Fulminacci: “In tv se non sorridi sembri triste, con i colleghi parliamo sempre di cibo”

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Fulminacci ha trovato un tempo diverso, «senza orari, senza treni» per dare vita a Calcinacci, il nuovo lavoro che arriva dopo l’applaudita partecipazione al 76° Festival di Sanremo dove con Stupida sfortuna ha vinto il Premio della critica Mia Martini e si è piazzato settimo posto conquistando anche il Premio Assomusica per la Migliore Esibizione Live di un artista rivelazione. Il nuovo album è asciutto, minimale, con testi e melodie al centro e «nasce dal desiderio di ripartire dalle macerie di un anno complicato al quale affianco Calcinacci – il cortometraggio, un film scritto e interpretato da me diretto dai Bendo e da Filiberto Signorello, con la partecipazione di Pietro Sermonti e Francesco Montanari».

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Il premio della critica è un bel riconoscimento: «Mi ha reso felicissimo – dice lui –. È importante, non scontato, lo considero un onore. Mi ricorda il senso di responsabilità che avevo provato quando ho ricevuto il Premio Tenco per l’opera prima. Arrivare in top ten, a Sanremo, significa molto: lì arrivano artisti diversissimi, spesso con pubblici ben più grandi del mio e per me è stata un’epifania». Dietro le quinte, pur sapendo che i giornalisti tifavano per lui, Fulminacci sostiene che il clima con gli altri partecipanti era «sereno con tutti. La mia prima partecipazione era stata più in sordina ma questa volta ero più libero. L’ultima sera ho cercato di sorridere, ma davanti alle telecamere non è facile: se non sorridi sembri triste. Non stavo interpretando un personaggio, volevo semplicemente stare dentro il gioco, anche se non sono abituato a trucco e parrucco. La top ten la sognavo – confessa –. Guardando i pareri dei giornalisti con le pagelle del primo ascolto, avevo addirittura sperato in un quinto posto; mi avete dato dei voti pazzeschi. Era il mio sogno dichiarato, ma già entrare nei dieci era il vero traguardo. È andata molto bene così».

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La performance con Francesca Fagnani su Parole Parole di Mina e Alberto Lupo ha fatto discutere, c’è chi l’ha amata e chi l’ha odiata. «Per me è stata pazzesca, diversa da tutto quello che si è visto finora. Francesca si è messa in gioco con un’ironia e un coraggio non scontati, è stato un grande onore averla sul palco. È vero, il posizionamento in classifica non è stato tra i più alti ma non era quello l’obiettivo. Volevamo fare qualcosa di totalmente fuori formato, un piccolo atto di libertà dentro la cornice del Festival e ci siamo riusciti. Per me resta uno dei momenti più belli e divertenti di tutta la settimana».

Fulminacci non nasconde di aver avuto in passato episodi di attacchi di panico, anche durante qualche concerto. «Io tendo all’ansia. Anche se ora ho accettato l’ipotesi dell’errore, l’ho accolto, all’inizio non era possibile. Oggi ho un po’ meno da dimostrare e sono più tranquillo, anche perché a farmi paura non è il lavoro, ma la vita di tutti i giorni». E ora è il momento del tour. «Sarà molto diverso dai precedenti. Ho tolto completamente animazioni, ledwall, grafica digitale. Tutto si baserà sulle luci: saranno tante, di livello e costruiranno uno spettacolo più tecnico, quasi cinematografico. L’idea è quella di un live Anni’70, ma con la tecnologia di oggi. Penso ai concerti di Elton John e Billy Joel, che mi hanno sempre ispirato. I cellulari? Usateli pure. Se vi perdete un momento bello… affari vostri».

Tra i nuovi brani del disco spiccano Mitomani e Tuttifenomeni «che parlano di me e dei miei simili: quelli che fanno i cantanti e a cena dicono sempre cose da cantanti. Mi sono ispirato a me stesso, a Gazzelle, a Franco126, a Golden Years… Non so perché, ma tutti i cantanti sono esperti di ristoranti. Si vede che hanno un sacco di tempo libero oppure un semplice vezzo. Chissà». Ad accompagnare il disco, tre appuntamenti speciali al cinema con Calcinacci il cortometraggio, che lo vede protagonista e che espande in forma cinematografica l’universo narrativo dell’album. Un passo inedito nel percorso di Fulminacci: non un semplice videoclip, ma un vero corto, diretto dai Bendo e da Filiberto Signorello che hanno contribuito alla scrittura insieme a Fulminacci e Giovanni Nasta. Con la partecipazione tra gli altri di attori del calibro di Pietro Sermonti e Francesco Montanari. «Mi sono diplomato alla Gian Maria Volonté e sono cresciuto con John Landis, i Blues Brothers, la Hollywood di Spielberg… Era naturale che prima o poi ci provassi».

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