Giallo su Sean Penn: vince l’Oscar ma diserta la cerimonia. “È in viaggio verso l’Ucraina”

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Durante la notte più magica di Hollywood, una statuetta resta senza padrone: Sean Penn conquista il terzo Oscar della sua carriera, ma sceglie di non presentarsi alla cerimonia al Dolby Theatre. Questa notte, l’attore è stato premiato come miglior attore non protagonista per il ruolo del famigerato Colonnello Lockjaw in “Una battaglia dopo l’altra”, il film diretto da Paul Thomas Anderson. Una performance che gli è già valsa un Bafta e il premio del Screen Actors Guild, ma anche in quelle occasioni Penn non ha partecipato alle premiazioni.

«Sean Penn non ha potuto essere qui questa sera, o forse non ha voluto, quindi accetterò io il premio a suo nome», commenta dal palco Kieran Culkin – collega e vincitore della stessa categoria l’anno precedente – che ritira il premio per lui. Ma perché Penn era assente alla notte degli Academy Awards? Secondo alcune fonti del New York Times, la motivazione è legata all’Ucraina.

Una mancanza tutt’altro che casuale

La mancata presenza di Penn agli Oscar non sorprende gli addetti ai lavori. L’attore non aveva mai confermato la sua partecipazione e negli ultimi anni aveva manifestato più volte un atteggiamento critico verso le grandi cerimonie hollywoodiane. Secondo quanto riporta il New York Times, citando due fonti anonime, Penn ha lasciato gli Stati Uniti proprio nei giorni della premiazione con l’intenzione di recarsi in Ucraina. Non viene chiarito né il motivo preciso della visita né la città in cui è diretto.

Il legame con l’Ucraina

L’impegno di Penn a sostegno del Paese in guerra non è una novità. Dopo l’invasione russa del 2022, Sean Penn trascorre lunghi periodi in Ucraina realizzando anche il documentario “Superpower”. In quell’occasione, l’attore definisce il Paese «la punta della lancia dei sogni democratici», sostenendo che se viene lasciato a combattere da solo «l’anima dell’America è perduta». Nel tempo Penn sviluppa anche un rapporto personale con il presidente Volodymyr Zelensky: durante una visita gli regala addirittura una delle sue statuette degli Oscar, dicendo che potrà restituirgliela quando la guerra sarà finita. In passato, Penn aveva anche dichiarato di voler fondere i suoi premi per trasformarli in proiettili da inviare all’Ucraina, a sostegno della resistenza.

Una vita nell’attivismo

L’attivismo politico di Penn ha radici familiari. Suo padre, Leo Penn, attore e poi regista televisivo, vede interrompersi la propria carriera cinematografica negli anni ’50 dopo essere inserito nella blacklist per essersi rifiutato di collaborare con la “House Un-American Activities Committee”. Sean Penn diventa poi noto per il suo impegno già nel 1985, quando inizia la relazione con Madonna, sua prima moglie. Secondo la biografia “Madonna: A Rebel Life”, Penn ha anche provato a salvare un amico stretto della cantante acquistando in Messico farmaci contro l’Hiv non ancora approvati negli Stati Uniti. Nel 2002 Penn acquista anche una pagina pubblicitaria sul Washington Post per opporsi alla decisione del presidente George W. Bush di entrare in guerra in Iraq. Due mesi dopo si reca personalmente a Baghdad, dichiarando che l’Iraq non possiede armi di distruzione di massa. Quando vince l’Oscar come miglior attore nel 2004 per “Mystic River”, dal palco commenta: «Se c’è una cosa che gli attori sanno, oltre al fatto che non c’erano armi di distruzione di massa, è che non esiste davvero il ‘miglior’ attore». Nel 2005 partecipa ai soccorsi a New Orleans dopo l’uragano Katrina, mentre nel 2010 fonda l’organizzazione umanitaria Core, che realizza un campo per oltre 50,000 sfollati ad Haiti. L’anno prima vince il suo secondo Oscar interpretando l’attivista per i diritti civili Harvey Milk, e nel discorso di ringraziamento critica apertamente chi sostiene il divieto del matrimonio tra persone dello stesso sesso.

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