Cara Maria, sono un uomo di 64 anni (tra poco), una vita passata a rincorrere il grande amore e quando pensavo di averlo tra le mani, quel sogno svaniva insieme al desiderio. Due mogli, molte compagne, tanta passione, sofferenza, aneliti, battiti, catastrofi. Questo il resoconto dei miei 50 anni alle prese con la ricerca della donna con cui fermarmi e “invecchiare”, con cui placare la mia ansia di emozioni e di sesso. Ma non pensare a me come un vecchio bavoso che pensa solo a quello. Non è così. Il sesso è sempre stato un condimento di un piatto che ha e ha avuto tanti sapori. Non sono attratto dalle donne belle e statuarie, sono attirato dallo sguardo, dal magnetismo, dalla parole. Dall’intelligenza. Ho bisogno di qualcuno che mi sfidi, che mi stimoli, che mi sfugga anche. La rincorsa dell’impossibile che quando diventa possibile scema di interesse. Dirai che sono un narcisista ma ti assicuro che in questo percorso così accidentato sono sempre stato io quello che si è fatto più male.
Lo ammetto mi sono sempre stancato a un certo punto, e poi puntualmente pentito. Ancora penso alla mia ragazza dei vent’anni e quando l’ho rivista qualche mese fa ho provato una forte emozione. Lei mi ha sorriso, alzando gli occhi al cielo e la avrei presa tra le braccia per baciarla e sentire il suo profumo. Sarei sembrato un matto e ho evitato, ma la notte ho sognato che facevano l’amore sulla spiaggia come tanto tempo fa. Anche lei ho lasciato dopo 3 anni intensi, solo io e lei, senza permettere al mondo di entrare nella nostra stanza.
In questa ricerca dell’amore e della compagna “perfetta”, ho detto due volte “Sì” e poi sono andato a convivere con una mia collega. Con lei ho tagliato il traguardo dei cinque anni, un record assoluto. La noia, la paura di rimanere incastrato in un rapporto “piatto” mi hanno fatto abbandonare la presa e la casa, anche questa volta. Oggi, che sento l’età avanzare inesorabile vedo i miei amici che hanno resistito alle intemperie e alle difficoltà delle relazioni sentimentali e provo qualche rimpianto e un po’ di invidia. Vorrei avere anche io qualcuno accanto con cui ricordare il tempo che è stato e immaginare quello che sarà. Non ho avuto figli e non sono un rimpianto, ma lo è non avere una dimensione familiare, una “casa” che non sia abitata solo da me e dal mio gatto, ma da qualcuno che la mattina ti dice buongiorno e la sera si addormenti con me sul divano davanti a un film.
Ho sempre scelto le emozioni forti e oggi vorrei la dolcezza di un sentimento che non faccia vibrare, ma ti accarezzi dolcemente. È come se la sofferenza che ho impartito e che mi sono imposto oggi torni a tormentarmi, portandomi nostalgia ma anche amarezza. Non sono stato capace di coltivare, di cogliere, il senso autentico dell’amore. Che forse non sta nella passione più esaltante ma in uno scambio sensuale e lento, senza scossoni e senza apici. Sono solo un vecchio lamentoso o invece, cara Maria, trovi che le cose che ti sto confidando siano frutto di una reale conversione, di un desiderio intimo e autentico? Ho ancora tempo per riparare agli errori e sperare ancora in un amore che sia per sempre?
Aldo
Risposta
“C’è qualcosa di più assurdo dell’amore? Se lo godiamo fino all’ultimo, subito ce ne stanchiamo, disgustiamo; se lo teniamo alto per ricordarlo senza rimorsi, un giorno rimpiangeremo la nostra sciocchezza e viltà di non avere osato. L’amore non chiede che di diventare abitudine, vita in comune, una carne sola di due, e, appena è tale, è morto. A pensarci, si viene matti! È inutile, l’amore è vita e la vita non vuole ragionamenti”. Parole di Cesare Pavese, caro Aldo, scritte nel 1932 in una lettera d’amore. Mi sono tornate in mente leggendo la tua “confessione” piena di dubbi, rimpianti e anche consapevolezza di non essere stato in grado di portare l’amore in una dimensione di rapporto a due. Prima di tutto vorrei dirti che a 64 anni non sei vecchio, probabilmente ti senti tale, o vuoi sentirti tale per darti ancora delle scuse nel non essere in grado di renderti felice. Un po’ narcisista forse lo sei, ma non ti conosco e non mi va di avallare questa etichetta che ti sei dato. Certamente dici cose che poi non fai. Vuoi un amore “lento” adesso ma per tutta la vita non hai dato chance a te stesso di provarci. Credi che adesso sarebbe diverso o invece si ripeterebbe il solito film con te che ti convinci di non essere in grado di reggere nessuna relazione che non sia epica, almeno a letto?
Le relazioni che durano non si basano solo su emozioni forti, ma anche, e soprattutto, su emozioni deboli. Su una routine fatta di consuetudine e certezze ancorate a fondamenta dove sono conservati i ricordi dei battiti del cuore e della potenza della chimica. Tu non hai mai permesso a quelle fondamenta di sorreggere una “casa”, un luogo del cuore dove sentirsi protetti e dove portare avanti un progetto a due. Oggi pensi che sarebbe diverso? O invece vuoi accanto a te una “badante” che ti accompagni nel prossimo capitolo della vita? Scusa se sono un po’ ruvida nel dirti quello che penso, ma credo che ci sia già tu a darti abbastanza scuse e attenuanti in questa operazione “cambiamento”. Detto questo, provaci, ma sii onesto con te stesso e con la persona che incontrerai. Buona fortuna.
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