C’erano i dottori Riccardo Accetta e Gabriele Tiebà, eravamo tutti noi, lavoriamo sempre insieme, una parte più specializzata sull’osso, una parte sulle parti molli, sui legamenti. Un gruppo di lavoro che va avanti da anni».

Federica ha fatto la differenza?

«Sì, è una campionessa. Se fosse una persona normale, oggi sarebbe ancora in riabilitazione. Ci ha messo la testa e la volontà di essere competitiva».

Il momento più difficile?

«Nella rieducazione il momento critico era trovare l’equilibrio tra quanto caricare, quanto piegare. Si doveva far guarire l’osso e i legamenti. Hanno tempi diversi e questo ha comportato poi il secondo intervento. L’avevamo messo in conto perché il ginocchio era rigido, non piegava oltre i novanta gradi. Quella è stata la fase della svolta. Lei mi ha detto “Ok, non miglioro più, andiamo in sala operatoria per la seconda volta”».

Quando l’ha vista, il pomeriggio dell’infortunio, cosa ha pensato?

«Ero con il dottor Tiebà a Lione, dove operiamo. Ma quando è arrivata la frattura ho detto: “Non ci posso credere”. Siamo tornati a Milano, abbiamo organizzato tutto al volo per andare in sala operatoria in tempi rapidissimi. Ha una placca e sette, otto viti. La riabilitazione è finita, adesso si parla di riatletizzazione».

La scelta di andare al “J Medical” era condivisa?

«Sì. Perché è un centro che ci permetteva di avere una tranquillità sua come persona e come atleta. L’ha seguita Federico Bristot e uno dei nostri medici, Marco Freschi, con Luca Stefanini. Poi era vicino a casa, la scelta è stata fatta per questo».

Ha fatto infiltrazioni?

«Sì. Tutto quello che c’era da fare. È una grande soddisfazione. Ma non pensate che sia scesa così, il ginocchio fa male».

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