Fendi, femminile plurale

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Fendi, plurale femminile. Dalle cinque sorelle che hanno portato il brand nel mondo a Maria Grazia Chiuri il passo è stato lungo, ma senza deviazioni. D’altronde aveva solo 24 anni la stilista «dei miracoli», come la chiamano in molti per quella sua capacità di moltiplicare i bilanci, quando entrò in quella maison dove il matriarcato era una realtà. «Qui ho imparato le basi del mestiere grazie a Paola, Carla, Alda, Anna e Franca». Nel suo debutto Maria Grazia rende omaggio al coraggio delle sorelle che nel 1965 reclutarono uno stilista allora semi sconosciuto: Karl Lagerfeld. La forza delle proprie intuizioni, del proprio stile. Un passaggio di testimone a Maria Grazia Chiuri che, lucidando la memoria, ripercorre quei passi sui “sanpietrini” della città eterna. Perché Roma non è solo uno sfondo di questa storia, ne è la sceneggiatura, con la sua capacità di far sembrare normale, semplice, la meraviglia che racchiude, la maestria degli artisti che l’hanno creata. E il nuovo logo realizzato in collaborazione con il graphic designer Leonardo Sonnoli ci ricorda la geografia di questa storia, ispirato alle lettere dell’alfabeto incise sulla Colonna Traiana.

E così gli abiti «semplici», essenziali di Fendi, sono custodi di maestria artigianale. Tailleur neri dalla linea dritta, pronti per essere indossati da donne (privilegiate) che lavorano, abiti leggerissimi, quasi delle sottovesti(«la leggerezza è sempre stata una caratteristica del dna di Fendi», ricorda la direttrice creativa), gonne di pizzo, tute «workwear» indossate con tacco 12, abiti chemisier in pelle traforata effetto pizzo, cappotti oversize, pellicce pensate per lui e per lei e tanti gilet ricamati con piccoli specchietti e bordati di pelo riciclato. Un mood sobrio anche nei colori con tanto nero e qualche sprazzo più acceso, pennellate di rosso e giallo (sarà un caso?). Chiamatelo se volete neo-minimalismo. E viene da pensare a Caroline Bessette, la moglie di John John Kennedy, morta con lui in un incidente aereo nel 1999. Icona di stile, elegantissima con «un niente», anche solo una canottiera.

Fendi 

La Chiuri ha deciso di ripartire da dove tutto è cominciato e quindi non manca la pellicceria, anche se «riciclata». Un nuovo progetto di couture per cui le vecchie pellicce vengono ripensate. «Le sorelle hanno trasformato uno dei simboli borghesi in un capo moderno», ricorda la stilista che non nega quanto oggi sia complicato far passare l’utilizzo di un materiale così poco etico e tanto contestato. Da qui la decisione di puntare sulla rimessa a modello usando tutto il know how della maison. «Non è un semplice espediente di recupero, ma un atto di resistenza creativa e radicale all’omologazione e all’iperconsumismo, per riscoprire il valore intrinseco della durabilità», spiega una nota di Fendi. D’altronde oggi c’è una grande necessità di trovare una nuova strada per il lusso e dunque per la moda, soffocata da finanza aggressiva e da una situazione geopolitica critica. La collezione è «shared» e non «co-ed», per un guardaroba condiviso. «Ho lavorato molto sul capospalla, immaginando un guardaroba per uomo e donna, indifferentemente – sottolinea Chiuri -. Cappotti e giacche possono essere indossati da entrambi, in modi diversi». Una moda quotidiana, che asseconda il corpo: «Nulla nei nostri abiti è costrittivo. Sono pensati per persone con una vita attiva». E poi ci sono gli accessori per cui Fendi è sempre stato un nome di riferimento e dove la stilista è fortissima. Nuova vita per la baguette, resa celebre nel mondo da Carrie Bradshaw (interpretata da Sarah Jessica Parker) in Sex and the City. Anche qui si procede per sottrazione, alleggerendo: «Abbiamo riportato la Baguette all’origine, decostruendo». E sono tante, colorate, ricamate, in pelle, o in jeans, con le fodere in seta, da portare sottobraccio o invece cross over. Chiuri porta in Fendi anche i dialoghi femministi con l’arte, come ha fatto da Dior. Due le collaborazioni trasversali: quella con Mirella Bentivoglio e con Sacc Napoli. «Sono artiste di generazioni diverse. Con Sacc Napoli abbiamo lavorato su elementi sportswear, t-shirt e sciarpe legati al prodotto. Per Bentivoglio, artista fondamentale, abbiamo realizzato una riedizione dei suoi gioielli d’artista e delle t-shirt».

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