Non c’è niente da festeggiare, prima di tutto, quindi non chiamiamola “festa”. Il mondo è messo a soqquadro da guerre volute dagli uomini, combattute dagli uomini in cui muoiono però moltissimi bambini, bambine e donne.
E poi questa Giornata internazionale della donna ci mette sotto gli occhi, anno dopo anno, «uno scandalo che dura da diecimila anni», come diceva Elsa Morante a proposito della Storia, che è fatta, sì, ancora oggi degli stessi ingredienti di ottant’anni fa: violenza e ingiustizia a danno degli ultimi, a vantaggio del potere, in nome del dio denaro. Uno scandalo raccontato già nell’ottavo secolo avanti Cristo in lingua greca da Omero, che nel primo canto dell’Iliade, ci mette davanti agli occhi con la cantilena dolente dell’esametro il legame profondo tra misoginia e potere, tra guerra e patriarcato, tra violenza e minorità femminile.
Nel campo degli Achei, che da dieci anni sono in guerra con i Troiani a causa del rapimento di una donna (così pare), nasce una disputa. È un litigio durissimo che mette in pericolo le sorti della guerra perché a contendere sono i due uomini più influenti dell’esercito greco: Agamennone, il comandante, e Achille, il guerriero più forte. Volano insulti, ingiurie, minacce ma non per problemi di strategia militare o di politica. I Troiani non c’entrano, qui, è tutta una controversia interna, tra greci e greci, una questione di donne e di potere.
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Agamennone e Achille si contendono due ragazze molto giovani, Criseide e Briseide, simili anche nei nomi, come se fossero due oggetti intercambiabili con la stessa funzione, sono schiave di guerra, fanno parte del bottino, sono state prelevate in seguito al saccheggio della città di Tebe, in Cilicia, e poi spartite insieme alle altre ricchezze razziate. Cento monete d’oro, trecento di argento, cinque tripodi, una decina di elmi, spade, scudi, coppe e crateri cesellati, e due ragazze. Quando una delle due viene reclamata dal padre Crise, sacerdote di Apollo, che invoca la punizione del dio pur di riaverla indietro, Agamennone viene costretto a cederla per porre fine alla pestilenza che la divinità ha scagliato sull’accampamento, ma pretende in cambio l’altra, quella che appartiene ad Achille, il quale si rifiuta, non vuole perdere il suo premio di battaglia, è una questione di onore, gli spetta di diritto.
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Sembra una storia antica, consegnata ai ricordi degli studi ginnasiali, ma è lo stesso scandalo che si ripete ancora oggi.
Non sappiamo ancora a quali conseguenze politiche porteranno gli Epstein files, il voluminoso insieme di testimonianze, email, documenti relativi ai rapporti di Jeffrey Epstein con politici, uomini d’affari e capi di Stato, eppure il sistema di potere basato sul traffico di donne, ragazze, bambine, che emerge dalla messe di questi materiali ci riporta a un mondo arcaico, a quella Grecia ancora brutale narrata da Omero, in cui guerra, affari e potere sono cose da uomini, in cui giovani e giovanissime sono nient’altro che oggetti da offrire, da scambiare, cocktail di benvenuto per il potente di turno a cui chiedere favori o con cui intavolare un’alleanza finanziaria, graditi cadeaux da mettere sul tavolo per propiziare scambi di favori. Donne, ragazze, bambine usate e abusate come monete d’oro o d’argento, come tripodi, scudi, coppe finemente cesellate.

Nel suo saggio dal titolo I greci e l’irrazionale, il filologo irlandese Eric Dodds definiva «civiltà della vergogna» quel mondo arcaico in cui il giudizio pubblico pesa sulle azioni dei singoli in maniera determinante e ne condiziona i comportamenti. Per evitare la vergogna Agamennone pretende la schiava di Achille, Briseide, per lo stesso motivo da quel momento il piè veloce si ritira nella sua tenda rifiutandosi di combattere e compromettendo la vittoria finale dei suoi.
Lo scandalo Epstein ci mette davanti agli occhi invece una “società senza vergogna”, in cui i potenti della terra pasteggiano attorno allo stesso tavolo a base di vini pregiati e ragazze, abusano di bambine considerandole evidentemente come corpi senza identità, oggetti da usare per soddisfare un piacere perverso e crudele. Sono, in parte, gli stessi che decidono i destini del mondo scatenando conflitti sulla testa di innocenti: bambini, bambine, donne sono anche qui presenze trascurabili, meno che trascurabili inciampi in un percorso fatto di potere e denaro. Le nuove Briseidi sono carne da sacrificare all’appetito dei king, oppure danni collaterali di un bombardamento che colpisce una scuola invece che un obiettivo militare. Esposte, nude, anonime di fronte all’orrore.
La nuova escalation bellica a cui tutti guardiamo col fiato sospeso avviene proprio nel momento in cui l’affaire Epstein sta venendo fuori in tutta la sua ripugnanza, in cui le foto dei potenti con le bambine discinte sulle ginocchia stanno facendo il giro del mondo. Se c’è una connessione tra questi fatti forse lo capiremo, un giorno, con il passare del tempo e della Storia, quello scandalo che dura da diecimila anni. E finalmente le nuove Briseidi di questa nostra società senza vergogna avranno giustizia.
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