Giorgio Pasotti cammina per le vie di Cortina e incontra Igor che gestisce un negozio di articoli sportivi. Due mondi lontani, ma Igor sa, a Cortina si è sparsa la voce, che Pasotti è lì perché impegnato nelle riprese de Il Rosso Volante. I mondi si avvicinano: «Lei deve rendere onore a quest’uomo».
Lunedì prossimo, prima serata su Raiuno, Igor scoprirà se l’hanno ascoltato, ma a Cortina quando nomini Eugenio Monti, sei medaglie olimpiche e 10 mondiali nel bob, bisogna mettersi tutti sull’attenti. C’è un sacro rispetto per il campione cui è stata intitolata la pista olimpica di questi Giochi.
Pasotti, quando le hanno proposto il ruolo?
«In realtà sono io che ho portato il progetto in Rai. Nel 2014 per un anniversario dello sport italiano il Coni mi chiamò a leggere un brano che riguardava Monti. Mi conquistò subito, ma i tempi mi sembravano prematuri. Da allora ho letto tre libri su di lui e con la prospettiva delle Olimpiadi in casa e a Cortina, invece, tutto tornava. Era il momento giusto».
Come definirebbe la vita di Monti?
«Premesso che noi abbiamo trattato solo il periodo sportivo, dal 1964 al 1968, è una storia degna della fantasia del miglior sceneggiatore».
Che cosa ha capito del personaggio che interpreta?
«Che era un ribelle, uno spirito olimpico che viveva per la velocità declinata in ogni maniera. E un clamoroso talento sportivo. Al pari di Sinner, tanto per fare un esempio attuale».
La seconda parte della vita di Eugenio Monti è stata punteggiata da molti aspetti drammatici (la morte di un figlio per overdose, la malattia fino al tentativo di suicidio): perché avete deciso di non trattarla?
«Perché non aggiungeva nulla all’epica della sua vita. Per come abbiamo impostato il racconto non era necessario descrivere quegli anni».
Qual è stata la reazione della famiglia, di collaborazione?
«Straordinaria. Devo ringraziare la moglie Linda Lee e la figlia Amanda per la fiducia che mi hanno accordato fin dalla prima telefonata».
Che tipo di italiano è stato Eugenio Monti?
«Uno che ha goduto di una profonda libertà, un uomo che ha fatto scelte estreme senza mai però mancare di rispetto a nessuno. Per questo è ancora amato e rispettato. Per questo quando parli di lui a Cortina c’è gente che si commuove. Portava in dote euforia ed entusiasmo. Ed era un tombeur de femmes».
Passa alla storia il suo gesto di cedere un bullone agli inglesi che avevano il bob danneggiato: scelta che gli costò la medaglia d’oro. Impossibile pensarlo ora.
«Appunto. Io sono un grande appassionato di Olimpiadi, soprattutto di quelle invernali. Mi commuovo spesso, ecco quel gesto oggi sarebbe irripetibile. E ci dà la dimensione della grandezza di Eugenio Monti».
Avete cercato i testimoni di quel tempo?
«Abbiamo parlato con Sergio Siorpaes e cercato di farlo con il suo frenatore storico, Luciano De Paolis, ma da allora lui non ha mai detto una parola. E ha preferito restare in silenzio anche in questa occasione. Una cosa però sappiamo».
Che cosa?
«Il loro motto alla partenza: io per te, tu per me. Tradotto: amicizia, lealtà e sportività».
Oltre che nella parte, si è calato anche nell’abitacolo del bob per capire l’ebbrezza di una discesa in pista?
«Sì, abbiamo girato le scene a St. Moritz perché Cortina era impegnata in vista dei Giochi e perché quello svizzero è ancora un impianto old style. Sono sceso con i bobbisti svizzeri, pensavo di stare al fianco di Alonso a Monza».
Lei che l’ha studiato ci tolga i dubbi: una volta per tutte, ma chi ha il copyright del soprannome il Rosso Volante?
«Nessun dubbio, Gianni Brera. E chi se no?».
Igor sarà soddisfatto?
«Ce l’abbiamo messa tutta per rendere onore a Eugenio Monti. Credo proprio di sì».
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