Federica Brignone: “La vittoria non cancella il dolore Ma è vero, ho fatto un capolavoro”

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Federica che cosa ha pensato al cancelletto di partenza?

«Solo a fare le mie curve, a essere sempre in anticipo. Mi sono lasciata andare cercando di usare l’intelligenza tattica. Mi sono sentita subito molto fluida, capivo di avere un buon ritmo nelle curve».

Che cosa significa l’oro olimpico dopo aver recuperato dall’infortunio, essere stata portabandiera e vincere sotto gli occhi del Presidente Mattarella e lo show delle Frecce Tricolori?

«Mi sembra di vivere un film che finisce addirittura troppo bene».

Troppo parlare di capolavoro?

«É vero ho fatto un capolavoro di testa e di perseveranza. Mi è riuscito davvero qualcosa di speciale».

Ci sono stati giorni più difficili di altri? Quali?

«Dall’incidente, la maggior parte dei giorni sono stati difficili. Per questo quello che ho fatto è ancora più incredibile».

In questi dieci mesi che hanno scandito il recupero qual è stato però il momento più bello? E non vale dire questa medaglia.

«La prima volta che ho camminato. Dopo tre mesi dall’intervento, quindi non è stato banale. La prima volta che ho camminato di nuovo dopo il secondo intervento. La prima volta che ho potuto fare quasi uno squat. La prima volta che ho messo gli sci da gigante, ho capito che riuscivo a fare delle curve, appoggiarmi la gamba. Tante piccole grandi cose che mi hanno resa felice».

Qual è stata la molla decisiva di questa straordinaria impresa?

«Quella che potrei definire la cosa più bella della mia vita».

Cioè?

«Aver accettato il mio infortunio. Come qualcosa che doveva capitare. Per questo il lavoro più importante è stato mentale, non fisico».

Come ha gestito la pressione?

«Da quando mi sono fatta male ho sempre solo sentito questa domanda: ce la farai per Milano-Cortina? Non ci ho mai pensato troppo, per me vale il qui e ora».

Che cosa ha imparato in questi mesi?

«A non essere troppo cattiva con me stessa. Non posso controllare tutto così ho imparato ad accettare di non riuscire a fare le cose».

L’oro cancella il dolore?

«No, si può passare sopra il dolore, ma mai cancellarlo. Rimarrà per sempre».

Torni a Federica bambina, c’è un oro olimpico che le è rimasto impresso nella memoria?

«Finché non sei dentro e non fai delle gare come queste e non senti la pressione, non sai che cosa significhi giocarsi una medaglia. Per questo il mio ricordo va al 2010, all’oro di Giuliano Razzoli a Vancouver. Ero molto giovane, ma ero lì. E mi aveva emozionato, da allora ho iniziato a capire qualcosa».

Sua mamma in lacrime, suo fratello Davide anche. A chi dedica la medaglia?

«A me stessa. Per una volta posso permettermelo. E poi a tutte le persone che mi hanno aiutato in questo anno particolare e che mi hanno permesso di essere in pista e di esprimermi al meglio. Essere qui oggi con una medaglia al collo è frutto di un lavoro che va avanti da tanto tempo».

Quanto è stato importante suo fratello Davide?

«Gli devo dire grazie. E che sono orgogliosa di lui, insieme abbiamo fatto qualcosa di speciale. Il segreto? Ci divertivamo da bambini e continuiamo a farlo».

Che cosa direbbe alla Federica bambina?

«Di essere libera. Ai bambini non si deve imporre nulla».

Come e quanto continuerà la sua carriera ora?

«Io più vado avanti e più non mi manca l’energia. Sinceramente non mi sento più vecchia. Mi sembra di avere più esperienza di tutti, di saper gestire varie situazioni in maniera diversa e soprattutto di reagire in maniera differente. Mi sembra di essere più forte».

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